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Secondo 7 manager su 10 la crisi della new economy è una bufala

12 Aprile 2001

Secondo 7 manager su 10 la crisi della new economy è una bufala

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Un'indagine realizzata da ADV Next condotta su 450 manager e professionisti italiani che lavorano in aziende web ha evidenziato che per sette manager su dieci la crisi della new economy è un'invenzione.

Che sia stata pompata non lo nega nessuno, ma le esperienze fallimentari sono un dato di fatto e non trascurabile.

L’indagine è stata presentata nel corso di un convegno dal titolo “Net Economy: tra bilanci e sensi di colpa” svoltosi a Milano. La crisi sarebbe solo un periodo di assestamento dovuto a un mercato troppo a lungo gonfiato e alle speculazioni della borsa. Secondo i manager le aziende crescono e fanno utili.

Dopo l’entusiasmo e l’euforia degli inizi e le batoste della borsa, adesso i manager italiani rilanciano la sfida. E dove puntano per il futuro di Internet? La risposta sono i contenuti, l’e-business e l’intrattenimento. Prima su cosa avevano puntato, viene da chiedersi?

Vediamo nel dettaglio le risposte all’indagine. Le responsabilità del pessimismo e della crisi che hanno agitato il settore sono quelle di un mercato eccessivamente gonfiato, spiega il 46% degli intervistati o della eccessiva speculazione che ha toccato le borse, secondo il 33%. Altri attribuiscono le cause della crisi all’incapacità per questo tipo di aziende di fare previsioni reali sui fatturati e sui break-even (27%), altri ancora sono convinti che gran parte del settore Internet sia privo di solide basi (24%). Il 21% attribuisce l’attuale pessimismo che circonda le aziende tecnologiche a un’eccessiva esagerazione dei media. In ogni caso unicamente il 17% dei web-manager intervistati ritiene che la crisi sia reale e persistente.

L’indagine fornisce anche un identikit dei manager che intendono rilanciare la new economy: età compresa tra i 28 e i 40 anni, con una netta prevalenza di uomini, residenti e operanti nel nord Italia, sono entrati in una dot com negli ultimi ventiquattro mesi lasciando aziende tradizionali per rivestire ruoli di responsabilità, e attratti in prevalenza da stipendi notevoli e dalla possibilità di esplorare un campo nuovo.

Dicevamo che tra i settori di attività indicati come in grado di sviluppare business su Internet ci sono i contenuti (37%). “Sono convinto che su Internet l’area dei contenuti, dell’intrattenimento e dell’informazione sia quella vincente – spiega Emilio Carelli a capo di Tg Com, la testata web di Mediaset – proprio Mediaset è partita da questa intuizione. La sua filosofia è quella di trasferire i propri contenuti dalla tv alla Rete. Il problema però è capire come questo può produrre business, perché diffondere contenuti non è sufficiente a ripagare gli investimenti. Mediaset ha dalla sua il fatto che i contenuti ce li ha in casa, un fattore che la rende sicuramente avvantaggiata. Ma gli altri ? La strada, forse, può essere quella di diventare dei contents provider e metterli sul mercato”.

Il business to business è l’area in cui dice di credere il 28% degli intervistati, mentre il business legato all’intrattenimento è un campo in cui un manager su quattro (25%) confida ancora.

Decisiva sarà inoltre la sinergia con gli altri media. Lo sviluppo della telefonia mobile è al primo posto negli scenari previsti. Il 34% vede nell’incontro fra Internet e i nuovi standard della telefonia (umts e gprs) una delle carte vincenti del business su Internet. E-commerce, marketing customizzato, intrattenimento e informazione non potranno prescindere dai telefonini cellulari. Sono invece il 21% coloro che credono che web e tv possano svilupparsi insieme traendone beneficio l’uno dall’altro.

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