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Veto: cinque

02 Maggio 2012

Veto: cinque

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Il progresso del web dipende dalla disponibilità di valide alternative per la navigazione. E tutti possiamo fare la nostra parte.

Lo scorso febbraio, Chrome è diventato il browser più diffuso in Italia!. Nessuna rilevazione sul grado di popolarità di un browser si basa su un campione statistico rappresentativo dunque, nella realtà dei fatti, quanto riportiamo potrebbe essere ancora di là da venire se prendessimo in esame un altro osservatore.

Tuttavia non sono i numeri assoluti ad avere importanza. Ciò che conta è il trend ed è innegabile l’ascesa di Google Chrome a dispetto di Internet Explorer e Firefox. Safari ovviamente cresce trainato dal successo inarrestabile dei prodotti della casa di Cupertino. Tralascio qui Opera che, pur essendo un browser ottimo sotto diversi punti di vista, nel Belpaese tende asintotticamente allo zero (sob).

Statcounter

La certificazione di un sorpasso: Chrome supera Internet Explorer (fonte StatCounter).

Microsoft paga anche il prezzo di un ciclo di vita dei propri browser così lungo da gettare nello sconforto parecchi web developer, tanto da richiedere in alcuni casi una vera e propria epopea per la soppressione di una particolare versione e dall’altro lato paga dazio per un approccio verso gli standard che in passato poteva essere tacciato di sufficienza (penso che oggi non sia più così e IE10 è una dimostrazione concreta di questo cambiamento).

Tuttavia, più che un’analisi ragionata di questi trend, mi interessa far notare quanto sia pericoloso slittare da un predominio (Microsoft) ad un altro (Google) e non tanto per la demonizzazione dell’una o dell’altra azienda – pratica diffusa quanto sterile – quanto perché il web ha tutto da perdere da questo scenario. Uno dei motivi per cui la specifica HTML5 ha avuto, finora, successo è per la politica One Vendor, One Veto:

The veto isn’t a power that we grant browsers, it’s a right that they earn on their own by virtue of having users. The minimum market share for a veto is somewhere around 1%.

Immaginate cosa sarebbe potuto accadere se avessimo avuto due, o peggio solo un attore sopra quella soglia.

I cinque browser che ho citato sopra sono quelli che godono di una fetta di mercato globale, seppur calcolata con i limiti del caso, superiore all’uno percento. Diamo un contributo affinché Opera non scompaia, almeno in Italia.

Firefox è un software di una bellezza inaudita, l’etichetta di browser gli sta stretta. Il Chief Technology Officer (CTO) di Opera è Håkon Wium Lie, l’ideatore dei fogli di stile. L’analoga posizione in Mozilla Foundation è ricoperta da Brendan Eich (creatore di JavaScript). Dietro questi browser ci sono persone che hanno dato tanto al web di oggi. Iniziamo a restituirgli qualcosa: installiamo i loro browser e proviamo ad utilizzarli. Non costa nulla!

L'autore

  • Gabriele Gigliotti
    Gabriele Gigliotti, ha maturato una grande esperienza nella programmazione Java e da quasi vent'anni studia e scrive libri sulle tecnologie web, dedicandosi in particolare all'insegnamento del linguaggio HTML.

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