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YouTube, la televisione rinasce dal basso

21 Novembre 2006

YouTube, la televisione rinasce dal basso

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La condivisione dei video è diventata così semplice da essere ormai sulla bocca di tutti. Ecco come funziona il servizio più popolare per la pubblicazione e la condivisione di clip personali

Nonostante gli alti e i bassi della cronaca recente non è ancora un servizio noto alla stragrande maggioranza delle persone, ma in meno di un anno dal suo lancio sul web YouTube è cresciuto in maniera esponenziale: oggi possiamo dire che il 60% dei video che si guardano online passano attraverso questo sito, e – stando alle statistiche ufficiali – che il sito “serve” ai visitatori (o sarebbe più adatto chiamarli spettatori?) 100 milioni di clip video al giorno e che al momento ogni giorno l’upload ammonta a più di 65.000 clip.

YouTube è il risultato finale di quello che già anni fa veniva prefigurato come videoblog o vlog (pochi ne avevano uno, e bisognava mettere le mani su parecchi settaggi e sul codice del proprio sito). Oggi tutti possiamo mostrare al mondo i nostri video con la stessa facilità con la quale blogghiamo o postiamo foto su Flickr. Se siamo dei maniaci della ripresa istantanea, YouTube è il nostro sito: è pieno di videoclip girati con cellulari, e del resto le modalità di visualizzazione privilegiano questo tipo di contenuti veloci e di qualità medio-bassa. Ma YouTube è fondamentale anche per chi produce corti più professionali, dato che un passaggio sul sito garantisce centinaia di accessi e contribuisce a far conoscere il proprio nome. Infine, YouTube è una pacchia anche per chi, semplicemente, cerca spezzoni televisivi, discorsi di politici, vecchie pubblicità, trailer, videoclip storici, sketch comici e quant’altro. Una miniera di intrattenimento breve (il limite di lunghezza dei clip è di 10 minuti) a disposizione di tutti, anche se le major hanno già cominciato a montare un nuovo caso Napster.

Iscriversi è semplicissimo: i dati da inserire sono veramente pochi, ed è sufficiente scegliersi uno user name e una password per incominciare ad utilizzare il servizio. I video sono comunque visibili anche da chi non è iscritto al sito, ma per commentare, inserire clip e interagire con il resto della community è necessario aprire un proprio profilo. Come la maggior parte delle applicazioni che hanno determinato il successo del web 2.0, YouTube ha un’interfaccia semplice e diretta, con un menu principale ben visibile in alto e i video più interessanti del giorno disponibili nella parte centrale della pagina. Sulla colonna di destra le iniziative particolari, i dati relativi al proprio profilo e una selezione dei gruppi e dei canali disponibili. Come è evidente da una prima occhiata, i video sono caratterizzati da un titolo, una descrizione e una serie di tag: proprio come per le foto in Flickr, i tag servono a cercare video interessanti e a definirli secondo le categorie scelte personalmente dall’utente. Ogni video ha poi il suo rating, gestito tramite l’universale sistema delle stelline.

Ciccando sul thumbnail corrispondente a un video, si entra nella pagina specifica. Il video parte da solo (è una piccola interfaccia Flash, con controlli intuitivi di volume, playback e la possibilità di andare a tutto schermo) e intorno all’oggetto principale troviamo tutto il corollario di commenti testuali, commenti video, clip in qualche modo collegati e statistiche varie – non ultima la possibilità di avere direttamente il codice Html utile per integrare il clip in un sito o un blog.

Nel menu principale di YouTube, accanto alla voce Video troviamo anche Channels, Groups e Categories. Si tratta di etichette che aiutano a trovare con più facilità i video. Le categorie sono quelle tradizionali che qualunque utente si potrebbe aspettare: intrattenimento, scienza, musica, clip personali, etc. I gruppi, analogamente all’esempio di Flickr, sono contenitori tematici di videoclip creati direttamente dagli utenti di YouTube, mentre i canali sono veri e propri flussi personali di clip realizzati da un singolo utente. Ogni utente, infatti, può decidere di avere un suo canale e personalizzarne l’aspetto grafico, in modo che altri utenti possano “abbonarsi” ed essere avvertiti ogni volta che il “produttore” inserisce un nuovo video. I canali, a loro volta, possono essere di diversi tipi (comici, musicali, cinematografici, politici). In questo marasma di file e di etichette, è possibile orientarsi anche con la Quicklist, una sorta di promemoria che ci permette di memorizzare i video che vorremmo vedere magari in un secondo momento (è sufficiente cliccare sul segno “+” in basso a sinistra sull’icona del video).

