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Riassunto zero

10 Gennaio 2014

Riassunto zero

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Se si elimina qualunque gusto dall'opera, non sorprende affrontare classi prive di qualunque voglia di imparare.

Nella stasi spaziotemporale vissuta dopo Natale 2013 fino a Epifania 2014 poteva anche capitare di misurarsi con i compiti a casa della scuola secondaria di primo grado. Dove tra una materia e l’altra si studia epica.
Ettore trapassa con una lancia lo scudo di Aiace tranne l’ultimo strato in cuoio. Anche Aiace fora lo scudo di Ettore, che si scansa ed evita di essere ferito. Allora si affrontano corpo a corpo…
Raccontata così, l’Iliade è insulsa. Del resto non sono Omero, né la persona reale né l’identificativo di una tradizione orale. Nel libro di testo si può leggere così:

[La lancia di Ettore] squarciò la placca di bronzo, e poi uno dopo l’altro sette strati di cuoio, e nell’ultimo andò a fermarsi, proprio nell’ultimo prima di uscire e ferire. Allora fu Aiace a tirare. La lancia squarciò lo scudo di Ettore. Ettore si piegò su un fianco e questo lo salvò, la punta di bronzo lo sfiorò soltanto, arrivò a lacerargli la tunica, ma non lo ferì. Entrambi allora strapparono dagli scudi le lance e si avventarono uno sull’altro, come leoni feroci.

Neanche questo è Omero. Al massimo il figlio di un notaio (con rispetto per la professione). Il poema epico per le scuole dell’obbligo è diventato un riassunto zero, senza zuccheri e senza calorie. I ragazzi non hanno ancora l’età per l’originale, si dirà.
Può darsi. Certamente se inteso come greco antico; sicuramente la traduzione di Vincenzo Monti del 1825 suona anacronistica per una generazione cresciuta a pane e Whatsapp. Forse esiste una versione moderna a sufficienza per il 2014 e abbastanza coinvolgente in mano a un insegnante appassionato. In libreria ho trovato questa:

Diceva e sbilanciandola scagliò l’asta ombra lunga,
e colpì il forte scudo di Aiace, sette pelli,
sulla piastra di bronzo, che ottava sopra si stende.
Sei strati attraversò lacerando il bronzo inflessibile,
ma si fermò alla settima pelle. Allora, secondo,
Aiace divino gettò l’asta ombra lunga,
colpì lo scudo rotondo del figlio di Priamo:
passò l’asta greve traverso allo scudo lucente,
nella corazza lavorata s’infisse,
e lungo il fianco, diritta, stracciò la tunica
l’asta; ma quello, chinandosi, sfuggì la Moira nera.
Strappando insieme entrambi con la mano l’aste lunghe
s’affrontarono, come leoni divoratori di carne
o cinghiali selvaggi, di cui la forza è imbattibile.

A parte l’inevitabile risata sulla Moira, specie se iscritta a registro, quella classe potrebbe sentire un ritmo, immaginarsi guerrieri in lotta come cinghiali selvaggi dalla forza imbattibile, percepire un pizzico di enfasi, chiedersi chi vincerà alla fine, provare una scintilla di interesse pur reduce dal volo iperrealistico in 3D HFR del colossale Smaug verso Pontelagolungo.
Inutile chiamarla epica, se la si annacqua in narrazione impiegatizia. Disonesto chiamarla scuola, se invece di studiare come estrarre da un testo la sua potenza si depotenzia il testo fino a eliminare il rischio di un qualsiasi apprendimento degno del nome.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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