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Piacere, Zygmunt

07 Agosto 2007

Piacere, Zygmunt

di

Memorie dal metaverso. La breve e inquietante estate di un avatar su Second Life, alla deriva tra un’isola e l’altra

30 luglio

Mi chiamo Zygmunt Vuckovic. Un nome da idiota, lo so. Ma non posso farci nulla. Mi trovo in uno spazio ampio e quasi del tutto deserto. Addosso ho solo una maglietta e un paio di bermuda. Lui mi ha vestito così. Sempre lui mi ha appesantito il fisico di una decina di chili di troppo. Capelli in disordine, pancia prominente. Ho il sospetto di essere stato creato a immagine e somiglianza di lui. Quello che sta al di là dello schermo, intendo. Quello che muove le dita sulla tastiera o sul mouse e mi guida in questa prigione all’aperto.

La maggior parte del tempo dormo. In piedi, naturalmente. È tutto buio, e non so cosa fare. A volte invece vengo risucchiato qui. Ci sono diverse persone. Tutti si muovono un po’ spaesati. Qualcuno dice frasi che non capisco. Quello di là dev’essere un po’ ossessionato dal look. Tutte le volte che mi sveglia prova a vestirmi in modo diverso. La sensazione è fastidiosa, anche perché sta sempre lì, alle mie spalle, e non riesco a vederlo per quanto mi giri. La gente intorno a me si muove, interagisce, mentre io sono costretto a gonfiare e sgonfiare ripetutamente i pettorali.

1° agosto

Finalmente! L’uomo oltre lo schermo ha capito come fare per farmi sedere. Addio crampi alle gambe… Peccato che abbia iniziato a farmi sedere su ogni superficie possibile, senza alcun riguardo per le situazioni in cui posso venirmi a trovare. C’è di buono che adesso riusciamo a guardarci in faccia. Vedendo lui, riesco a capire qualcosa in più di me. Inizialmente mi ha modellato sulla sua immagine reale. Ora però mi ha tolto un po’ di pancia e mi ha acconciato i capelli in un modo strano. Forse, il modo in cui li vorrebbe lui. Non capisco perché non li prova prima su sé stesso, questi tagli: ho l’impressione che tutti quelli che incontro mi guardino e reprimano a stento le risatine!

Quello che mi irrita più di tutto è il fatto di restare sempre qui, in questo paesaggio verdeggiante (che, ormai ho capito, è un’isola). Qui altri come me compaiono e scompaiono, si salutano in tutte le lingue del mondo e nessuno mi rivolge la parola. Ma… no! Aspetta… Forse quello di là sta facendo qualcosa di nuovo! Ho il sospetto che mentre io muovo le mani come su una tastiera anche lui stia facendo lo stesso. Speriamo che questa novità non si risolva nell’ennesima situazione imbarazzante…! “Ciao, bel vestito”? Non capisco se gli sembra una cosa da dire per abbordare una ragazza al volo (un tipo anche troppo appariscente per i miei gusti, tra l’altro)! Infatti la ragazza si allontana da me e poi scompare nel nulla. Sono in balìa di un deficiente.

4 agosto

Bene. Abbiamo capito che riesco a camminare, sedermi, parlare, salire su veicoli che inspiegabilmente partono senza chiave e persino volare (se non fosse che quello di là mi fa quasi spezzare le gambe ogni volta che atterro). Adesso il nuovo trend è passare il tempo a scattarmi le foto. Mi domando se prima o poi mi farà uscire da quest’isola. Qui pare che non si faccia nient’altro che provare a vivere, mentre io voglio vivere, punto e basta. Tutti qui parlano di concerti, spettacoli, happening, e io continuo ad aggirarmi qui come un idiota, per colpa sua. Eppure ha persino cliccato (almeno due volte, me ne sono accorto) sulle finestre di Search e di Map. Evidentemente le ha chiuse pensando fosse qualcosa di troppo noioso per approfondire. Ma io ho visto chiaramente che il mondo non è tutto qui. C’è un’intero arcipelago da esplorare!

Qualcuno deve averlo illuminato. Ha capito che si possono cercare luoghi nella mappa. Sembra indeciso per un po’, sfoglia decine di isole dai nomi più diversi mentre io fisso un muro per alcuni minuti. Alla fine sceglie Torino Italy, il che mi fa pensare che sia un luogo a lui familiare. Improvvisamente il buio, e un senso di soffocamento dovuto, credo, al teletrasporto: una modalità di viaggio che ancora non avevo provato. Atterro dolcemente su un orizzonte infinito, se possibile ancora più vuoto dell’isola ormai così familiare dove stavo prima. Poi le cose cominciano ad apparire. Prima blocchi trasparenti, poi più opachi, poi decisamente colorati. Ci sono palazzi dall’aspetto antico e importante, ma soprattutto ci sono fontane e panchine su cui sedersi.

Seduto a prendere il fresco vedo quello di là che si entusiasma, muove il mouse in tondo e sembra molto soddisfatto. Ad un certo punto arriva anche una donna, cui lui indica i palazzi più belli. Almeno lui non è solo, penso. «Ciao Zyg! Bell’ambientazione, eh?». Rimango immobile per qualche secondo. Nessuno mi ha mai chiamato per nome, e tantomeno “Zyg”, che sembra già mille volte più cool di Zygmunt. È un ragazzo tatuato e vestito di nero, che si è materializzato da poco alle mie spalle. «Il palazzo reale è fatto benissimo, anche se non ho capito cosa ci fa lì un elicottero», mi trovo a rispondergli. Dunque il mio amico dell’altro mondo riconosce alla perfezione questo ambiente… «Lo puoi usare per volare sopra la città», mi risponde il mio interlocutore. Poco dopo arriva una ragazza vestita da elfo bianco che mi rivolge la parola con naturalezza: «Ciao, cos’hai in testa, una pinna di squalo?»… Lo sapevo. Lui e la sua maledetta coda di cavallo.

I miei due nuovi amici insistono per andare insieme a visitare un’isola che elfo bianco sostiene sia da vedere. Hanno detto che mi chiameranno loro da laggiù, per farmi teletrasportare insieme a loro. Per ora aspetto qui, sulla panchina, e penso che forse la vita non è poi così male.

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