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Pena mite per l’inventore di Melissa

07 Maggio 2002

Pena mite per l’inventore di Melissa

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Tanto rumore per nulla. Ogni volta che un virus si propaga per la Rete, congestiona reti, intasa siti, costringe a fermare attività commerciali e a far intervenire squadre di soccorso informatico, si urlano le cifre di una catastrofe che registra sempre milioni di dollari di danni alle aziende.

I responsabili, prima o poi, vengono beccati, si accendono i riflettori della cronaca e poi più nulla. Il creatore di “I Love You” vive serenamente in Gran Bretagna e guadagna soldi lavorando per un’azienda di sicurezza informatica.

Adesso è il turno di David L. Smith, il trentatreenne inventore del virus “Melissa”, condannato da un tribunale del New Jersey a 5 mila dollari di multa e a 20 mesi di prigione.

Il virus Melissa, nel marzo del 1998, aveva congestionato la rete Internet, rallentando molti computer con la moltiplicazione dei messaggi di posta elettronica.
Il suo inventore era stato accusato nel dicembre del 1999 per furto informatico e propagazione di virus.

Forse, per una pena così mite, è servito il pentimento, visto che Smith ha detto di pentirsi del suo gesto qualificandolo “un errore colossale”.
Per accuse di questo genere, secondo la legge americana, rischiava fino ad un massimo di 5 anni di prigione.

Se apprezziamo e difendiamo gli hacker e la loro etica, non possiamo dire altrimenti di questi personaggi che usano le loro indubbie capacità solo per portare scompiglio. Anche perché, spesso, vengono associati ai primi che nulla hanno a che fare con loro e con il loro modo di agire.

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