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Red Hat ci prova col desktop, e l’open source tira in Sud Africa

10 Maggio 2004

Red Hat ci prova col desktop, e l’open source tira in Sud Africa

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Nuove strategie a lungo termine e globali per Red Hat, mentre arrivano spell-checker in Kiswahili e in Afrikaans

Arriva l’atteso tuffo nel desktop di Red Hat. E per cominciare, eccola puntare alle grandi aziende e corporation USA, tipico dominio di Windows, soprattutto quelle i cui impiegati necessitano soltanto di funzioni base quali word processing e accesso al web. Il business model del nuovo software non prevede alcuna vendita individuale, offrendo invece pacchetti di abbonamenti per 50 computer a 3.500 dollari l’anno (circa 70 dollari per PC). L’apposita versione Linux evita di entrare dunque nell’arena già calda del consumer market, dove circolano programmi a basso costo di nomi quali Lindows, Lycoris e Mandrake. Almeno per ora, perché certamente le mire a lungo termine del maggior distributore Linux sono alquanto ambiziose.

“Per i prossimi 12-18 mesi spingeremo ancora nei mercati enterprise, governativo e accademico. Crediamo che ci vorranno 5-7 anni prima che il flusso di entrate del settore sia analogo al business dei server,” prevede il boss Matthew Szulik, aggiungendo però che la vera svolta sarà l’arrivo di applicazioni capaci di girare sia sui desktop che sui server. Come pure cruciale sarà convincere il maggior numero di utenti possibile a fare il salto da Microsoft a Linux, anche in vista delle tipiche titubanze, per i costi aggiuntivi e i problemi d’installazione, di fronte all’annunciato Longhorn, prossimo sistema operativo del gigante dei Redmond.

Pur con la forza commerciale (e la pazienza) di Red Hat, tuttavia, gli esperti appaiono guardinghi. Intanto, ricordano i dati più recenti di IDC, nel 2002 Linux aveva appena il 2,6 per cento del mercato desktop, mentre Windows copriva il 93 per cento. “Competere con Microsoft questo campo è un po’ come la ricerca del sacro Graal,” aggiunge Michael Gartenberg, analista presso Jupiter Research. “I costi per sostituire Windows restano relativamente alti, a meno che Red Hat non possa dimostrare importanti rilanci produttivi o elevati risparmi a lungo termine.”

Motivo per cui ulteriori dubbi solleva il business model scelto per il lancio del nuovo pacchetto. Nel senso che, ad esempio, Microsoft Windows XP Professional sta sotto i 300 dollari, mentre il software desktop di Novell ne costa 90, e meno di 600 dollari per l’edizione business-oriented con 5 pacchetti. L’approccio di Red Hat assomiglia più a quello di Sun, il cui Java Desktop System basato su SuSE Linux costa 100 dollari l’anno per impiegato. Comunque sia, a conferma dell’attuale target di alto livello, Red Hat offre anche una copia di Red Hat Network Satellite Server, che consente la gestione centralizzata di funzioni amministrative e personalizza l’update del software, e comprende Red Hat Enterprise Linux per server — il tutto per la cifra aggiuntiva di 10.000 dollari annuali.

Insistendo con le potenzialità ad ampio raggio, va aggiunto che Red Hat lavora anche alla messa a punto di nuove tecnologie desktop, grazie al “maggior gruppo di ingegneri specializzati di ogni azienda Linux coinvolta nel desktop,” spiega il leader del progetto Havoc Pennington. Senza dimenticare le collaborazioni in atto su analoghe iniziative open-source con comunità quali OpenOffice, Mozilla, GNOME e Freedesktop.org. Parimenti importanti le aperture al di fuori dell’ambito USA: l’annuncio del nuovo sistema è stato fatto a Londra, mentre in Germania la società di assicurazioni LVM ha avviato un programma pilota per testare il software desktop di Red Hat su oltre 8.400 computer. Ancora, per la restate parte del 2004 il distributore numero uno del pinguino proseguirà nella firma di partnership con importanti produttori di PC. Tra questi, mentre Dell sembra ancora tiepido, più entusiasta è senz’altro Hewlett-Packard. “Una componente-chiave della strategia Linux di HP,” ha spiegato il portavoce Elizabeth Phillips, “è fornire ampia scelta alla clientela, e l’iniziativa di Red Hat nel desktop si allinea con questa visione.” Nel complesso, dunque, si punta non poco su prospettive aperte e globali: “il mercato europeo e asiatico sono maturi per il desktop Linux,” ha ribadito ancora Szulik.

In tal senso, buone nuove arrivano anche dal Sud Africa, dove vari progetti open source stanno ottenendo successo e attenzione. In particolare, è attualmente in fase di beta-testing una variante di Linux, chiamata Impi 2, pacchetto gratuito creato da un gruppo da sviluppatori locali. Impi è il termine Zulu indicare un gruppo di guerrieri. La prima versione, rilasciata lo scorso anno, era basata su Debian mentre questa presenta un nuovo sistema gestionale che utilizza XML, e include sia GNOME che KDE. A ciò si aggiunge la diffusione di altri applicativi importanti, a partire da uno spell-checker in Kiswahili, una delle lingue più diffuse nella regione sud-africana. Recentemente era già stato rilasciato uno spell-checker in Afrikaans, altra nota lingua della zona. Entrambi i pacchetti funzionano sia con Linux che Windows, e consentono la scrittura di documenti in OpenOffice o di e-mail con Mozilla, con verifica immediata dello spelling. Secondo Dwayne Bailey di Translate.org.za, il consorzio open source che diffonde i due programmi, a giudicare dai download effettuati sembra esserci parecchio interesse per simili localizzazioni.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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