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Proprietà intellettuale sul DNA?

30 Ottobre 2001

Proprietà intellettuale sul DNA?

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L'Istituto del Copyright del DNA di San Francisco propone di tutelare il copyright del codice genetico dei propri clienti per evitare "clonazioni indesiderate"

Tutelare il DNA con un copyright come se fosse un’opera dell’intelletto? Fino a qualche tempo fa l’idea poteva sembrare una bizzarria da cinema di fantascienza, ma ora si profila come una discutibile realtà.

L’Istituto del Copyright del DNA di San Francisco, infatti, offre ai propri clienti il deposito e la tutela del DNA, al fine di evitare clonazioni indesiderate; rischio al quale sono particolarmente esposte le celebrità. “Pensate a un fan scatenato di Tom Cruise: gli sarebbe sufficiente entrare in contatto con il bicchiere nel quale la star ha bevuto per raccogliere qualche traccia di DNA. E se riesce a stringergli la mano potrebbe facilmente graffiarlo e ottenere un po’ della sua pelle e quindi del suo DNA”. Così si legge sul sito dell’Istituto del Copyright del DNA, che cerca di convincere gli internauti del pericolo potenziale rappresentato dalla clonazione.

Con tre milioni e mezzo di lire si ha diritto al prelievo del DNA, alla sua analisi e autenticazione e, infine, al rilascio di un certificato di garanzia. Volendo, è possibile depositare la sequenza del proprio DNA presso l’Autorità degli Stati Uniti che tutela i marchi commerciali. Il prelievo del DNA è un’operazione semplice, non rischiosa e indolore: è sufficiente strofinare un tampone di cotone all’interno della bocca del cliente e, dopo meno di un mese, il certificato è pronto.

Secondo l’Istituto, l’istituzione di un copyright sicuro del DNA garantisce che questo non potrà essere riprodotto o utilizzato senza il consenso del proprietario. Qualora ciò accadesse, i clienti dell’Istituto potranno chiedere “compensi economici calcolati in funzione della loro celebrità e della loro posizione”.

Attualmente, l’Istituto dichiara di avere una decina di clienti che, però, preferiscono mantenere l’anonimato. Si attendono, comunque, sviluppi della situazione, visto che alcune celebrità potrebbero parlare pubblicamente della loro impresa tra qualche mese. Si tratta di un bluff? Si tratta di pubblicità? “È risaputo che la clonazione umana non è ancora stata messa a punto – spiega l’avvocato Dreyfus, legale di numerose celebrità del cinema -. In tutto questo business, le star non sono altro che un mezzo per fare pubblicità all’impresa. Nessuna delle mie clienti prenderebbe sul serio un’offerta come quella dell’Istituto del Copyright del DNA”.

Il sito del DNACI The DNA Copyright Institute

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