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Un Cyber Kiwi in 3D

26 Novembre 2001

Un Cyber Kiwi in 3D

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Continua il report del Giro del Mondo, con una tappa nella terra che simpaticamente gli anglosassoni definiscono Down Under, quelli che vivono "a testa in giù": l'Australia e la Nuova Zelanda

Gli abitanti del continente australiano e coloro che vivono nella nazione agli antipodi dell’Italia, in Nuova Zelanda, sono tra i più assidui frequentatori della Rete con una percentuale di utilizzatori che, secondo recentissimi dati della NUA, ha raggiunto rispettivamente il 53 e il 46 per cento della popolazione. Per la gioia dei precursori dell’Internet moderna, va ricordato che uno dei primi e diffusissimi software (shareware) per la connessione alla Rete in modalità dial-up, fu proprio scritto da un Australiano: Peter R. Tattam, alla fine del 1993. Prima dell’avvento del software di connessione remota, oggi presente di default sui nostri PC, si era soliti scaricare e lanciare un programmino chiamato Trumpet Winsock, al quale seguiva il lancio di Mosaic o Netscape 1.0. Eravamp alla fine del 1994.

Tornando alla tappa nella terra dei Kiwi, mi accoglie una sorpresa gradita fin dall’arrivo presso l’albergo in Auckland, la città più popolosa della Nuova Zelanda: accanto al televisore, nella mia camera, troneggia solenne una tastiera wireless, con la dicitura “Internet on the Room TV”.

Considerando che da queste parti è pratica comune rendere disponibile ai propri ospiti tale tecnologia, la vera sorpresa consiste nella velocità con cui dalla mia stanza riesco a connettermi alla Rete, sicuramente superiore ai 128 Kbps.

Il concetto di WebTv non è assolutamente nuovo, anzi, rappresenta una delle principali modalità sperimentali adottate nel tempo per conquistare quel segmento di potenziali utilizzatori della Rete non disposto a utilizzare un Personal computer. Purtroppo, la maggior parte di tali esperimenti (e l’esperienza italiana non si è discostata da quella statunitense) non ha prodotto nel tempo i frutti sperati: uno dei principali motivi del fallimento è stato quello di voler offrire al grande pubblico una connessione a 28.8 kbps sul televisore di casa, troppo lenta rispetto allo zapping televisivo. L’esempio neozelandese indica chiaramente la via da seguire: una connessione veloce, una tastiera wireless e un televisore.

Anche in Nuova Zelanda, così come nella tappa di San Francisco, noto come l’utilizzo di Internet permei costantemente la vita di tutti i giorni. Il numero di Cyber Café presenti a Auckland è impressionante, così come stupisce il prezzo per potersi collegare alla Rete ad alta velocità, che in certi locali non supera i 3 dollari l’ora (circa 3.000 lire).

La presenza di una rilevante comunità giapponese connota i Cyber Café in modo particolare, trasformandoli in karaoke bar, dove accanto alla navigazione ordinaria risulta estremamente diffusa la moda dei MUD Online. Inoltre, dopo il disastro del nine-eleven, il turismo del mercato giapponese si è spostato dagli Stati Uniti verso Australia e Nuova Zelanda. Ne è la conferma Auckland uno dei principali punti di arrivo per il visitatore nipponico.

Ritornando a temi più tecnologici, è interessante soffermarsi su un fenomeno socio-culturale largamente diffuso nella maggior parte degli stati occidentali, ma assolutamente assente sul mercato Italiano. Il nome di questo fenomeno è IMAX.

Presso Auckland (circa un milione di abitanti), come in decine di grandi e piccole città del mondo occidentale, è presente un teatro IMAX. Si tratta di sale cinematografiche presso le quali si proiettano filmati ad altissima risoluzione (grazie a una particolare tecnologia che adotta pellicole da 70 millimetri) su schermo panoramico che in certi casi raggiunge le dimensioni di 40 metri di diagonale. La novità degli ultimi due o tre anni è data dalla presenza della tridimensionalità ottenuta grazie all’utilizzo di speciali caschi stereoscopici forniti agli spettatori.

Presso l’IMAX di Auckland è possibile assistere in anteprima, da qualche settimana, alla proiezione di “CyberWorld 3D “, una stupefacente opera digitale realizzata in collaborazione con Intel, che non ha nulla da invidiare ai recentissimi successi di “computer art” quali “Shrek” o “Final Fantasy”; con il valore aggiunto rappresentato dalla visione stereoscopica e su schermo gigante.

A quando queste meraviglie anche in Italia?

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