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Di libri e di startup

14 Novembre 2014

Di libri e di startup

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Non c'è sempre bisogno di andare in California per conoscere startupper e giovani innovatori. A volte basta rimanere a casa.

Nei giorni scorsi ho avuto modo di scambiare due parole con Emanuela Furiosi, classe 1989, lodigiana come me, ma soprattutto fondatrice di Bookabook: la prima piattaforma di crowdfunding in Italia specificamente dedicata ai libri.

Conosco Emanuela perché frequentava il mio stesso liceo e in fondo perché la nostra città è un piccolo borgo, dove è facile che tutti abbiano qualche conoscenza in comune; qualche anno fa avevo anche scoperto che, dopo il liceo, si era iscritta alla facoltà di giurisprudenza di Milano Statale (dove ho avuto modo di tenere qualche lezione). Ma è stato grazie ai social network che ho notato, con piacevole sorpresa, che lei era molto attenta ai temi della comunicazione web e dell’editoria elettronica.

Ad aprile ho visto tra i suoi post il lancio di Bookabook e le ho chiesto subito udienza, per sapere qualche retroscena sul progetto. Il tema del crowdfunding in ambito editoriale mi incuriosisce non poco e mi tocca da vicino, visto che l’anno scorso avevo sperimentato anch’io una campagna per uno dei miei libri. In queste settimane è stata lanciata la nuova e più definitiva versione del sito e finalmente abbiamo trovato un momento di tranquillità per incontrarci faccia a faccia di fronte a una birra.

Emanuela mi ha raccontato innanzitutto che, come se non bastassero i suoi impegni da startupper (definizione che in realtà non ama molto) e il praticantato presso l’Avvocatura dello Stato, ha da poco ottenuto una borsa di dottorato nell’ambito del diritto amministrativo. Il suo commento:

Spero possa essermi utile per crearmi contatti anche in ambito accademico e soprattutto per fare una significativa esperienza all’estero.

Del progetto Bookabook mi ha spiegato che attualmente coinvolge quattro soci: oltre a lei, il fondatore Tomaso Greco (docente di sociologia della pubblica amministrazione all’Università dell’Insubria e autore per Huffington Post), Marco Vigevani (titolare di un’omonina agenzia letteraria) e Claire Sabatié Garat (di origine francese, esperta di editoria e anch’essa collaboratrice dell’agenzia di Vigevani).

A prendere l’iniziativa è stato Tomaso Greco circa un anno fa e io mi sono unita quasi subito al progetto, quando ero nel pieno della scrittura della tesi. Poi si sono aggiunti gli altri due soci.

Abbiamo iniziato con la narrativa, di recente ci siamo aperti al mondo dei fumetti e in futuro probabilmente faremo un passo anche verso la saggistica.

Il progetto sta andando benone e ha già ottenuto alcuni riconoscimenti, come il terzo posto in una classifica pubblicata su Wired di maggio delle startup innovative più promettenti in Italia e la possibilità di essere tra le poche realtà del Belpaese ad utilizzare la beta italiana di Stripe.

PayPal non faceva per noi e subito abbiamo cercato un’alternativa per avere un mezzo di pagamento online agile e affidabile. Abbiamo saputo dell’intenzione di Stripe di sbarcare in Italia con una versione beta riservata ad alcuni soggetti, abbiamo inviato un’email e ci hanno subito risposto positivamente.

La piattaforma ha anche funzioni social che permettono di interagire direttamente con gli autori dei libri. Per ora è solo in italiano e auspico che possa arrivare presto un ampliamento del pubblico potenziale.

Ad ogni modo, tutti i dettagli sul funzionamento di Bookabook (sia lato autori sia lato lettori/sostenitori) sono chiaramente presentati sul sito. Se invece volete incontrare di persona Tomaso, Emanuela e gli altri, l’appuntamento è per la prossima settimana a BookCity Milano dove, tra le varie cose, si parlerà anche di cultura e libri al tempo dei social network.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribution – Share Alike 4.0.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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