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Una firma per fine anno

23 Dicembre 2013

Una firma per fine anno

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Perché non rispettare il principio dell'open by default nei confronti dei dati relativi ai beni culturali italiani? Chiediamolo al ministro.

Mi sono sempre occupato di quella che impropriamente viene chiamata proprietà intellettuale e di come aprirne maggiormente le maglie, per creare un ecosistema di informazione e contenuti liberamente riutilizzabili e ridistribuibili.

Tuttavia solo dopo un bel po’ di anni ho scoperto come in alcuni casi far leva sulla proprietà intellettuale nelle sue diverse articolazioni (diritto d’autore, diritti connessi, brevetti, design eccetera) non sia sufficiente. A volte infatti, a rompere le uova nel paniere dell’openness ci si mette il diritto amministrativo, con norme che incidono pesantemente sulla possibilità di condivisione di informazioni e contenuti creativi i quali, dal punto di vista della semplice proprietà intellettuale, sarebbero già completamente liberi, cioè già rientranti nel pubblico dominio.

È proprio il caso della legislazione in materia di beni culturali, che appunto attiene all’ambito del diritto amministrativo e non della proprietà intellettuale e in Italia si mette spesso di traverso aggiungendo vincoli e limitazioni al riuso di contenuti di pubblico dominio, invocando un non ben precisato interesse pubblico di tutela.

La prima volta che ne sentii parlare fu qualche mese fa nella lista di Creative Commons Italia, in una discussione sulla possibilità di riutilizzare secondo il principio dell’open by default i dati di rilevazioni archeologiche compiute da enti pubblici. Ora scopro che nei giorni scorsi Open Knowledge Foundation Italia ha lanciato un’iniziativa proprio per chiedere un intervento legislativo di chiarimento della situazione. Il progetto fa capo al sito web BeniCulturaliAperti.it e lì si trovano tutte le informazioni fondamentali, tra cui una serie di ben nove emendamenti già confezionati da sottoporre quanto prima al ministro Bray.

Siamo convinti che il potenziale conoscitivo del nostro Patrimonio artistico sarà amplificato proprio grazie alla semplificazione  e al riuso dei dati delle nostre opere d’arte, incoraggiandone la conservazione e la visita. Riteniamo anche che un’accessibilità diretta ai dati digitali sia fondamentale per far conoscere opere meno note e per tutelarne la conservazione; allo stesso tempo tali emendamenti favorirebbero la digitalizzazione delle opere dal momento che poi i dati sarebbero a disposizione di tutti e riusabili facilmente.

Questo si legge nella lettera aperta al ministro pubblicata sul sito, documento in cui si riassume il senso dell’iniziativa. Tra l’altro il sito non ha solo funzione divulgativa, ma mira anche alla concreta raccolta di firme affinché il progetto risulti politicamente più persuasivo. I tempi sono stretti (si parla di chiudere le adesioni con il 31 dicembre): quindi affrettatevi. Io ho già firmato.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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