Per una questione legata a problemi di copyright, non è possibile scaricare sul proprio Pc i video di YouTube per rivederli con un qualsiasi player. In effetti, tra registrazioni di canali televisivi, spezzoni di film e videoclip musicali, YouTube non naviga in buonissime acque dal punto di vista legale. Fatte le dovute raccomandazioni, comunque, il modo di salvare i propri video preferiti c’è: esiste un add-on di Firefox chiamato Video Downloader (c’è anche il sito omonimo, adatto a chi non usa Firefox) che permette di scaricare i filmati in formato Flv, a sua volta poi convertibile in qualsiasi formato video, a patto di avere il codec giusto. Su questo fronte si è aperta un’aspra disputa tra i due produttori.

Un esempio di canale personale

Un esempio di canale personale

Quanto descritto sopra, per diventare un perfetto videodipendente da YouTube. Ma il divertimento, ovviamente, sta nel proporre agli altri le proprie creazioni. In questo caso, il menu da tenere sott’occhio è quello subito sotto al menu principale, dove si trovano le voci My Account, My Videos, My Favorites, My Friends, My Inbox, My Subscriptions, My Groups e My Channel. Il tutto è abbastanza intuitivo. Se le informazioni sull’account sembrano molte e un po’ disordinate, è perché in realtà comprendono in una singola pagina tutte le informazioni disponibili singolarmente nelle altre voci di menu. Una sorta di scorciatoia per accedere ai nostri video (quelli caricati da noi), ai video favoriti tra quelli visti sul sito, alla nostra lista di contatti (come in Flickr si può dividere tra contatti normali, amici e familiari), alla casella di posta personale di YouTube (per messaggi, commenti, inviti), alla lista di canali preferiti (e anche alla lista di YouTubers che si sono abbonati al nostro canale), alla lista di gruppi cui partecipiamo.

Per cominciare con il piede giusto, sarà bene caricare il nostro primo video (cliccando sulla voce Upload nel menu principale, in alto a destra). Nel primo step occorre inserire un titolo, una breve descrizione e una serie di tag, mentre nel secondo si seleziona il file da inviare a YouTube. Bisogna tener presente che di norma i video in formato DivX con risoluzione 320×240 sono quelli che poi rendono meglio nella conversione in Flash operata automaticamente da YouTube, e che il limite è di 10 minuti per la durata e di 100 MB per il peso del file. Di recente, è stata aggiunta una funzionalità interessante, dedicata all’upload dei video direttamente da cellulare: basta attivare un profilo “mobile” e viene assegnato un indirizzo di e-mail personalizzato cui inviare MMS dal proprio videofonino. Una volta caricato (ci vuole qualche minuto), il nostro video potrà comunque essere integrato di ulteriori informazioni, tag e così via. Ricordiamoci però di evitare contenuti illegali, pornografici o comunque sgradevoli e di proteggere la propria privacy non mostrando chiaramente la propria casa, la targa della propria macchina o simili (non si sa mai). In ogni caso i video caricati possono essere resi visibili solo da amici e familiari, e i commenti possono sempre essere moderati.

Una volta caricati uno o più video, il passo successivo è personalizzare il proprio canale. Non c’è nemmeno bisogno di crearlo, è già lì a nostra disposizione. Possiamo però dargli un nome, eventualmente inserire qualche informazione personale e scegliere la combinazione standard di colori più adeguata a noi (per i più esperti, si può anche in una certa misura personalizzare la grafica della pagina). Il canale diventerà la nostra home page su YouTube, una sorta di contenitore di tutti i nostri video cui gli altri utenti potranno abbonarsi, in modo da essere sempre pronti a commentare ogni nostra realizzazione.

Il discorso, evidentemente, vira sempre più sul “professionale”. Sicuramente c’è chi potrebbe approfittare dei vantaggi offerti da YouTube per proporre i propri cortometraggi, documentari, servizi giornalistici a un pubblico potenzialmente infinito. Ecco perché, da pochi mesi, è nato il Director Program. Si tratta di un diverso tipo di account (sempre e comunque gratuito) che permette sostanzialmente di caricare video più lunghi di 10 minuti e di assegnare Url fisse a ogni singolo video. Questo facilita l’autopromozione per tutti coloro che fanno della produzione video se non una professione, almeno un hobby seriamente praticato. Chiaramente, questo tipo di iscrizione prevede la lettura di un lungo Director Agreement che è meglio non prendere sottogamba, visti le attuali implicazioni legali.

La YouTube mania, insomma, prende sempre più piede: difficile non salire sul carrozzone o almeno fare un timido tentativo. Anche perché – pur con l’handicap della bassa qualità – si tratta di televisione condivisa e diffusa (quando non direttamente autoprodotta), il che non è poco in un mondo (quello dell’etere e del cavo) sempre più ingessato.

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