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S’addensano i nuvoloni sulla Valle al Silicio e sulla new economy

19 Gennaio 2001

S’addensano i nuvoloni sulla Valle al Silicio e sulla new economy

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Preoccupanti i dati dell'Index of Silicon Valley. E il futuro promette poco di buono

Anno nuovo, refrain vecchio. L’occupazione a Silicon Valley rallenta, e con essa la new economy. Per chi avesse ancora dei dubbi sui molti problemi irrisolti (irrisolvibili?) creati dal boom high-tech di questi anni, arrivano le cifre del rapporto annuale Index of Silicon Valley. L’edizione relativa al ’99 è stata appena diffusa da Joint Venture: Silicon Valley, consorzio nonprofit che raduna entità commerciali, governative e didattiche fondato sette anni fa allo scopo di monitorare le varie questioni relative alla qualità della vita e all’economia in loco. Il quadro che ne viene fuori è tutt’altro che positivo, e il futuro non certo roseo. Insufficienti e supercostose le abitazioni costruite per ospitare l’ondata di oltre 300.000 nuovi impiegati dal 1992. Traffico e inquinamento alle stelle, sempre più ampio il divario tra ricchi e poveri.

Ecco i dati più significativi. Nel 1999 Silicon Valley è stata responsabile della creazione di 39.000 nuovi posti di lavoro, facendo così salire la forza lavoro della regione a 1,35 milioni di unità. Ma questo circa tre per cento di crescita rimane comunque sensibilmente inferiore al tasso registrato negli anni precedenti – 3,8/3,9 per cento. Il numero delle società “gazzelle”, quelle che vantano crescite degli introiti annuali pari almeno al 20 per cento per quattro anni consecutivi, è sceso a 66 entità rispetto alle 86 contate precedentemente. Altro elemento che ha preoccupato non poco gli autori dell’indagine, è la cronica impossibilità di offrire alloggi sufficienti e trasporti adeguati per i 2,5 milioni di residenti della zona. Pur a fronte delle 60.500 nuove abitazioni realizzate, per tenere il passo con il ritmo occupazionale ne occorrerebbero subito 160.000 in più. Ciò spiega in gran parte il perché di affitti e acquisiti immobiliari assai costosi, insieme all’aumento dei tassi d’interesse per i prestiti agevolati. Nel 1999 era il 31 per cento dei residenti a potersi permettere il mutuo di una casa di medie proporzioni, nel 2000 si è piombati al 16 per cento. Stante ciò, come chiarisce uno degli autori della ricerca, “è molto difficile per i giovani poter vivere da queste parti, e questo è uno dei motivi per cui va calando il livello occupazionale.”

Altra inevitabile conseguenza, parecchi impiegati sono costretti a fare i pendolari anche per diverse ore al giorno. In dieci anni i “commuter” sono passati da 144.000 unità a 212.000, il 48 per cento dei quali vive decine di miglia ad est di Silicon Valley. Ma il 30 per cento delle superstrade della Santa Clara County è risultato in perenne congestione, il doppio di quanto rilevato nove anni addietro. Ambigue anche le cifre sugli stipendi. Gli aumenti sono stati del nove per cento, con tetti intorno ai 62.000 dollari annuali, rispetto alla media nazionale pari ad un più due per cento per 36.000 dollari all’anno. Si è tuttavia ampliato il gap economico tra chi sta in cima e chi in fondo nella scala lavorativa. Secondo l’Index of Silicon Valley, le entrate annuali di una famiglia inclusa nel 20 per cento della fascia più bassa hanno raggiunto 40.000 dollari annui, contro i 149.000 di quelle che rientrano nel 20 per cento della fascia superiore.

Un’ulteriore nota dolente riguarda l’educazione. La ricerca ha rilevato la drastica diminuzione dei diplomati da high school locali, meno del 75 per cento degli iscritti, dopo due anni di trend in netta salita. Perfino inferiori i tassi concernenti studenti di colore e ispanici, meno del 60 per cento. Queste ed altre indicazioni correlate testimoniano in maniera diffusa della minore possibilità di entrare in college e, in ultima analisi, di poter ottenere valide occupazioni in ambito high-tech. “Secondo noi, ciò è più importante di qualunque caduta dell’indice Nasdaq o Dow Jones,” insistono i curatori dello studio. “A lungo termine sarà un tale scenario a produrre gli impatti più pesanti.”

Cos’altro aggiungere? Forse che, pur a fronte di questi ed altri nuvoloni sul groppone della new economy, il futuro potrà sempre arridere ai più sagaci. Così la pensa ABCNews.com, commentando in un altro contesto che “nonostante la recente cattiva pubblicità seguita al fallimento di aziende dot-com, la vita può ancora essere dolce per programmatori, tecnici e designer.” E qualche altro giornalista rincara la dose, sostenendo come in luoghi quale il North Carolina esista pur sempre una notevole penuria di personale informatico specializzato. Sul fronte opposto ecco però sia il New York Times che il locale San José Mercury News, forti delle cifre di cui sopra, puntare il dito accusatore sulla crisi del settore. Anche se rimane ovviamente difficile (impossibile?) far discendere da ciò una nuova, imminente recessione economica di vaste proporzioni. Come scrive un’altra illustre testata statunitense, il Washington Post, “gli esperti non avevano previsto nessuna delle nove recessioni poi avvenute dopo la Seconda Guerra Mondiale.”

Nel complesso, quindi, l’ennesima fotografia di una situazione quantomeno instabile. È vero che non pochi sperano – mentre altri se ne preoccupano – nel diffuso lasse faire che l’amministrazione Bush intenderebbe favorire per il business online e high-tech, favorendo così nuovi esempi di concentrazioni e megafusioni. Ma non è affatto detto ciò favorisca l’auspicato ritorno agli allori per la new economy. Anzi tutt’altro, visti i recenti trend e questi nuovi dati sulle specificità di Silicon Valley….

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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