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E-learning nelle università: progresso o regresso?

09 Ottobre 2003

E-learning nelle università: progresso o regresso?

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Considerazioni a margine del convegno "quale futuro per la formazione a distanza nell'Università di Torino?"

Recentemente il CISI (Centro Interstrutture di Servizi Informatici e Telematici per le Facoltà Umanistiche dell’Università di Torino) ha organizzato un convegno sul tema dell’e-learning nelle università alla luce del decreto Moratti-Stanca, dal titolo “Quale futuro per la formazione a distanza nell’Università di Torino?”

Questa manifestazione è stata l’occasione per riflettere sulla situazione attuale relativamente alla formazione a distanza nelle università italiane e per valutare verso quali orizzonti si stia muovendo l’Accademia. Il decreto Moratti-Stanca, però, non è stato che marginalmente preso in considerazione. Al convegno hanno parlato alcuni personaggi di spicco del panorama quali Gallino, Colorni e Trentin seguiti da una serie di esperienze pratiche di e-learning nell’Università di Torino.

E-learning: ma quanto ci costi…

L’intervento più stimolante tra quelli introduttivi è stato quello di Colorni, forte di diverse esperienze di rilievo legate al Politecnico di Milano e in particolare alla laurea online in Ingegneria Informatica. Colorni ha parlato chiaramente dei costi dell’e-learning stimando complessivamente in 2-3 milioni di euro il fabbisogno necessario per far partire l’iniziativa Laureaonline.it: è evidente che in questo caso si tratta di mettere online non un corso, ma un armonizzato gruppo di insegnamenti che portano a una laurea.

Sfatato comunque il mito che la formazione a distanza sia economica, anche da altri interventi (Trentin ha definito “leggenda metropolitana” l’economicità dell’e-learning), si è poi provveduto a mostrare come anche l’attualmente di moda approccio blended sia estremamente oneroso in rapporto ai risultati (comunque positivi) che sottintende, in termini di apprendimento e sviluppo di comunità anche spontanee di pratica.

Un panorama disomogeneo

Le esperienze presentate successivamente mostrano un panorama disomogeneo in cui alcuni possono godere di expertise e finanziamenti adeguati, mentre la maggior parte si adatta ad un approccio artigianale al tema della FaD e cerca di ottenere risultati sufficienti da sforzi poco strutturati e mal finanziati: il borsista delle 150 ore in questo caso assume un ruolo fondamentale, così come il tempo non retribuito che il docente dedica al trasferire e “tradurre” i contenuti che eroga tradizionalmente in aula in materiale didattico fruibile dai discenti via internet.

Tre dubbi per il futuro dell’e-learning nelle Università Italiane

Sottintese restano tre constatazioni. La prima è relativa alla presenza di docenti durante il convegno, praticamente nulla fatta eccezione per quelli che erano a loro volta relatori: quante generazioni di docenti dovranno passare prima che l’Università sia performante sul tema dell’insegnamento a distanza e quindi quali Università sapranno prima delle altre guadagnare il vantaggio competitivo dell’esperienza in un panorama accademico sempre più concorrenziale?

La seconda constatazione è legata alla possibilità di collegare la capacità di produzione dei contenuti dei corsi ai docenti titolari della cattedra senza che questi subordinino la produzione o l’erogazione degli stessi ai loro assistenti come è pratica abbastanza diffusa già nel tradizionale. Il rischio conseguente è che la qualità del momento formativo decada ancora di più e che le legioni di nuovi laureati siano sempre meno “dotti”.

La terza constatazione è relativa alla piattaforma per l’erogazione della formazione a distanza. L’allegato tecnico al decreto Moratti-Stanca è preciso e non è scontato rispettare la serie di attributi che derivano dallo stesso. Le Università italiane attive nell’e-learning hanno adottato svariate
soluzioni, presenti sul mercato (First Class, Lotus, Docent, Blackboard, Saba, TILS, Giunti Lab, Sfera…) o si sono impegnate nello sviluppo di piattaforme open source già esistenti come Spaghetti Learning o come quella “autoctona” dell’Università di Urbino. Molte di queste piattaforme, per scelta o per necessità, non rispondono ai criteri fissati nell’allegato, e quindi è difficile pensare che le Università stesse rinunceranno ad investimenti presenti e futuri fatti come singole o come consorzi.

Probabilmente si arriverà ad un compromesso all’italiana per cui le Università acquisteranno le piattaforme “compliant” e continueranno ad erogare come le vecchie.

Conclusioni

Alcune sensazioni a pelle per concludere. Il convegno pur organizzato con evidente impegno e buona volontà lascia allo spettatore un quadro di incompiutezza, frammentarietà e precarietà che coinvolge in primis le due anime e-learning dell’Università di Torino (FAD-CISI e FAR), che, pare di comprendere, assorbano fondi ed energie per fare più o meno le stesse cose quando si potrebbe agire sinergicamente e far confluire quelli che sono attualmente progetti a compartimento stagno in un unico comune esperimento formativo.

L’Università nel suo insieme non riesce a garantire inoltre ai propri docenti un’adeguata formazione o strumentazione informatica. Diversi docenti hanno competenze informatiche non adeguate, non possiedono un pc in ufficio e nemmeno uno “personale”. Un approccio come quello dell’e-learning impone ai docenti di essere consapevoli dei pregi e limiti di strumenti che non conoscono come dovrebbero, e che sono il più delle volte visti come ostacoli al mantenimento dello “status quo”. In questo quadro mediamente ostile l’e-learning è un fattore, un gioco “per iniziati” siano essi i docenti che vanno ben oltre le loro competenze per fornire un servizio decente, siano essi gli studenti che comunque ai contenuti on-line devono accedere (fatto questo non così immediato), e che sovente arrivano al corso FaD assolutamente impreparati ad adoperare mezzi informatici, ad utilizzare la Rete, ad aggiornare hardware e software qualora se ne presentasse la necessità.

E allora ben vengano coloro che hanno investito nella formazione del personale docente sulla strutturazione di materiali per la FaD, con un evidente miglioramento non solo dei contenuti (aggregati, destrutturati e ricostruiti), ma anche della formazione in presenza degli stessi docenti. E un augurio all’Università di Torino perché le iniziative si incanalino in un unico sforzo congiunto e sinergico, strutturale e condiviso dall’ente erogatore e dall’utenza finale.

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