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Dal blog al Digital Lifestyle Aggregator

04 Gennaio 2007

Dal blog al Digital Lifestyle Aggregator

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Nodo in una rete sociale, il sito personale sta diventando un aggregatore di identità e di modalità di espressione del proprio autore. Le nuove esigenze mettono in discussione architetture e funzionalità consolidate

In principio era il blog. Già nel 1994 nascevano i primi open diary, e solo quattro anni dopo veniva coniato il fortunato neologismo. Nel corso di una crescita costante ed esplosiva, il personal medium si è continuamente trasformato ed evoluto insieme alla rete sociale.

Nella rete sociale ogni applicazione è per natura aperta; tutto quello che viene pubblicato dagli utenti può essere liberamente condiviso e utilizzato in altri contesti. Ecco allora che il blog, da semplice pagina aggiornata dinamicamente, inizia ad attirare a sé altri contenuti che definiscono l’identità di chi lo scrive. Le foto di Flickr e i segnalibri di del.icio.us sono un esempio abbastanza evidente di questo fenomeno, che raggiunge il suo apice con gli strumenti per la gestione dei lifestream: si tratta di piccole applicazioni che, attraverso l’interazione con cellulari e instant messenger, generano un flusso di micronotizie che comunicano le attività di una persona momento per momento. Esempio di questo genere di prodotto è Twitter, che ha iniziato a suscitare parecchio interesse nella blogosfera italiana durante le feste natalizie. Ovviamente questo flusso può essere inserito nel blog, garantendo una presenza costante dell’individuo in Rete e rafforzandone l’identità.

Il blog si trasforma così in una pagina che contiene non solo i post, ma l’intera identità digitale di una persona, espressa dai suoi interessi, da istanti fermati in una fotografia, fino ad arrivare all’hourly me rappresentato dal lifestream. Un Digital Lifestyle Aggregator, come si comincia a dire Oltreoceano (e l’immagine in alto è tratta dalla presentazione di PeopleAggregator, prima applicazione nata in questa logica). È chiaro che a questo punto, come afferma Giuseppe Granieri nel saggio La società digitale, chi non ha un blog ha un’identità più debole in Rete poiché, se le informazioni correlate all’individuo vivono spezzettate in un numero indefinito di siti e non esiste un centro che le aggreghi, diventa difficile ricostruire un’immagine chiara della sua personalità e del suo stile di vita. È importante però notare come questi contenuti non siano solo convergenti verso il blog, ma costituiscano anche un’occasione per utilizzare la pagina come punto di partenza per visitare i siti cui fanno riferimento, innescando uno di quei meccanismi win-win che sono tipici della cultura della Rete sociale.

La sempre maggiore diffusione dei feed Rss, indispensabile per mantenere i contatti con un gran numero di persone in maniera efficiente, ha posto però un nuovo problema che è insieme tecnologico e di senso: quello che un utente legge attraverso il feed reader è solo una parte del blog in cui vengono meno la grafica e tutte le informazioni di contesto. L’identità è di nuovo frammentata e dispersa tra le applicazioni sociali; inoltre l’omogeneità grafica dei post nel feed reader spoglia il testo dai significati legati all’impostazione grafica e concettuale della pagina web. Anche per questo motivo nascono servizi come FeedBurner, che si preoccupa di migliorare il feed aggregando le informazioni provenienti dagli account Flickr e Del.icio.us. In misura ancora maggiore, xFruits permette non solo la costruzione di feed aggregati a partire da qualsiasi fonte Rss, ma anche la ripubblicazione in formati alternativi a Rss; in questo modo il feed può mutare ed essere veicolato attraverso un gran numero di mezzi: posta elettronica, file in formato Pdf, telefoni cellulari e piccoli siti di riepilogo. Il contesto è così salvo, o quasi: manca sempre la struttura grafica del blog, e risulta comunque difficile tenere sotto controllo i commenti ai vari post.

