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Slate in vendita: Microsoft rinuncia alla sua Webzine

27 Luglio 2004

Slate in vendita: Microsoft rinuncia alla sua Webzine

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Microsoft ha messo in vendita la sua rivista online Slate, fonti dell'agenzia di stampa Reuters danno infatti per avviati i negoziati con cinque o sei candidati interessati all'acquisto

Slate, lanciata otto anni fa con la prestigiosa direzione di Michael Kinsley, attualmente realizza un’audience di 5 milioni di lettori al mese, anche se non ha mai rappresentato una fonte di guadagno per Microsoft.

La testata online, che occupa circa 30 dipendenti distribuiti tra la sede Microsoft di Redmond, nello Stato di Washington, New York e Washington, ha da poco raggiunto la parità economica, azzerando finalmente un lungo periodo di conti in rosso.

Per quanto riguarda la vendita il gigante del software ha stabilito una condizione: Slate dovrà conservare in qualche modo dei legami con il settore Internet del gruppo, MSN, editore anche del sito Web di news MSNBC.com. Inoltre, Microsoft ha annunciato che continuerà a finanziare e sostenere Slate se non riuscirà a trovare un compratore.

L’annuncio arriva proprio nel momento in cui Microsoft ha appena dichiarato la sua intenzione di ridistribuire più di 75 miliardi di dollari agli azionisti, questo nel corso dei quattro prossimi esercizi, grazie all’aumento dei dividendi e all’acquisto di nuove azioni.

Sotto la guida di Steve Ballmer, che ha preso la direzione generale del gruppo nel 2000 (il fondatore Bill Gates ha mantenuto la carica di Chairman and Chief Software Architect), Microsoft si è liberata di numerose attività non strettamente legate allo sviluppo software.

Ad esempio, Expedia, il sito di viaggi online di MSN, è stato venduto nel 1999 e appartiene, ormai, alla società di Barry Diller InterActiveCorp.

Una lunga e tormentata storia

Slate era nata nel 1996 da un’idea di Michael Kinsley, che aveva deciso poi di abbandonare la testata online nel febbraio del 2002. Era stato un abbandono amaro; un po’ per le condizioni di salute di Kinsley, afflitto dal morbo di Parkinson, e un po’ per la delusione che ha rappresentato l’avventura Internet, con le grandi promesse dei primi tempi e i ridimensionamenti successivi. E le dichiarazioni del giornalista, che aveva affermato di aver deciso di andarsene “prima di averne abbastanza”, sono la più eloquente chiave di lettura. La delusione dell’uomo che aveva creduto nel futuro dell’informazione online e aveva deciso di abbandonare una luminosa carriera alla CNN – dove era già una star – per dare vita al magazine finanziato dalla casa di Redmond, è comprensibile. Un’avventura che, pur non essendosi ancora conclusa, naviga, come si vede, ancora in acque incerte.

Kinsley aveva dovuto tagliarsi molti ponti alle spalle per andare a dirigere “Slate”. A 27 anni era stato il più giovane caporedattore di “New Republic”, il quotato e sofisticato mensile della sinistra americana, e il direttore delle pagine americane del britannico “The Economist”. Ma, soprattutto, era stato il giornalista di spicco di CrossFire, programma di politica tra i più seguiti della CNN. Quando, nel 1995, aveva deciso di abbandonare proprio questo incarico e l’effervescente atmosfera della capitale, per andare a rinchiudersi nelle ovattate brume dello stato di Washington, per dare vita, con i capitali di Bill Gates, a un magazine online, in molti avevano storto il naso, ammirando il coraggio, ma non comprendendone le motivazioni.

Le motivazioni, però, erano, in fondo, abbastanza comprensibili: avventura, voglia di sperimentare, desiderio di dare vita a qualcosa di personale, di assolutamente personale. Un’eccitazione intellettuale scattata sentendo un dirigente Microsoft interrogarsi alla radio su quale giornalismo si potesse fare online. Il dirigente Microsoft in questione era Nathan Myrvhold, allora presidente di Microsoft Research. Alcuni giorni dopo l’intervista radiofonica ricevette un’e-mail proprio da Kinsley che, con molta determinazione, gli comunicava: “Sono io il vostro uomo”. Myrvhold aveva accettato immediatamente la proposta e Kinsley aveva fatto a tempo di record i bagagli per trasferirsi a Seattle: l’avventura era iniziata.

La prima scoperta che il giornalista fa, è Microsoft stessa. Alla società che finanzia l’impresa chiede una cosa in particolare: totale libertà. E la ottiene. Il primo numero della rivista ha come servizio principale proprio i guai giudiziari dell’azienda di Bill Gates. Il titolo di copertina è: “Microsoft è pericolosa?” La risposta della rivista è “Sì”. “Ma non ho avuto nessuna lamentela” ricorda ancora oggi Kinsley. La sua posizione all’interno dell’universo Microsoft è, in effetti, ancora molto marginale. Al punto che il primo incontro con Bill Gates avviene solo alcuni mesi dopo il suo arrivo.

“Slate” è stato in questi anni un autentico laboratorio di giornalismo online. Dalla formula completamente gratuita dei primi tempi, è passato a quella a pagamento nel 1998, senza riuscire a trovare l’equilibrio dei bilanci. Nel 1997, per qualche mese, ne è anche uscita una versione cartacea. Motivazione di Kinsley: “Non ne potevo più di non essere letto dai politici di Washington per i quali il Web è un oggetto misterioso”.

Tutti i tentativi si riveleranno inefficaci, però, a risolvere il problema principale del magazine: i suoi conti economici, costantemente in rosso. E questo nonostante la qualità giornalistica e i milioni di lettori. Fortunatamente, dietro la testata ci sono le pingue casse di Microsoft, che continua a finanziare senza battere ciglio. Ma Michael Kinsley, lui, ha invece deciso di gettare la spugna, probabilmente deluso da un’avventura che rischiava di rivelarsi un vicolo cieco. Le notizie di questi giorni confermano le sue previsioni.

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