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Sapori al computer. Verso un Salone dell’e-Taste

26 Giugno 2001

Sapori al computer. Verso un Salone dell’e-Taste

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Dopo avere speso tanto tempo a parlare di iBook e palmari, vorrei rivolgermi ai vostri sensi per niente virtuali, per parlare loro di latte di bufala e di uova di muggine come forse mai hanno letto su ApogeonLine.

Al primo salone dell’e-Commerce, tenuto recentemente a Torino, anch’io c’ero arrivato per scoprire se avrei potuto trovare qualche illuminazione sui futuri strategici o tecnologici di Internet. E per questo mi aspettavo qualcosa di pur lontanamente simile a SMAU. Ma i pochi stand dove campeggiavano banche di trading online, cataloghi online e siti di reclutamento online, mi avevano talmente deluso che stavo già per uscirmene scoraggiato. Forse Torino era la città sbagliata o forse si tratta ancora di questioni di lana caprina.

Prima di tornare in ufficio ho voluto fare l’ultimo giro mentre si avvicinava l’ora di pranzo e un certo languorino mi sembrava l’unico stimolo della mattinata. Fu così che, passando per un corridoio, il mio sguardo famelico si posò su un vassoio ricco di bocconcini di mozzarella. Mi avvicinai, non senza una qualche ironica supponenza (quale promiscuità la bufala reale tra quelle virtuali! O no?), tanto da sentire la cadenza partenopea dello standista invitarmi ad assaggiare. Delizia delle delizie! Ecco la mia mente tornare alle vacanze adolescenti in meridione, alle prime mozzarelle comprate direttamente dalle vasche e divorate subito fuori dal negozio. Il piemontese abituato al prodotto della marca che fa tutto, dai wurstel al parmigiano, forse non può comprendere come sia possibile che un boccone di mozzarella per niente magra in tutto il suo prorompere di sapori e profumi d’estate e di allegria possa avermi illuminato una giornata astenicamente noiosa.

“Ma che c’entrate voi con Internet?”, chiedo al giovanotto che si raccomanda che gli mandi una cartolina di gradimento. “È che mi sono fatto un giro ieri per la vostra città e ho trovato solo prodotti scadenti o mediocri a prezzi esagerati e allora mi sono convinto che non potrete fare a meno di comprare la vera mozzarella di bufala, come solo nella sua patria, a Battipaglia, la fanno. E se è vero che andrebbe mangiata fresca di giornata, anche se vi arriva il giorno dopo, è sempre infinitamente meglio di quello che potrete trovare qui.

Ringrazio e mi prenoto un chilo di libidine per quando uscirò e, mentre mi allontano, non posso non notare le fette di salame del banco di fronte. Ma, no, io non ero venuto per strafogarmi. Dovevo contenermi e attenermi a quelle cose che iniziano con la “e trattino”, e la “e-Mozzarella” non suona troppo bene. Così mi faccio ancora un giro per siti e riviste per dimenticare, ma la mia mente non riesce ad allontanarsi da quel florilegio di assaggini e tapas. Così torno circospetto in zona alimentari, circumnavigandola da lontano. Mi sento come un ragazzo che ronza intorno a un’edicola con i soldi inzuppati del sudore del palmo di mano in attesa di trovare il coraggio per chiedere alla negoziante una copia di Playboy e con tutto l’impaccio di chi entra nella farmacia piena per comprare i preservativi col timore che l’altra risponda a voce alta: “Che misura?”, mi avvicino e chiedo: “Posso…?”. “Deve!”, mi si risponde.

