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Opera, browser piccolo ma amato

19 Agosto 1999

Opera, browser piccolo ma amato

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Un browser veloce ed essenziale, dalla memoria e dallo spazio assai ridotti, mirato ad un’utenza media ma assai variegata e disposta a pagare 35 dollari per averlo. Si tratta di Opera, applicazione sviluppata in Norvegia nel 1995 e diffusa su Internet sul finire dell’anno successivo. Un browser compatto e affidabile che da allora continua a conquistare fasce di appassionati un po’ ovunque, pur se apparentemente lontano dal grande mercato oramai nelle mani di Internet Explorer che va sempre più nettamente distanziando Netscape.

Negli ultimi tempi Opera ha infatti ottenuto ottime recensioni nelle riviste specializzate e vinto prestigiosi riconoscimenti. Tra questi, riguardo la stretta aderenza ai canoni HTML, recentemente il Web Standards Project e Web Review hanno verificato che si ottengono risultati migliori dei browser più famosi. Fatto forse ancora più importante, intorno ad Opera si è costruita una sorta di comunità di utenti e appassionati tramite il semplice “passa parola” online (inclusa specifica mailing list di discussione). Anche perchè ben si presta alle personalizzazioni su misura, mentre si sta lavorando alacremente alle versioni per piattaforme quali Mac, BeOS, Linux e OS/2, con alcune versioni beta già pronte online.

Va ricordato che l’applicazione è attualmente disponibile per le varie edizioni di Windows (sia 16 che 32 bit), con l’ultima versione 3.60 che richiede 4 Mbyte di RAM e 3-7 Mbyte di spazio sull’hard disk. Può girare tranquillamente persino su un vecchio 386 con 6 Mbyte di memoria. E pur mancando di certi extra quali e-mail e news, supporta Java con l’apposito plug-in, oltre a JavaScript e CSS-1. Per fare un rapido raffronto, sia Communicator che Internet Explorer superano i 20 Mbyte e richiedono almeno 16 Mbyte di RAM.

Opera Software: http://www.opera.com

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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