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Si chiude un Reader, si spalanca un problema

05 Luglio 2013

Si chiude un Reader, si spalanca un problema

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Sulla raccolta di contenuti di qualità attraverso il Web e di come le grandi aziende della Rete cercano di orientarla.

La chiusura di Google Reader è una storia che interessa una nicchia e un ottimo modo per capire come Internet stia cambiando e come rischi di diventare – al netto delle mission aziendali – un luogo più chiuso.

Richard Gingras – Senior Director dei prodotti News & Social di Google – scrive che la chiusura è legata intimamente al modo in cui sono cambiati l’accesso e il consumo dei contenuti nel corso degli ultimi anni:

Come cultura, siamo entrati in una fase in cui il consumo di notizie è un processo praticamente costante. Gli utenti con smartphone e tablet consumano frammenti di notizie durante l’arco dell’intera giornata, e hanno abbandonato l’abitudine di consumare notizie durante la colazione, insieme a una lettura più piacevole alla fine della giornata.

Questo ragionamento non considera – più o meno intenzionalmente – una fascia di utenti ugualmente dotati di smartphone e tablet ma legati a un accesso diverso ai contenuti, dettato da esigenze e necessità diverse.

La storia di Google Reader scritta da Rob Fishman su BuzzFeed – lettura consigliatissima – è la storia di questi utenti: un’incredbile comunità di persone che ha trovato il suo collante non tanto nell’identità di interessi particolari quanto nella passione per la ricerca, la selezione e la condivisione di contenuti di qualità.

Ancora più che di tecnologia, si tratta di costruzione della propria identità: poter dire – scegliendo con cura le fonti della dieta informativa – che cosa ci piace, in cosa ci riconosciamo, chi siamo e chi vogliamo essere. Si tratta anche di tempi e modi diversi di accesso ai contenuti. Un lettore RSS è – potenzialmente – un luogo in cui leggere con calma, quando si ha tempo, salvare per dopo, concedersi lo spazio per riflettere, sottolineare, ritornare sulle cose. È – tra l’altro – uno strumento di studio e ricerca: attività che per forza di cose non possono essere svolte all’interno di un flusso di contenuti in costante aggiornamento.

Oltre a questo, c’è altro. Come osserva Marco Arment, collegare la chiusura di Google Reader con il suo scarso utilizzo o con la difficoltà di renderlo redditizio è sbagliato. Il punto è un altro: per Google

è necessario che tutti leggano e condividano tutto attraverso Google+, in modo da poter competere con Facebook per i dati delle pubblicità, per i dollari delle pubblicità, la loro crescita e rilevanza.

L’obiettivo è costruire contenitori per soddisfare tutte le esigenze degli utenti della rete e in cui chiuderli, progettati e costruiti in modo da non poter essere interoperabili:

servizi così proprietari che, anche potendo esportare i propri dati, sarebbe inutile (nessuna alternativa in cui importare) o disperatamente solitario (social network vuoti).

Le grandi compagnie della rete – che sono nate e che hanno avuto la possibilità di diventare quello che sono grazie a standard, protocolli comuni e interoperabilità – giunto un certo livello di crescita hanno iniziato a comportarsi esattamente come le corporation che hanno sostituito: costruiscono strutture centralizzate, spazi chiusi intesi per non essere lasciati, un nuovo mondo che dà l’impressione di essere aperto soltanto perché non è così semplice vederne i confini. Sempre Arment:

L’RSS rappresenta l’antitesi di questo nuovo mondo: aperto, decentralizzato, proprietà di nessuno, proprio come il web. Consente a chiunque – grande o piccolo che sia – di costruire qualcosa di nuovo e destabilizzare chiunque, perché nessuno deve mandare fuori agenti di vendita per trovare un accordo con gli agenti di vendita di qualcun altro.

L'autore

  • Ivan Rachieli
    Ivan Rachieli, 30 anni, laurea in letteratura russa, master in editoria. Ha lavorato in GeMS con gli ebook, e in ZephirWorks con le applicazioni web. Un giorno mollerà tutto e se ne andrà sul lago Bajkal, per dedicarsi finalmente alle cose serie, come ad esempio la caccia col falcone. Se avete voglia di conoscerlo meglio, potete fare due chiacchiere con lui su Twitter @iscarlets o leggere il suo blog.

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