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Sempre più diffusi i server Linux nel mondo

05 Marzo 2001

Sempre più diffusi i server Linux nel mondo

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IDC pubblica i dati del 2000, e Microsoft trema

Linux registra la penetrazione di mercato più elevata dell’anno (+ 25 per cento): questo il dato centrale delle rilevazioni statistiche sui sistemi operativi per server, appena diffuse da IDC. Bissando una similare crescita ottenuta nel 1999, il sistema open source conquista così su un corposo 27 per cento del mercato globale. Ancora più a ridosso di Windows che rimane comunque in testa con il 41 per cento, registrando però una salita di appena tre punti percentuali rispetto all’anno precedente. Ergo, Linux va sempre più considerato una “seria minaccia”, come ha riconosciuto recentemente il CEO del gigante di Redmond, Steve Ballmer, e come confermano ancora una volta i numeri delle statistiche.

Complessivamente lo scorso anno il settore dei sistemi operativi per server ha visto un incremento del 13 per cento, pari ad oltre 6 milioni di pezzi venduti. E dietro i primi due contendenti, gli altri vanno lentamente ma inesorabilmente scivolando verso il basso. Unix è sceso dal 17 per cento del 1999 al 14 per cento, mentre Novell NetWare è passato da 19 per cento al 17 per cento. Anche se è vero che in ambito Unix Sun Microsystems si conferma in ottima forma, registrando comunque crescite significative grazie a Solaris, con AIX di IBM e HP-UX di Hewlett-Packard sostanzialmente stabili (e il Tru64-Unix di Compaq Computer in fase calante). Invece per i server Linux la classifica dei maggiori distributori vede ai primi posti, nell’ordine, Red Hat, Caldera Systems, Turbolinux e SuSE. Senza tuttavia dimenticare come una siffatta penetrazione non si traduce in maggiori introiti, essendo notoriamente il sistema open source per lo più gratuito o poco costoso. Secondo IDC, infatti, nel 2000 le vendite di Linux hanno coperto appena l’uno per cento del mercato totale.

Situazione assai meno variegata, come era più che lecito attendersi, nel settore desktop e laptop, dove le proiezioni danno Microsoft in testa con (ahem) il 92 per cento del mercato, Mac OS abissale secondo con il 4 per cent e il pinguino in coda con l’uno per cento. IDC riporta come curiosità le continue vendite di Windows 3.1: nonostante l’introduzione delle nuove versioni del sistema, svariati produttori continuano ad installare quella release su macchine nuove, pagandone le dovute royalties a Microsoft. Mentre a parziale scusante dello scarsa crescita di Linux in quest’ambito, gli stessi esperti di IDC spiegano come quest’anno i dati rilevati siano stati ritoccati sulla base del fatto che, ad esempio, spesso Linux viene installato su comuni PC poi utilizzati come server, quindi non su sistemi progettati e commercializzati in quanto tali. Di conseguenza, nelle statistiche relative al 2000 un certo numero di software per desktop ha dovuto essere scartato, come è il caso di Linux “bundled” con hardware quale schede per network acquistate e mai installate.

Mentre l’avanzata dei server Linux si fa quindi sempre più sostanziosa, qualche altra notizia dal fronte open source confermano un altalenante andamento sia di mercato che di immagine. Da un parte c’è il fondatore di Transmeta che passa il testimone e si asseta come vice-chair e top programmatore. Mossa che alcuni vogliono vedere come inizio della crisi per l’azienda che dà lavoro a Linus Torvalds, ma che in realtà rientra nel tipico, dinamico avvicendarsi del mondo high-tech, e di Linux in particolare. Suscita invece qualche seria preoccupazione la caduta del 22 per cento in una sola giornata delle azioni di VA Linux. Ciò è dovuto a due annunci ravvicinati e poco rassicuranti: gli ennesimi licenziamenti in arrivo (139 dipendenti, circa il 25 per cento della forza lavoro) e previste perdite trimestrali superiori ai 13 milioni di dollari, con un calo per azione pari a 28 cent.

Il tutto, giusto per rinfrescare la memoria collettiva, a fronte del record tuttora imbattuto per una IPO: a dicembre 1999 l’ingresso in borsa di VA Linux venne salutato da un’incredibile salto in avanti pari al 700 per cento sul prezzo fissato inizialmente per i titoli (dai 30 iniziali si era passati a 299 dollari). Da allora però la strada è divenuta sempre più in discesa, fino a toccare ora minimi storici, pur se in linea con il generale rallentamento del settore. Alcuni esperti mantengono però piena fiducia in una prossima ripresa, anche per via del relativamente buono stato di salute mantenuto dall’open source. Gli analisti di WR Hambrecht confermano valutazioni “neutrali” su VA Linux, citando altresì la maggiore competizione di giganti quali IBM e Dell. Secondo gli stessi esperti, le inevitabili e ulteriori diminuzioni del valore azionario proseguiranno finché la “società non riuscirà a dimostrare di esser capace di afferrare le tremende opportunità di mercato tuttora presenti per Linux.” Potenzialità certamente reali e su cui vale la pena di insistere a tutto campo, anche sulla base delle ottime cifre ottenute nel mercato dei server.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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