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Non è la TUT il vero problema

26 Ottobre 1998

Non è la TUT il vero problema

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Non mi sento di appoggiare una campagna anti-TUT come questa, viziata dal sospetto che ci sia di mezzo uno sfruttamento commerciale della buona fede degli utenti. L'opinione di Paolo Attivissimo sul primo Netstrike italiano svoltosi lo scorso 20 ottobre.

Per chi non fosse stato già informato dal passaparola, è in corso un tentativo per indurre la Telecom ad abolire la Tariffa Urbana a Tempo (TUT, appunto) per consentire a tutti di navigare in Rete senza i costi delle telefonate.
Il tentativo consiste in una serie di iniziative che coinvolgono i singoli utenti, come ad esempio l’astensione dal collegamento a Internet nella giornata del 20 ottobre. I dettagli sono disponibili presso http://notut.ml.org.

Per motivi che stento non poco a capire, mi dicono che la mia opinione, su queste cose, è di un certo peso e sono in molti ad avermela chiesta. Sicché ho deciso di uscire allo scoperto. Però lo faccio a sciopero avvenuto, per non essere poi accusato di averne influenzato l’esito.

So di farmi un bel po’ di nemici dicendolo, ma la campagna anti-TUT è un tentativo sciocco e futile. Ecco, l’ho detto: mandatemi pure insulti e mailbomb presso [email protected].

Mi spiego. Chi mi segue sa che Telecom non mi sta affatto simpatica. Ciononostante non mi sento di appoggiare una campagna anti-TUT. Perlomeno non una come questa, dove ho anche un sospetto che ci sia di mezzo uno sfruttamento commerciale della buona fede degli utenti.

Internet costa già poco adesso

Un’ora di Internet in rete urbana costa, al massimo, 2500 lire. Con gli sconti Telecom per Internet e navigando in fascia oraria economica, il costo scende a 700 lire.

Certo, chi si collega in interurbana paga molto di più. Ma se si abolisse la TUT, le interurbane non verrebbero toccate. La campagna quindi non aiuta proprio chi ne ha più bisogno.
Dire che bisogna abolire la TUT perché questo favorirebbe lo sviluppo di Internet in Italia é una sciocchezza bella e buona. Chi vuole Internet ha problemi di spesa ben superiori.

Un computer, ad esempio, grazie alle astuzie di Microsoft continua a costare due milioni nonostante i prezzi scendano dell’1% al mese (i prezzi scendono, ma le prestazioni necessarie per Windows aumentano).
Ma non vedo in giro campagne anti-Microsoft. Forse perché tanti praticano l’autoriduzione (tanto cara ai sessantottini) piratando Windows, mentre non lo possono fare cogli scatti telefonici?

– Sapete benissimo che anche Microsoft non mi sta simpatica e che trovo indecenti i prezzi di Windows 98. Ma esistono modi legali per avere Windows a costo zero e quindi lagnarsi è superfluo –

In ogni caso, le tariffe telefoniche all’estero, almeno in Europa, sono più alte di quelle italiane, ma questo non impedisce, a chi vuole, di usare Internet. Parlo per esperienza personale (ho account in tre paesi europei). Le tariffe urbane di British Telecom, ad esempio, sono ben più salate di quelle agevolate per Internet di Telecom Italia, ma questo non ha impedito che in Inghilterra (con un numero di abitanti grosso modo pari all’Italia) ci siano sei milioni di abbonati a Internet. Contro 1,7 milioni di italiani.

Ma vale la pena fare tanto casino per 2500 lire l’ora? Quanto costa una Marlboro, e quanto dura? Una pizza e una birra quanto costano? Andare in città in macchina quanto costa in benzina e parcheggi?
Vedo gente che si lamenta piagnucolando che Internet è cara quando va in giro con una GT Turbo a benzina super, scuce cinquantamila senza fiatare per andare in discoteca e usa il telefonino per i motivi più futili.