Proprio quello dei commenti è un punto molto dibattuto riguardo alle continue trasformazioni del medium; per esempio, qualcuno sostiene che la lettura dei blog attraverso i feed Rss abbia un effetto negativo sulla conversazione: il rischio è di diventare avidi di informazioni, ma pigri nel commentare. Anche l’utilizzo di strumenti come CoComment, che permettono di aggregare tutti i commenti e le relative risposte in un’unica pagina accessibile anche via Rss, può non essere abbastanza per arginare la tendenza. In realtà è possibile che la discussione si stia spostando dall’area dei commenti alle pagine dei blog; di solito, chi legge i post attraverso un feed reader, è un utente sufficientemente esperto, e possiede un proprio blog. È probabile allora che la risposta nasca in forma di nuovo articolo, in modo da poter approfondire e ottenere maggiore visibilità rispetto all’angusta area dei commenti. Ma come tenere traccia di queste conversazioni orizzontali? Come evitare che non si riducano a una moltitudine frammentata di piccoli monologhi che impediscono di seguire lo svolgersi della discussione?

Un primo strumento introdotto per aggregare anche i post correlati è stao il trackback: la difficoltà d’uso, la sua mancata implementazione nelle piattaforme di blog più conosciute e una certa ritrosia nel suo utilizzo ne ha però impedito una diffusione capillare. Ora ci prova Technorati, il più importante motore di ricerca per blog, che ha recentemente messo a disposizione degli utenti il servizio Blog Reactions, grazie al quale è possibile inserire un piccolo widget al termine di ogni post per indicare il numero di link in entrata per quel particolare articolo. Un clic sul link fornito da Technorati è sufficiente per vedere tutti gli articoli referenti e avere un colpo d’occhio sulla discussione generata. L’iniziativa di Technorati non è il segnale di un declino del sistema dei commenti, ma di certo la discussione tra post ha assunto un’importanza maggiore rispetto al passato, anche perché favorisce un meccanismo di bridging, ovvero di collegamento tra nodi della rete che magari non si conoscono e non condividono lo stesso patrimonio culturale e sociale.

Su questa dinamica, contrapposta al bonding, che invece è il legame chiuso tra individui molto simili tra loro, si è discusso molto (e si continua a discutere) soprattutto in relazione al tema del blogroll. La lista dei blog segnalati dovrebbe essere l’occasione per creare percorsi all’esterno della pagina personale, e per cercare di indirizzare le persone verso nuovi punti di vista; spesso però accade che il blogroll non venga aggiornato, o che accumuli un numero enorme di link, diminuendone il significato. Questo fenomeno, visto in chiave più ampia nell’intera sfera delle conversazioni, potrebbe causare una certa cristallizzazione nei gruppi di blogger, e favorire poco l’apertura verso l’esterno. Le proposte di cambiamento sono moltissime, e risulta difficile trovare una strada ideale. Qualcuno ha deciso di eliminare completamente il blogroll, favorendo i link all’interno dei post, i quali garantiscono maggiore dinamismo e ricambio. Altri hanno pensato di collegare il blogroll al file Opml dell’aggregatore di feed, in modo da poterlo aggiornare dinamicamente. La discussione sui link non è un fenomeno isolato, ma appare come parte di un cambiamento più esteso, stimolato da numerose forze che intervengono da e verso il blog.

Il sempre maggior numero di informazioni aggregate e la maggiore popolarità dei feed stanno infatti favorendo una discussione sull’architettura delle informazioni nel blog. La struttura a ordine cronologico inverso appare a qualcuno ormai inadeguata, in quanto perfetta replica di ciò che si legge attraverso il feed reader. Designer come Chris Pearson si sono chiesti se non sia giusto spingersi oltre, e ripensare l’intera struttura tenendo conto del fatto che la parte web del blog assume il significato di carta d’identità digitale, di una panoramica su chi scrive, piuttosto che di un sito di informazione. Ci si chiede allora se non sia meglio mettere in evidenza i post più rappresentativi, lasciando in secondo piano, o addirittura nascondendo, la scansione cronologica già coperta dal feed. Gli esperimenti in questo senso sono ancora timidi, e difficilmente stravolgono un’architettura delle informazioni consolidata; spesso poi suscitano forti reazioni opposte, come nel caso di Shaun Inman, che risponde alle idee di Pearson con un blog che fa del passare del tempo il tema principale di design.

Quale che sia la strada che verrà intrapresa, il blog continua a dimostrare la sua funzione di medium-laboratorio al cui interno nascono nuove idee e nuove tecnologie. E soprattutto continuano quelle conversazioni che sono il carburante della rete sociale.

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