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Telefonini educati che sanno stare in società

07 Giugno 2002

Telefonini educati che sanno stare in società

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C'è anche chi progetta un mondo in cui i cellulari smetteranno di suonare nei momenti poco opportuni. Ciò attraverso lo sviluppo della context aware technology, cioè dispositivi in grado di reagire intelligentemente in base al contesto.

Quello del context aware è un settore di ricerca che, nonostante conti già diversi gruppi di studio, ha raggiunto ancora pochi obiettivi, ma gli investimenti in questo ambito continuano a essere consistenti in vari centri accademici. Tra questi c’è anche il mitico Massachusset Institute of Technology.

I dispositivi context (o situation) aware sono sviluppati anche per applicazioni – già presenti sul mercato – meno ambiziose del telefono “che conosce le buone maniere”. Si tratta di sistemi che sono in grado di fornire informazioni di un certo tipo in un dato momento. Per esempio all’interno di un museo un sistema di questo tipo permette di fornire al visitatore (munito di palmare o di dispositivo affine) informazioni legate al particolare punto della visita in cui si trova (il sistema riconosce la posizione dell’utente attraverso diverse soluzioni: codice a barre, rete wireless, sensori IR). Se in un museo di arte moderna ci troviamo di fronte a un’opera di Van Gogh, avremo informazioni aggiuntive su di essa e sul suo autore. Ma la visita turistica non è l’unica applicazione pensata. In un ospedale come in un museo, il medico come il visitatore possono avere informazioni specifiche utili nella situazione-posizione in cui si trovano (informazioni sul paziente, informazioni sull’oggetto esposto).

Al Mit il gruppo di ricerca – inserito nel Media Lab – che si sta occupando di realizzare dispositivi personali che si comportano diversamente a seconda delle circostanze, è quello dedicato ai wearable computers, dove tra l’altro hanno lavorato negli anni passati ricercatori del calibro di Thad Starner e Steve Mann, due mostri sacri dell’indossabilità che ne hanno fatto uno stile di vita.

Uno dei pionieri e ricercatori più noti in questo settore è infatti Steve Mann, che ormai da anni vive in simbiosi con alcuni dispositivi elettronici indossabili. Oggi docente dell’Università di Toronto, Mann non esce mai di casa senza i suoi indumenti “intelligenti”: negli occhiali nasconde un minimonitor che lo collega a Internet, mentre una piccola telecamera registra ciò che lui vede durante la giornata. Con questo suo “abbigliamento”, Mann si è guadagnato l’appellativo di “Web Man Walking”.
Anche Thad Starner indossa costantemente il suo sistema wearable attraverso il quale archivia tutte le informazioni della giornata (persone incontrate, conversazioni, ecc), consulta Internet e l’e-mail (usando il Private Eye di Reflection Technologies). Anche Starner usa una telecamera e può ruotare la sua visuale dove desidera senza muovere il capo, ad esempio può guardare alle sue spalle quando va in bici.

Oggi il gruppo Wearables del Mit ha fondato un nuovo filone di ricerca che si chiama MIThril, “the next generation research platform for context aware wearable computing”. L’obiettivo è costruire nuove tecniche di human computer interaction per applicazioni indossabili mettendo insieme diverse discipline e investendo sul context aware.

Il nome Mithril deriva dalla letteratura fantastica di Tolkien, in cui, già ne Lo Hobbit e poi nel Signore degli Anelli, il mithril è un metallo con proprietà magiche di forza, bellezza e luminosità. Questo materiale è utilizzato – nelle storie – per costruire vestiti con particolari poteri.

I progetti avviati dal gruppo sono molti e interessanti, vediamo il progetto per i cellulari. L’obiettivo dichiarato è renderli meno intrusivi, anche se, viene da dire, per essere certi che in determinate situazioni non squillino basta spegnerli o metterli in modalità silenziosa. Ma, al di là delle battute, lo studio ha comunque un valore di interesse anche perché questa stessa tecnologia è in fase di studio per altre applicazioni come i memory glasses – di cui parleremo in un prossimo articolo – che dovrebbero aiutare l’utente a ricordare informazioni pertinenti e strategiche in date situazioni (durante una riunione, una conferenza, ecc).

Per determinare il contesto in cui si trova l’utente, i ricercatori del Mit hanno utilizzato diversi sensori da applicare al sistema-telefonino. Oltre ai sensori, ovviamente, hanno studiato un motore di inferenza (MIThril Inference Engine) che possa interpretare le informazioni raccolte dai sensori (microfoni, gps, rilevatori di movimento della persona, IR).

Gli obiettivi di partenza sono relativamente semplici: fare in modo che il telefonino sappia riconoscere quando l’utente è in auto, sta parlando, entra in un ristorante, entra in un luogo chiassoso, ecc., al fine di cambiare la modalità d’uso automaticamente. Vale a dire attivare il vivavoce, la modalità silenziosa, il volume più forte, ecc. Ma la ricerca è aperta anche a orizzonti decisamente più impegnativi, come quello degli affecting computer (computer sensibili).

Il progetto “The context-aware cell phone” è nato nell’estate 2001, è adattato su un Motorola i85s iDen phone ed è ora nella seconda fase. Per il momento si tratta solo di studi per prototipi, che però rendono conto di una delle direzioni che sta prendendo la ricerca nel settore del wireless e della human computer interaction.

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