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Niente di nuovo sul fronte del “mobile”

04 Aprile 2013

Niente di nuovo sul fronte del “mobile”

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La competizione tra produttori di smartphone e tablet chiede analisi più stimolanti e idee nuove. Che mancano agli ultimi arrivati.

L’analisi più interessante del mercato mobile alla fine dell’inverno viene da John Siracusa, firma di Ars Technica, che dal blog personale Hypercritical si chiede quale sia l’azienda mobile meglio posizionata per il prossimo futuro.

Servono analisi diversa dall’usuale perché quelle consuete, a base di unità vendute e numeri roboanti di sell-in (in vendita nei negozi) sperando che nessuno chieda conto del sell-out (venduto effettivo), faticano a catturare la realtà di un mercato che no, niente ha in comune con la vecchia informatica dei vecchi anni novanta:

Android ha il 70 percento del venduto, ma Apple si prende il 70 percento dei profitti. Google non beneficia della predominanza di Android al contrario di Samsung, che ha ricavato quattro miliardi di profitti da cellulari e telecomunicazioni nell’ultimo trimestre 2012. Google ha guadagnato meno, 2,89 miliardi, da tutte le sue attività. E se si parla della pura e semplice vendita di smartphone, le uniche due aziende che ci guadagnano sono Apple e Samsung.

Google si è comportata con Android come Microsoft nel secolo scorso con Windows, lasciando i costruttori a competere sui margini hardware. A differenza di Microsoft, tuttavia, Google non riesce a monetizzare Android. Ha acquisito Motorola, probabilmente non fidandosi delle aziende che prendono in licenza il suo sistema operativo, per ora senza effetto visibile. Nel mondo mobile non si vive di solo software (lo ha capito persino Microsoft, che cerca la fortuna con Surface).

A parte guai giudiziari e lanci di prodotto giudicati sessisti, Samsung deve avere capito qualcosa in più degli altri produttori Android, perché è l’unica a guadagnarci e a farlo in modo consistente. Tuttavia, per fare la metà delle cifre di Apple, deve spendere dieci volte tanto in marketing. Le insidie che la attendono riguardano il trovarsi in mezzo al guado, priva di una strategia hardware originale e legata almeno per il momento al treno Android, di cui sono noti i problemi di frammentazione e sicurezza.

Apple pare nella posizione più solida: incassa i sette decimi dei profitti, ha l’ecosistema più evoluto e accogliente, guida il gioco. Il suo tallone d’Achille è l’insistenza nel voler fare tutto da sola. Nessuna azienda ci riesce (o ci riesce sempre bene) e nei servizi online, fondamentali per il mondo mobile, i suoi risultati non sono mai stati di eccellenza.

Abbiamo però una conferma. Queste tre aziende hanno più o meno lo stesso controllo di inizio 2012. Chi mirava a conquistare posizioni o a ribaltare tendenze negative, come Microsoft e Nokia con Windows Phone e RIM con BlackBerry, risulta non pervenuta o bisognosa di tempi più lunghi. Il problema è che i nuovi arrivati devono essere più veloci, investire più denaro o cambiare le regole. Novità che ancora non si vedono.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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