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Sperimentazioni e ricerche sulla musica nel digitale

07 Maggio 2004

Sperimentazioni e ricerche sulla musica nel digitale

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In Germania Go Fresh Mobile Music produce album come squilli polifonici per cellulari, mentre gli artisti USA sono divisi sul file-sharing

Proseguono gli esperimenti e le indagini per capire da che parte voleranno le fortune della musica nell’era digitale. In USA, l’ultimo sondaggio del Pew Internet & American Life Project riporta una netta divisione d’opinione tra i musicisti sugli effetti a largo raggio del file-sharing, con le ovvie ricadute in tema di copyright. Per il 35 per cento del campione prescelto, il file-sharing `e positivo per gli artisti perché ne stimola la promozione e la distribuzione; opposto il parere del 23 per cento degli interpellati. Intanto, dalla Germania arriva un approccio del tutto innovativo all’intera faccenda: la band Super Smart ha appena pubblicato l’ultimo album soltanto sotto forma di squilli polifonici per i cellulari. “Panda Babies” esce per l’etichetta Go Fresh Mobile Music, dedita esclusivamente a simili produzioni, e può essere prelevato online al modico prezzo di euro 1,99.

Rimanendo su quest’interessante esperimento, il punto di Super Smart è quello di evitare ogni contatto con le major del disco e con i tradizionali canali di distribuzione. Anche perché lo stile della band, un mix di disco-pop e elettro-punk, ben si adatta al riversamento come trillo digitale. In aggiunta, questi ultimi si vanno confermando un big business, con scelte sempre più ampie che includono una valanga di pop hit per tutti i gusti a prezzi stracciati. Una serie di ragioni su cui hanno scommesso i fondatori dell’apposita etichetta tedesca, come spiega il CEO Toni Werner Montana: “In poche ore riusciamo a diffondere le canzoni in tutta Europa senz’alcuna interfaccia con l’industria musicale.” Aggiunge convinto Antonio Vince Staybl, fondatore di Go Fresh Mobile Music: “La musica deve essere completamente ripensata. Non si può continuare a vendere un comune CD al prezzo di 20 euro e lasciare margini risicati agli artisti.” In meno di un anno di attività l’etichetta sui generis ha firmato contratti con 20 artisti ed ha venduto oltre un milione di “ringtone”.

Per ora il trend sembra tirare, conferma la testata online Digital Lifestyle — anche se è presto per dire se e fino a che punto andrà avanti la storia, soprattutto in termini di entrate economiche soddisfacenti per tutti. Quest’ultima l’iniziativa ha riscosso parecchia attenzione sui media, specialmente in Europa, anche per via di una trovata della band — nient’affatto nuova ma pur sempre curiosa. I quattro di Super Smart non vogliono rivelare la propria identità, per cui appaiono in pubblico e nelle foto sempre nascosti sotto un grosso testone raffigurante un panda, appunto. Ancora più importante, il tutto non è altro che l’ultima di una serie di sperimentazioni in corso in ambito tecno-musicale, inclusi i rilanci di nomi assai più famosi: è il caso di David Bowie, che ha risolutamente invitato gli utenti online a fare il remix del suo ultimo album. Sul sito è perfino possibile ascoltare e votare per la canzone “mash-up” favorita.

I musicisti statunitensi appaiono invece meno avventurosi, almeno a giudicare dal campione selezionato dal Pew Internet & American Life Project per l’ultima ricerca centrata sull’impatto del file sharing sul business musicale. L’indagine ha interessato un campione di 2.755 musicisti e autori di canzoni appartenenti a varie associazioni, tra cui The Future of Music Coalition, Garageband.com e American Federation of Musicians. Il dato centrale riporta un 35 per cento favorevole al file-sharing online, per la spinta che offre alla promozione e alla distribuzione delle opere. Il 23 per cento lo ritiene invece fenomeno negativo, perché consente la copia diffusa senza permesso o pagamento delle royalty. Fatto quantomeno da notare, un altro 35 per cento degli interpellati non riesce a propendere da una parte o dall’altra, e si dichiara sostanzialmente d’accordo con entrambe le posizioni. Contrastanti le percentuali anche per l’impatto dei download gratuiti sull’aspetto commerciale: per il 37 per cento non ha fatto alcuna differenza, nel 35 per cento dei casi ne ha aiutato le vendite, mentre appena il 5 per cento lo definisce del tutto negativo e il 15 per cento non sa dare una risposta precisa.

Altri dati significativi riguardano una forte maggioranza (83 per cento) per cui il libero download di pezzi-campione ha favorito certamente la vendita di CD e la presenza di pubblico ai concerti, mentre circa il 60 per cento ritiene inutile la pesante campagna “anti-pirateria” perseguita dalla RIAA. Meglio: le denuncie della Recording Industry Association of America contro i fan del file-sharing non porterà benefici sostanziali in termine di guadagni. Nel senso che tali iniziative sono sostenute, prima che dall’enorme frotta di gente semisconosciuta del mondo musicale, quasi soltanto da artisti super-affermati. E perfino il 42 per cento di quanti ricavano la maggior parte delle proprie entrate con la musica, non crede riceverà poi questo grande giovamento dalla campagna legale della RIAA — contro il 35 per cento che invece la ritiene positiva per la carriera futura.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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