Diritto e Tecnologia

Nuove accuse contro Yahoo!

di Annarita Gili

14

Mar

2002

Un'organizzazione francese che si occupa delle vittime dell'olocausto, ha querelato la società americana Yahoo! per aver continuato a permettere che venissero venduti su un suo sito oggetti nazisti, nonostante la precedente condanna di un tribunale civile. Il giudice penale ha riconosciuto la propria competenza in materia

Il 7 maggio 2002 Tim Koogle, l'ex presidente della società americana Yahoo Inc sarà giudicato da un tribunale francese, per il delitto di apologia di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità.

Il 26 febbraio scorso, infatti, il Tribunal correctionnel di Parigi si è dichiarato competente a giudicarlo, in base al principio che, anche se nessuna norma individua il tribunale competente e la legge applicabile ai delitti a mezzo stampa commessi via Internet, si deve, però, ritenere che qualora il reato sia stato commesso in territorio francese - nel caso di specie, la percezione dei messaggi a contenuto illecito è avvenuta anche in territorio francese - il giudice penale deve sempre affermare la propria competenza.

La vicenda che vede coinvolta Yahoo! è piuttosto complessa. Il 20 novembre del 2000, al termine di un processo civile, il giudice Jean-Jacques Gomez aveva condannato la società americana per aver permesso che fossero messi in vendita sul suo sito Yahoo Auctions! migliaia di oggetti nazisti, e le aveva ingiunto di predisporre, entro tre mesi - stabilendo una sanzione di 15.200 euro per ogni giorno di ritardo - un sistema di filtro per l'accesso degli internauti francesi alle offerte proposte.

L'organizzazione "Amicale des déportés d'Auschwitz et des camps de haute Silésie" ha, poi, intentato l'attuale azione penale, dopo aver riscontrato che, nonostante l'esito del processo civile, gli oggetti contestati continuavano ad essere venditi sul sito della società.
Il "Consistoire israélite de France" e il "Mouvement pour l'amitié entre les peuples" (MRAP) si sono costituiti parte civile.

Attualmente Yahoo! ha provveduto a eliminare dai propri siti qualunque offerta di vendita di oggetti d'ispirazione nazista e Tim Koogle non è neppure più presidente della società.

Il tribunale francese ha, però, ritenuto di dover comunque celebrare il processo, anche in considerazione del fatto che la querelante ha fornito una prova inconfutabile del ritardo con cui la società ha provveduto a porre in essere quanto stabilito dal giudice civile e, quindi, della responsabilità dell'allora presidente, che aveva giustificato il mancato rispetto delle disposizioni della sentenza in base a presunte necessità di riorientare la strategia commerciale del portale.

La società americana rischia fino a 50.000 franchi di ammenda, ma l'intento dell'organizzazione Amicale è piuttosto quello di ottenere una condanna morale della compagnia, al fine di scoraggiare l'ulteriore diffondersi di contenuti razzisti e antisemiti online.