Niente TUT, niente piccoli provider

Ma ammettiamo che si abolisse la TUT, almeno per le chiamate per collegarsi a Internet. Pensate veramente che questo condurrebbe a un miglioramento del servizio? Ripensateci.

Se non ci fosse la TUT, gli utenti potrebbero collegarsi per tutto il giorno senza spendere. Questo avviene già negli USA in molte zone, e sapete qual è il risultato? Che i modem dei provider sono permanentemente intasati dagli utenti che per non tribolare lasciano il PC costantemente collegato, impegnando la linea telefonica e i modem del provider per niente.

In sostanza, un ambiente senza TUT significa un maggior costo per i provider, che devono dotarsi di un maggior numero di linee e di un enorme numero di modem per fronteggiare il fatto che ce ne vuole quasi uno per ogni utente, mentre adesso la TUT incentiva gli utenti a collegarsi solo quando serve, consentendo di utilizzare lo stesso modem per più utenti e contenere i costi di gestione.
Questo significa mettere in ginocchio i piccoli provider, che già annaspano. Un modem V.90 professionale costa mezzo milione. Pensate che le vostre 200.000 lire l’anno di abbonamento possano coprire questa spesa?
E sapete a chi devono rivolgersi i piccoli provider per approvvigionarsi di linee telefoniche supplementari? A Telecom, ovviamente.

TIN, invece, non avrebbe questo problemino. Abolire la TUT, quindi favorirebbe la posizione già dominante di Telecom. Altro che favorire “il diritto alla cultura”.

Una modesta proposta

Avrei due suggerimenti più pratici e concreti.
Primo: rendere gratuiti i primi (diciamo) cinque minuti delle telefonate urbane e poi passare alla TUT. In questo modo vengono premiate le telefonate brevi e scoraggiate quelle lunghe.
Questo consentirebbe di prelevare la posta quante volte si vuole (cinque minuti bastano e avanzano per scaricare e spedire la posta).
L’e-mail diverrebbe una forma di comunicazione praticamente immediata anziché fortemente differita come lo è adesso.

I furbi, che si collegherebbero per 4:59″ per poi sganciare e ricominciare, sarebbero scoraggiati su due livelli. Il primo, molto pratico, è che dopo un po’ ci si stufa di fare queste cose. Il secondo è che con l’implementazione del CLI (identificazione del chiamante) è facile impedire a un utente di richiamare un determinato numero in continuazione (questo già avviene in molti paesi).

Secondo: introdurre numeri a tariffa urbana a prescindere dalla distanza. In Inghilterra, ad esempio, molti provider hanno il prefisso 0345, che ha costi urbani indipendentemente dal luogo dal quale lo si chiama. Questo significa che il provider non ha bisogno di avere apparecchiature sparse su tutto il territorio nazionale: le tiene tutte in un unico sito, con risparmi colossali.
Cosi’ anche i piccoli possono permettersi la copertura nazionale e non esistono zone penalizzate del paese.
Questo, a quanto mi risulta, è già allo studio da parte del Ministero delle Comunicazioni e di Telecom.

Un piccolo sospetto

Per finire, non trovo giusto che la campagna anti-TUT sia sponsorizzata, fra l’altro, da Microsoft. Infatti visitando il sito anti-TUT, alla pagina (http://notut.ml.org/netstrike.htm) mi sono trovato un bel banner di pubblicità a Hotmail, che come saprete è ora di proprietà Microsoft. Ci sono altri banner in tutto il sito.
Ora mi domando: quanti soldi ricevono quelli della campagna anti-TUT per queste pubblicità? Servono solo a coprire le spese, o c’è qualcuno che ci lucra?

Lo so che è sgradevole dirlo, ma la sponsorizzazione commerciale mi fa sospettare che la campagna anti-TUT venga usata (anche) per attirare traffico sul sito anti-TUT e lucrare sulla buona fede degli utenti. Spero di sbagliarmi.
Sia come sia, fare i ribelli contro il monopolio Telecom per poi farsi sponsorizzare da un altro monopolio come Microsoft mi sembra perlomeno una caduta di stile.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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