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Prof, il cane mi ha mangiato il Tablet PC

18 Febbraio 2003

Prof, il cane mi ha mangiato il Tablet PC

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Cos'ha di così rivoluzionario il Tablet PC da spingere persino Bill Gates a fargli da piazzista nel suo tour governativo?

Di solito uno dei primi segni della senilità di un informatico è il fatto di non capire più il senso delle novità tecnologiche di cui tutti vanno matti: significa che non si è più al passo coi tempi, che si è perso l’autobus del progresso ed è ora di starsene zitti e ritirarsi a rimembrar dei bei tempi andati scrivendo qualche ponderoso tomo di storia dell’informatica.

È per questo che confesso con una certa preoccupazione che non capisco l’entusiasmo con il quale tutti stanno osannando il Tablet PC. Guardo le pubblicità onnipresenti, ascolto le parole di entusiasmo dei venditori di hardware e assisto ai gesti mistici con i quali Bill Gates mostra la tavoletta ai potenti della Terra, quasi che fosse una Tavola dei Comandamenti e lui fosse un novello Mosé. E mi faccio e rifaccio cocciutamente la stessa domanda: ma a che diavolo serve un Tablet PC?

Abbassare la tavoletta dopo l’uso

Iperboli commerciali a parte, un Tablet PC è in sostanza un portatile dotato di uno schermo sensibile al tatto e di un po’ di software per il riconoscimento della scrittura. Alcuni modelli fanno a meno della tastiera e sono Tablet PC puri; altri la conservano, nascosta tramite un sistema di incernieramento dell’intero schermo che sembra fatto apposta per rompersi se solo lo si guarda per traverso, e diventano laptop con la vocazione del contorsionismo.

Ed è proprio quello il problema che mi arrovella: la vocazione. Tolta di mezzo la tastiera, diventano impraticabili sostanzialmente tutte le normali attività svolte con il PC. Mandare un e-mail, scrivere un articolo, immettere dati in uno spreadsheet? Niente da fare: senza tastiera non si può. O meglio si può, ricorrendo al riconoscimento della scrittura, ma vi accorgereste presto che scrivere un lungo documento a mano, e soprattutto in modo che il software capisca cosa state scrivendo, è una sublime forma di tortura, per evitare la quale è stata appunto inventata la soluzione della tastiera, primitiva ma dannatamente efficace.

Le cose migliorano leggermente se rinunciate al tentativo di interpretare la vostra scrittura e scrivete appunti da salvare in forma grafica. Allora diventa possibile mandare un e-mail, per esempio. Ma attenzione a mandarlo soltanto a chi ha a disposizione una linea veloce, oltre all’apposito software di lettura: essendo un file di grafica, il messaggio arriva infatti a destinazione come ingombrante allegato, che il destinatario sarà certo entusiasta di pagare in bolletta. Per non parlare della gioia che proverà nel tentare di decifrare la vostra allucinante scrittura invece di ricevere un normale e-mail in leggibilissimo Times.

Ma se escludiamo tutte le attività che comportano qualche forma di scrittura (tramite tastiera o a mano), restano ben poche cose che si possono fare agevolmente usando soltanto lo stilo e lo schermo sensibile al tatto: qualche piccola revisione di testi preesistenti (a patto di non dover fare troppi inserimenti e commenti, altrimenti siamo daccapo): una sfogliata del Web o di un album fotografico; un po’ di elementare disegno a mano libera. Tutte operazioni che sinceramente non mi pare nessuno svolga da mane a sera per lavoro.

Chiedo lumi a zio Bill

Microsoft ha predisposto una sezione apposita per i dubbiosi come me nel proprio sito: i Top Ten Benefits del Tablet PC. Già il fatto che al primo posto di questa classifica dei dieci motivi irresistibili per usare la tavoletta magica ci sia “usare il sistema operativo più avanzato di Microsoft” non promette bene. Lasciando da parte tutte le facili critiche a Windows XP, questa è una motivazione assurdamente autoreferenziale. Lo scopo ultimo di un computer, mi permetto di ricordare, è farci fare meglio il nostro lavoro, non far girare un sistema operativo. Sembra invece che in Microsoft si siano talmente innamorati del proprio software da considerarlo fine a se stesso.

