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Rapidweaver: la rivoluzione editoriale

07 Settembre 2005

Rapidweaver: la rivoluzione editoriale

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È arrivato il programma che tutti gli autori hanno sempre sognato e non hanno mai osato chiedere

È un “imbastitore rapido”, un RapidWeaver, sicuramente per scimmiottare l’imbastitore di sogni di Macromedia, Adobe. Laddove quello fa tutto, a patto di saperla lunga su tutto oltre che sul programma, questo fa solo quello che serve ad una serie ristretta di utilizzatori che nell’insieme costituiscono però un mucchio sconfinato.

Laddove quello è pesantissimo e ogni volta che vuoi cambiare qualcosa devi pensarci bene perché potresti scoprire di non avere il computer adatto, questo è velocissimo in tutto, aggiornato, personalizzabile e gira su qualsiasi computer purché usi il sistema operativo Mac OS X.

Perché stupirsi, d’altronde? Internet è nata su Mac. Per Mac era il primo browser (Mosaic) e il suo erede (Netscape), come pure il primo client di posta elettronica Wysiwyg (Eudora). I primi Web editor grafici (Adobe PageMill e SIteMill, seguiti da Cyberstudio che diventerà poi Golive) erano per Apple. Presto o tardi un qualche gigante del software comprerà anche questo, lo porterà sotto Windows e ce lo farà pagare salatissimo.

Tutto ciò non basta certo per parlare di rivoluzione.

Finora chi doveva scrivere libri, articoli, manuali, chi insomma non doveva svolgere un’attività segretariale per cui potrebbe bastare il più semplice dei word processor doveva comunque procedere in questo modo: aprire un word processor e scrivere per esteso il suo testo o aprire tanti files quanti erano i suoi capitoli. Stamparli o salvarli e mandarli a un editore. Oppure cercare un accatiemmellista e farselo pubblicare su Web o imparare a farselo da solo.

Le cose sono migliorate parecchio con i blog, ma rimaneva il fatto che anche questo strumento aveva non pochi limiti per realizzare un lavoro di quel tipo. Anche i content management system come PHP Nuke o Wiki avevano rivoluzionato la pubblicazione, ma rimanevano lontani dal buon vecchio sito ed espropriavano l’autore dal controllo del proprio prodotto.

Certo per molti di noi il blog è stato un cambiamento epocale che ci ha fatto mettere da parte il web editing, ma in cuor nostro non avevamo mai smesso di rimpiangerlo. Il fatto è che ci costava troppo lavoro e ogni minimo cambiamento generava una tale serie di interventi che ci faceva passare la voglia.

Con RapidWeaver il nostro documento è un sito e quello che è ancora più stupefacente è che il nostro sito è un documento. Ce lo teniamo in una cartella del nostro computer e quando cambiamo del testo questo è direttamente modificato anche nel sito con una facilità infantile.

Quando ci accingiamo a scrivere il nostro lavoro apriamo RapidWeaver. Impostiamo la struttura: un titolo, delle parti, dei capitoli e dei paragrafi. Spostandoli l’uno sugli altri costruiamo una struttura ad albero molto comoda per essere compilata (quante volte ci hanno insegnato che dovevamo scrivere a strutture ma non l’abbiamo mai fatto perché era troppo complicato: ora non è più così!). Il programma consente tutte le opzioni principali, dai caratteri agli stili, all’importazione di immagini, foto, filmati (al punto che potrebbe prendere il posto di un programma di presentazione).

L’applicativo è leggerissimo e quindi veloce anche con macchine vecchie, oltre che robusto e stabile. L’ideale per comporre. E poi è ordinato quel che basta per aiutarci a fare pulizia delle nostre idee.

Scriviamo e scriviamo e poi ogni tanto salviamo. Quando avremo scritto abbastanza da valere la pena di rendere pubblico il nostro lavoro, lo pubblichiamo dando il via a un sito work-in-progress.

Attenzione, non ho detto “esportiamo”, ma pubblichiamo. Un concetto quello della “pubblicazione” che dovrebbe essere ben noto ai vecchi utenti Mac, perché la pubblicazione sotto Windows non c’è mai stata e presto è stata dimenticata anche da Mac, ma era un’idea ben diversa dal “salvataggio”.

Con RapidWeaver la pubblicazione torna in auge e per farlo basta cliccare l’omonimo pulsante.

Pubblicare vuol dire farlo su web, naturalmente, ma concettualmente è come prepararlo per la stampa.

Prima di pubblicare il nostro sito sarà bene scegliere la grafica. Per farlo basta selezionare il pulsante “temi” che fa scegliere fra un numero soddisfacente di template. Se non dovessero bastare si potrà recarsi su uno dei sempre più numerosi siti che offrono modelli a pagamento (in genere sui 5 dollari l’uno: una nuova forma di mercato del webdesign). Si sposta il file del modello (in realtà è un pacchetto che comprende più files trasparenti all’utilizzatore) nella cartella delle template, si riapre il programma e si sceglie il nuovo modello. Non occorre re-intervenire in nulla di quanto già fatto: basta pubblicare nuovamente. Insomma, finalmente possiamo separare definitivamente il lavoro dei contenuti da quello della grafica senza dover ricorrere né ad altri programmatori, né a sistemi di database dei contenuti sui quali non abbiamo alcun controllo.

In un unico documento il nostro autore avrà tutto quello che gli serve.

Non basta. Potrà gestire gli aggiornamenti per i suoi lettori con la struttura a blog che supporta tutte le più recenti diavolerie, dai Feed RSS ai Podcaster (con un semplice drag and drop del file audio). Ad ogni pagina nuova che aggiungiamo ci viene infatti chiesto se vogliamo una pagina in stile (quella più immediata e utilizzabile per il testo principale), un blog (utilizzabile per gli aggiornamenti o per il newsgroup), la pagina di foto, filmati o QuickTime da consultare o condividere, quella per il peer-to-peer, quella per gli smanettoni dell’html o del php, quella dei moduli per gestire, ad esempio, i contatti e i rimandi ai siti esterni (con il refresh e con l’iFrame).

Ci sarebbe di che essere già soddisfatti così, ma con il setup si potranno impostare altri parametri più tecnici, come i metatag, le Fav icons, i formati grafici, le estensioni o i feed RSS.

Il nostro lavoro di autore rimarrà sempre a casa nostra in quell’unico e semplice file, facile da modificare e ancor più da pubblicare.

Non rimane che comprarlo, se si è fortunati possessori di un Apple e di un OSX. Il prezzo è ridicolo per tutto quello che offre e per la sua straordinaria dote di miniaturizzazione e compattezza: 34.95 dollari (una trentina di euro circa), e lo si compra dal sito. Se invece prima lo si vuole provare lo si può scaricare gratuitamente. La copia è la stessa, ma senza il numero di registrazione si potranno salvare un numero così ridotto di pagine che ben difficilmente ci sarà consentito di coglierne tutto il potenziale.

Questo articolo l’ho scritto con RapidWeaver e non mi ha fatto rimpiangere nessun altro programma. Sono un utilizzatore felice e quindi, come si può vedere, un acceso evangelizzatore. Non mi rimane che pregare che fra i tanti aspiranti al suo acquisto ci pensi piuttosto Apple che sa come valorizzare i prodotti tenendo ragionevoli i prezzi. Nel frattempo, perché non approfittare di questo momento di gioventù semplice, coinvolgente e conveniente?

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