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Tutte le strade, oggi, portano a Google

03 Novembre 2011

Tutte le strade, oggi, portano a Google

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Dalle mappe a due dimensioni fino alle ambientazioni tridimensionali raccolte dalle macchine di Mountain View in giro per il mondo, e poi indietro fino all'Impero romano

Vecchie suggestioni culturali tra Lotman e Eco cercavano di individuare delle costanti nelle strutture profonde simboliche del pensiero occidentale. Strutture culturali, enciclopediche, sia chiaro, come Eco stesso rimproverò a Levi-Strauss in una famosa polemica internazionale di quarantacinque anni fa. Mezzo secolo fa peraltro le discussioni accademiche o culturali duravano anni, visto che i canali della propagazione del meme erano i libri, le prefazioni dei libri, i convegni, gli atti dei convegni. Tutto lento e ponderato.

Le strade romane

Bisognava costruire le strade della divulgazione, inventarsi i percorsi di pubblicazione, le collane editoriali, le riviste culturali che riuscivano a bloccare in un qui-e-ora su un supporto materico la nuvola delle nuove idee di qualche gruppo di intellettuali, a Bologna come a Parigi o a Francoforte… non è mica semplice come aprire un blog multiautore. Comunque a me Eco è venuto in mente perché stavo guardando una notizia che parlava di Google Maps, di come in pochi anni abbiamo dapprima avuto a disposizione delle cartografie satellitari planetarie, e in seguito una copertura “orizzontale”, realizzata dalle Google Car che con le macchine fotografiche sul tetto stanno facendo il giro del mondo.

Gli antichi Romani erano famosi per le strade. Hanno permesso al Mediterraneo tutto di concepirsi come entità, le strade romane. Quelli in Spagna sapevano che avrebbero potuto incamminarsi su quei sofisticati manufatti di pietra e sabbia che resistevano nei secoli, tecnologia mirabile, e dopo qualche mese di viaggio giungere in Medio Oriente, ma l’idea che ci fosse un Medio Oriente viaggiava su quelle stesse pietre. Sì, le strade sono tecnologie abilitanti. I Romani, pensiamoci, quelli che portano a massimo livello di tributo sociale la carica di Pontefice, quello che fa i ponti, che unisce una separazione e celebra socialità. Come i provider oggi.

Saluti da Mountain View

Poi c’è quella passione tutta latina di riflettere sul significato del limen, del passaggio, della soglia che una volta attraversata battezza una nuova situazione, e non può essere altrimenti. C’è un prima e un dopo, c’è una causa e un effetto, c’è l’ineluttabile necessità del cambiamento, c’è Romolo che traccia i confini di Roma con la spada e Giulio Cesare che varca il Rubicone armato, sapendo cosa questo significhi. Ci sono le porte del tempio di Giano a Roma, e non è un dio a caso, che rimangono aperte in tempo di guerra. Questo sentimento, più che comprensione, dello scorrere degli accadimenti, questo sancire una nuova parola che denota una nuova situazione proprio sulle strade va ora scherzosamente fatto. Perché se rimarra sempre vero che “tutte le strade portano a Roma”, il discorso oggi è da riferirsi solo alle strade fisiche, quelle che tocchiamo. Delle reti elettroniche, non sappiamo stabilire direzione e verso, tutto va dappertutto e senza nessun riguardo per la geografia. Dove il nostro conversare è già costruire testi che si collegano tra loro, in un modo che da parecchi decenni diciamo ipertestuale.

Rimane ancora da dover sancire un cambiamento, con un escamotage poetico, di questo prima e dopo nelle rappresentazioni del mondo, che son sempre oggetti del mondo, mappe che a volte parlano di territorio e a volte parlano di altre mappe. Tutte le strade, oggi, portano a Google. Perché se guardiamo il mondo sulle mappe di Google Maps, potremmo risalire il percorso fatto da quelle automobili con le fotocamere, e arrivare idealmente al punto da cui sono partite, le palazzine di Google a Mountain View, in California. E infatti se con Google Street View andate lì dove ha sede l’azienda che scolpisce il senso del nostro vivere odierno (sempre Google, sì) trovate tutti i dipendenti in piedi sul ciglio della strada, che ci salutano. E le loro facce, uniche in tutto il pianeta, non sono state pixelate, sono loro in persona. Allora è questo il cambiamento: non è un mondo dove le mappe abitano il territorio, è un mondo dove noi e le nostre situazioni abitiamo dentro rappresentazioni mediatiche. Esattamente quello che la cultura ci dice da un secolo.

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