“Assaggi prima questa salsiccia sarda di cinghiale e porco e la confronti con questa di solo porco (o preferisci chiamarlo maiale?); poi prova questa caciotta di latte vaccino e senti com’è profumata; buona, vero? ma se vuoi qualcosa di veramente saporito devi assaggiare questo pecorino sardo. Ti piace la bottarga? Guarda, questa è buonissima. La vendiamo anche con il pezzo di pesce attaccato… sai è più pregiato… per i ristoranti… ma anche l’altra è buona uguale e per un pezzo non grossissimo te la cavi con una dozzina di milalire” mi dice con accento spiccatamente serenissimo.
“Scusa ma… tu vendi tutti prodotti sardi e sei veneto. Come mai?”. “Ero andato in Sardegna per lavorare in un’industria metalmeccanica, ma non ne potevo più… che schifo la metalmeccanica… e invece la Sardegna è bella e ricca di cose buone e genuine. Così mi sono messo in questo nuovo commercio. No, non tornerei mai indietro“. Mi sono riempito la borsa di prelibatezze sarde e, ormai senza alcun pudore, mi sono indirizzato al banco della pasta fresca. “Tutto grano duro di Benevento. Guardi che assortimento. Abbiamo la pasta all’uovo e di solo grano, fusilli, trenette e così via “. I prezzi sono bassi in genere; bassissimi se si considera la qualità dei prodotti. A questo però bisogna aggiungere il trasporto che pesa moltissimo nel bilancio. Questo è il vero limite della vendita elettronica al dettaglio. “Sì, però, devi solo trovare un po’ di amici e fare un acquisto di gruppo, per abbattere i costi”. Certo, se una catena di distribuzione riuscisse a trovare un sistema per ridurre questi costi, magari ottimizzando i processi…

C’era anche il collega skillato che mi mostrava tutti i pregi della piattaforma elettronica, le opzioni di personalizzazione, l’appoggio alla banca Sella, e così via. Ma la mia mente già affondava assieme alla forchetta in un piatto di trenette al pesto gustosissime, ma virtuali. Era proprio il caso che andassi a casa. Con i miei sacchetti pieni di cibarie e mouse pad sono andato a prendere il bus e i giovani astanti alla fermata si chiedevano dove fossi andato a fare la spesa nel salone delle esposizioni. Mentre aspettavo mi chiedevo da cosa nascesse questa soddisfazione. Così mi ricordai le risposte che davo a chi mi chiedeva quali fossero le strategie vincenti per una comunità virtuale. “Occorre”, sostenevo, “che i rapporti non siano mai solo e del tutto virtuali. Quello ibrido è il modello vincente per l’e-business e in particolare del B2C.. Come negli esempi di Rheingold, la gente deve potersi trovare per un pic-nic con le famiglie, una pizzata in compagnia o una passeggiata nel parco.

Vedere, toccare, annusare e tutte le esperienze sensoriali danno spessore allo spazio anoressico delle reti informatiche”. Oggi si fa tanto parlare di e-commerce e si dubita che il Business to Consumer (B2C) possa avere successo. Oltre al già citato problema della catena distributiva, il fatto è che ben pochi comprerebbero mozzarella, bottarga o fusilli freschi senza averli visti e assaporati e le parole, l’atteggiamento e la verace comunicativa dei venditori non possono certo essere sostituite da una brochure elettronica. Invece, avendo visto, sentito, assaggiato, acquistato queste prelibatezze oggi ho mille ragioni per convincere gli amici e comprare a distanza.

L’idea è questa: invece di saloni dell’e-commerce, facciamo centinaia di sagre in tutt’Italia e in tutt’Europa, facciamo conoscere i nostri prodotti migliori, promuoviamoli e vendiamoli per ripagarci delle spese di promozione. Dopo che i nostri visitatori saranno stati soddisfatti, diamo loro l’indirizzo dove tornare a comprare, questa volta via Web, tutto l’anno. Le Sagre del Commercio a distanza saranno occasioni di festa e di piacere in cui i tanti produttori minori che lavorano in qualità potranno finalmente distribuire il loro prodotto anche se non hanno le risorse di monopolio della potente Grande Distribuzione. Un e-commerce festoso per una nuova democrazia virtuale del gusto: la globalizzazione del localismo di qualità.

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