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Tutti pazzi per Internet

28 Febbraio 2000

Tutti pazzi per Internet

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L'informazione sulle homepage di tutti

È ormai indubbio che è definitivamente scoppiata la moda di Internet. Anche nel paese dei santi, dei navigatori e di qualcosa d’altro che non ricordo ormai più, la Rete ha conquistato i cuori e si è proposta alla ribalta delle scene piena di novità e di divertimento per le masse.

Fatto sta che a vedere dal numero di convegni, incontri, seminari, notizie televisive, comunicati stampa, libri, riviste, giornali, titoloni a nove colonne sui quotidiani nazionali, il Web è diventato quasi chiacchiera da paese. Me li vedo già i due vecchietti del felice paesino toscano parlare al bar dei risultati della Juve e dell’Inter, e fini qui nulla di strano, se non fosse che i risultati arrivano sul telefonino in tempo reale, schedina compresa.

Ma le cose cominciano a farsi ancora più interessanti se tra un bicchiere di vino e una partita a carte veniamo a scoprire che le famose carte sono rappresentate sullo schermo di un Pc e che i vecchietti fanno a gara con quelli del baretto del paese “nemico”, poco più in là, in sfrenate chat session via modem a 56,6 Kb con altrettanto sfrenate e bellissime “ammaliatrici” lontane (la terza età telematica sarà senza alcun dubbio uno spasso). Vere scene da film, se non fosse che a vedere dagli ultimi sviluppi della Rete sembra invece che proprio tanto tanto non ci stiamo allontanando.

Quella che stiamo vivendo in questi ultimi due anni è un’economia digitale completamente drogata visto che si assiste ormai quotidianamente a fenomeni di esaltazione delle capacità moltiplicative (in senso economico post-keynesiano) della Rete (si veda alla voce “borsa” sui maggiori “dizionari del digitale” di cui sono ricchi a puntate ormai molti quotidiani).

Mi chiedo se qualcuno di quelli che oggi parlano e tanto peggio scrivono di Internet come il nuovo Eldorado della finanza e della ricchezza si ricordano che solo poco più di un anno fa ci costringevano a sopportare parole e tanto peggio articoli su una Rete rappresentata come fosse un infimo covo di pedofili. Ma lasciamo anche la polemica a un altro articolo (però che smacco signori Catoni vedervi scrivere oggi bene e educatamente dei mirabolanti risultati di Tiscali, della Borsa e dei nuovi Guru della finanza telematica).

Molto più impressionante è però la quantità di informazioni, riguardanti il fenomeno Internet, dalle quali siamo letteralmente sommersi e ciò anche togliendo tutta l’informazione, diciamo pure “d’occasione”, quella cioè buttata dentro per esempio a una nuova “avventura editoriale” tanto per uscire in edicola con una (sempre nuova) rivista.

Tutti parlano di commercio elettronico, e-business, trading on line, portali e il più delle volte senza sapere davvero di cosa si sta parlando ma solo per affascinare un surfer invece sempre più disorientato non da Internet, dall’on line, ma dal mondo tradizionale, dal cosiddetto off line che tutto un tratto si è scoperto interessatissimo al fenomeno del momento.

Anche se scaviamo sotto le spanne di polvere e di banalità che in questo periodo vengono pubblicate e andiamo all’informazione vera, quella utile, sempre dieci passi più avanti in termini culturali, aperta al confronto, al dialogo, alla crescita ci accorgiamo di come sia enorme la quantità di materiale da processare come minimo ogni mese. Ormai leggo più letteratura americana in un mese di quanta ne abbia fin ora mai letta in vita mia in un anno e semplicemente perché le buoni informazioni disponibili si sono più che decuplicate.

Anche in questo caso tolta un po’ di banale fufa mi rimangono ogni mese da leggere almeno una decina di buone riviste e almeno tre o quattro buoni libri in lingua originale (Amazon è il peggior nemico della mia fidanzata e dell’Ikea che vede sempre rimandata la data della mia capitolazione tra cucine e salotti in legno).

Fatto sta che la parola d’ordine oggi per fare della rete un business vero e sonante (vedi alla voce “soldi” nei dizionari di cui sopra) non è più contenuto ma fruibilità dello stesso. E non siamo più, come nel lontano 1996 (in bit-time), a parlarci in quattro gatti di agenti intelligenti che selezionano per me contenuto utile e fruibile. Drammaticamente e stupendamente, nel giro di pochi anni persone in carne e ossa sono disponibili a fare questo per me, pena la perdita di tutto il loro business on line a vantaggio di chi lo farà al posto loro.

Se il marketing è personalizzazione del servizio, marketing della domanda e della soddisfazione, come ho sempre creduto opponendomi alla scuola italo-americana dell’offerta e abbracciando quella “nuova nata” con la Rete, allora siamo alla resa dei conti. Presto, ma davvero molto molto presto assisteremo alla disfatta dei portali, intesi come lo sono oggi e alla nascita delle informazioni fruibili pronte ad essere inviate su qualsiasi device sarà per me più comodo da utilizzare, da uno schermo, a un telefonino a un autoradio, alla lavatrice.

Ma la cosa bella, se nessuno finora ve lo ha detto, è che l’informazione fruita è per definizione utile, quindi personalizzata e soddisfacente. Quale migliore corsa all’oro, quale migliore seconda era di sviluppo della Rete.

Per quanto riguarda noi, se tutto andrà bene arriveremo al “dunque” del futuro, a futuro ormai avviato (da buoni italiani) o forse no, ma se più di tanto questa cosa non vi importa (come a me) andate in edicola e consolatevi con tutto il ben di Dio telemat-digitale che il mondo off line può offrirci. Stupendamente potremmo farlo ancora per poco.

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