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Quale futuro per l’Amiga?

07 Settembre 1999

Quale futuro per l’Amiga?

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Proprio quando andavano concretizzandosi le speranze di una nuova, fulgida rinascita per l’Amiga, arrivano le improvvise dimissioni del suo presidente esecutivo. Dopo appena nove mesi di lavoro, Jim Collas se ne è andato. O meglio, questa la cronistoria dell’ultimo mese:

8 Agosto: Licenziato Bill McEwen, responsabile dei rapporti con la comunità, non si conoscono le motivazioni.
1 Settembre: si dimette Jim Collas, presidente esecutivo Amiga Inc., società consociata del gigante americano Gateway.
2 Settembre: Tom Schmid, già vice-presidente, prende il posto di Collas.

Ancora poco chiare le motivazioni complessive di questi improvvisi ai vertici, Mentre Collas vende 118 000 azioni di Gateway, rendendo evidente la sfiducia nell’azienda di cui è stato anche vice-presidente.

In attesa di dichiarazioni ufficiali più esplicite, si crede che le dimissioni siano collegate alle possibilità di effettiva indipendenza di Amiga rispetto alla casa-madre Gateway.

“Le piccole aziende possono occuparsi meglio di un gigante nel posizionare prodotti innovativi”: con questo argomento di recente Jim Collas aveva cercato di ottenere l’indipendenza di Amiga da Gateway. Il progetto non va in porto, forse la casa madre ha perso interesse nel rilancio di Amiga: Gateway sembra stia stipulando un accordo di produzione e distribuzione di un progetto simile ma molto meno rivoluzionario, targato Microsoft.

Nel giro di una settimana sembrano così sfumare i progetti legati al fulgido rilancio di Amiga. E chi continua a farne le spese è la comunità degli Amighisti, preoccupati per un futuro nuovamente incerto. Ma è vero che Amiga è sopravvissuto a due bancarotte e a tre acquisizioni: gli Amighisti sono avvezzi a simili salti nel buio e sicuramente non getteranno la spugna. A meno che non sia il nome a portare sfortuna…..

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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