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Vivendi trascina in tribunale Bertelsmann: il contendere è sempre Napster

14 Maggio 2003

Vivendi trascina in tribunale Bertelsmann: il contendere è sempre Napster

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Le case discografiche oltre a portare guerra fin nelle case degli utenti del P2P, si scannano tra di loro. Universal Music Group (UMG) ha fatto causa contro il gruppo tedesco Bertelsmann.

Il motivo per il quale hanno scomodato un tribunale di New York è il sostegno dato dal gruppo tedesco a Napster, una ferita che, sembra, non si voglia chiudere nel mondo dell’industria musicale e che si sta trasformando in faida.

Secondo UMG, i tedeschi con l’operazione di sostegno hanno accumulato profitti illegali.
“Bertelsmann non è stato un investitore passivo di Napster – scrive in un comunicato dai toni accesi e persecutori la filiale di Vivendi Universal – ma ha preso il controllo del sistema Napster per approfittarne finanziariamente a scapito della Universal e dei suoi artisti”.

Il testo della accusa depositato in tribunale parla di Bertelsmann che ha investito “più di 85 milioni di dollari in Napster per mantenere in vita il servizio di trasgressione operando in violazione della legge”.
Dunque, quello che il gruppo tedesco ha definito un “prestito” non era altro, in realtà, che il suo “primo versamento per l’acquisizione di Napster”, aggiunge UMG.

UMG, però, non è da sola nel trascinare in tribunale il gruppo rivale. È riuscita a raccogliere intorno al suo proposito un gruppo di compositori e di editori indipendenti che avevano intentato un’azione simile sempre contro il gruppo tedesco.

“Mentre BMG (etichetta del gruppo Bertelsmann. Ndr) si dedicava a protestare contro i crimini di Napster – continua la richiesta di imputazione presentata dalla UMG e riportata dalla France Presse – la casa madre Bertelsmann prefigurava segretamente uno schema per prendere il controllo di Napster nel suo interesse”.

Facciamo un po’ di conti adesso. Se UMG vincesse la causa contro Bertelsmann, secondo quanto dispone la legge americana sul diritto d’autore, potrebbe esigere 150 mila dollari di risarcimento per ogni opera copiata illegalmente.

In questo caso metterebbe alle corde il concorrente, già in crisi finanziaria e con cessioni di importanti settori per ripianare i debiti. Un colpo così, sarebbe insopportabile per le tasche del gruppo tedesco.

Quindi, è legittimo il sospetto che questa sia una guerra di convenienza e non di principio: si mira su un punto, ma l’obiettivo è ben altro.

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