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Quando la banda passò

21 Marzo 2014

Quando la banda passò

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Una tristezza così non la sentivo da mai, ma poi la banda passò e allora tutto cambiò… ma il mio interesse era lì e allora dissi…

Provate a indovinare quale nazione dell’Unione Europea ha la minor banda passante? Non avete indovinato, è Malta, che però sperduta com’è in mezzo al Mediterraneo ha le sue belle scusanti. L’Italia svetta al penultimo posto.

Negli anni novanta, quando le azioni Telecom Italia valevano più della carta da macelleria e c’era il primo boom di Internet, venne stesa una rete ad anello chiamata ATMosfera che portava la connessione ADSL in tutte le città italiane, a una velocità anche discreta per quei tempi. Negli anni Duemila l’antitrust, anziché costringere le altre compagnie telefoniche a tirare altre fibre ottiche, costrinse Telecom a rivendere ad esse l’accesso ad ATMosfera. Ed è già oggi. Esercizio per il lettore:

  1. intervistare chi copre la carica di ministro allo sviluppo economico.
  2. Chiedergli cosa ha fatto per migliorare le telecomunicazioni.
  3. In caso di risposta insoddisfacente, giustiziarlo serenamente con un colpo di pistola alla tempia, convocare il precedessore e ripartire dal punto 1.

Poiché io per formazione sono un programmatore debbo avvertirvi del rischio di ricadere in un ciclo infinito. Eventualmente fermatevi quando arrivate a indagare il dicastero Crispi. Che fece anche qualcosa oggi di moda secondo le cronache:

[…] la situazione peggiorò per la decisione di Crispi di mettere ordine nel settore finanziario minacciando i redditi di un gran numero di deputati e di loro amici. Il presidente del Consiglio presentò poi un disegno di legge che mirava a ridurre il numero di prefetture per motivi di spesa pubblica, ma che danneggiava quei parlamentari che se ne servivano in campagna elettorale.

Qualche caposaldo. L’Unione Europea indaga e dimostra che un aumento del 10% nella penetrazione della banda larga porta a un aumento del 3,6% della produttività e un (gigantesco) +1,38% del PIL.

la Finlandia è in anticipo con il suo piano di dotare di un accesso almeno a 100 megabit/secondo tutte le zone rurali (cioè, le renne in Lapponia navigano più veloci di un italiano che sta al centro di Roma, Napoli o Milano, e senza neanche usare le corna come antenne per il Wi-Fi).

L’investimento 2013 per l’intera Regione Lombardia, locomotiva d’Italia, è stato di 31 milioni. Per un confronto, la Cina ha investito quasi 80 milioni nella sola città di Shanghai.

Insomma, siamo messi male ma destinati ad andar peggio (perché la banda esistente verrà divisa tra più consumatori man mano che il tempo passa e nuovi abbonati s’aggiungono). Matteo Renzi per ora non sembra avere le idee chiarissime in merito, ma noi siamo del tutto fiduciosi. Ripetete con me lo slogan: lotta armata per la non violenza.

L'autore

  • Luca Accomazzi
    Luca Accomazzi (@misterakko) lavora con i personal Apple dal 1980. Autore di oltre venti libri, innumerevoli articoli di divulgazione, decine di siti web e due pacchetti software, Accomazzi vanta (in ordine sparso) una laurea in informatica, una moglie, una figlia, una società che sviluppa tecnologie per siti Internet

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