Per fortuna al numero due troviamo una motivazione sensata: interagire con il PC in modo più naturale. Su questo non ci sono dubbi: toccare le cose sullo schermo di un Tablet PC, anziché usare un mouse, è infinitamente più intuitivo. Noi informatici non ci facciamo più caso, ma basta guardare una persona che sta muovendo i primi passi sul computer e non ha mai preso in mano un mouse per notare la difficoltà di coordinamento mano-occhio insita nel cliccare, trascinare, doppiocliccare e negli altri gesti che a noi ormai vengono naturali. Date a questa persona un Tablet PC e vi si troverà subito a proprio agio. Fatele vedere quanto costa, però, e lo mollerà immediatamente.

Le altre motivazioni della lista Microsoft, ahimè, non sono altrettanto convincenti: c’è un blando “è il PC più mobile mai realizzato”, sul quale ci sarebbe da aprire una lunga parentesi sul peso e sulla limitatissima autonomia delle batterie di questi oggetti, ma chiunque abbia un laptop avrà già capito l’antifona. Il resto della lista è un concentrato di concetti banali che potrebbe essere appiccicato indifferentemente a qualsiasi nuovo prodotto e ha ben poco a che vedere con la domanda fondamentale: a che diavolo serve un Tablet PC?

Forse qualche parola di zio Bill mi darà la risposta alla quale anelo. Mi cade l’occhio sull’intervista rilasciata da Gates al Corriere della Sera: “il tablet che ho con me è una pietra miliare della tecnologia” dice Gates presentando il feticcio tecnologico. “Le due difficoltà con le quali abbiamo combattuto per un decennio, come riprodurre dei testi senza affaticarsi a leggere e come prendere appunti, per esempio durante una riunione, senza ricorrere a una tastiera, mi sembrano risolti.”

Sono tempi duri quelli in cui un aggeggio che risolve il problema degli appunti durante le riunioni viene presentato come “una pietra miliare della tecnologia” (e anche l’altra “novità” sbandierata da Gates, l’orologio che riceve dati via radio, è una minestra riscaldata già propinata da Seiko e da Timex anni fa), ma lasciamo stare: il concetto chiave, qui, è che Gates risponde alla mia domanda: il Tablet PC ha sì uno scopo chiaro e luminoso. Leggere senza fatica e prendere appunti durante le riunioni. Suvvia, frenate il vostro entusiasmo!

Anche l’altra idea proposta da Microsoft, quella di sostituire i libri di scuola con un Tablet PC, sicuramente scatenerà la gioia di tutti i genitori, che sicuramente non vedono l’ora di scucire duemila euro per un oggetto che si rompe se si bagna o se cade per terra (e noi tutti sappiamo quanto sono delicati e attenti i giovani), che ha bisogno di una presa di corrente su ogni banco per funzionare e che farà gola ai ladri assai più di un’antologia di italiano.

Più entusiasti saranno sicuramente gli studenti, che taroccheranno i Tablet per giocarci a BMX XXX e potranno giustificarsi con i loro insegnanti dicendo che un virus si è mangiato i compiti. Siamo seri: in un paese in cui alle scuole mancano persino le lavagne, venire a parlare di Tablet PC come sostituti dei libri è un insulto.

Facciamo rumore per non sentire il silenzio

Appurato che il Tablet PC ha lo stesso coefficiente di innovazione reale di un nuovo modello di pannolini, viene da chiedersi il perché di cotanta campagna pubblicitaria. Il motivo è semplice: le vendite dei computer languono, e di questo non c’è da stupirsi, dato che ormai da tempo qualsiasi PC in commercio ha una potenza esagerata e quindi viene sostituito quando schiatta, non quando esce la nuova versione di Windows.

L’unico settore che mostra segni di vitalità è quello dei portatili, che però stanno diventano anche loro tutti uguali; per cui i venditori, di fronte alle forme accattivanti della tavoletta, che la distinguono dalla massa, si sono accodati al carrozzone delle iperboli commerciali, nella speranza che la gente abbocchi. E siccome se non si vendono PC non si vende Windows, se necessario si scomoda Bill Gates e gli si cuciono addosso i panni stretti del piazzista di computer.

Adesso ho capito a cosa serve realmente il Tablet PC.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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