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Proposta di accordo ai pirati di videogame

23 Aprile 2007

Proposta di accordo ai pirati di videogame

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In Francia la polacca Techland rinuncia all'azione giudiziale nei confronti di 5.000 utenti abusivi in cambio del pagamento di una somma forfettaria per il risarcimento del danno

Un avvocato francese ha inviato circa 5.000 lettere di messa in mora a internauti che avrebbero scaricato e distribuito illegalmente il videogioco Call of Juarez, prodotto dalla propria cliente, la società polacca Techland.

Il legale ha recuperato gli indirizzi IP e i dati degli internauti tramite il provider, in forza di un’ordinanza emanata dal Tribunal de Grande Instance di Parigi a fine gennaio, che autorizza la richiesta di accesso ai dati.

Nella lettera l’avvocato elenca tutte le conseguenze a cui l’internauta andrebbe incontro, in caso di soccombenza nella causa per contraffazione che la Techland dovesse eventualmente decidere di avviare nei suoi confronti: tre anni di reclusione, 300.000 euro di multa e risarcimento del danno, oltre al rimborso di spese legali “sostanziose”. L’avvocato precisa inoltre che, in caso di mancato pagamento di queste somme, si procederà con l’esecuzione forzata e la «vendita giudiziale dei suoi beni».

Al fine di evitare tutto ciò, dopo aver avvertito l’internauta dell’enorme mole di prove in possesso della Techland, che le garantirebbero la vittoria in giudizio, l’avvocato propone di definire la questione in via amichevole. La società rinuncerà ad avviare una causa contro l’internauta, a patto che questo s’impegni per iscritto a non scaricare più il videogioco e a non metterlo a disposizione di altri utenti. Oltre a ciò, l’internauta dovrà cancellare le copie del videogioco sia dal disco fisso che da ogni altro supporto e, sopratutto, dovrà versare alla Techland l’importo di € 400,00, a titolo di risarcimento forfettario dei danni subiti.

Il Consorzio francese dei Produttori di Software di Gioco (Sell) è scettico rispetto a questa iniziativa in quanto avrebbe preferito, almeno per i piccoli utenti, un’azione di sensibilizzazione, con l’invio di messaggi automatici autorizzati dalla Cnil (il garante per la privacy francese).

A seguito delle lamentele di alcuni internauti, l’Ordine degli Avvocati di Parigi ha avviato un’indagine, per verificare che il comportamento dell’avvocato non violi il codice deontologico. Dopo l’apertura di questa inchiesta, sembrerebbe che l’avvocato di Techland abbia aggiunto alla lettera di messa in mora un paragrafo, nel quale invita gli internauti a comunicargli i dati del proprio legale, in modo che possa mettersi in contatto direttamente con lui.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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