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Nel 2010 i primi giubbetti anti-proiettile liquidi

08 Settembre 2006

Nel 2010 i primi giubbetti anti-proiettile liquidi

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Stati Uniti e Gran Bretagna stanno sviluppando un nuovo tipo di materiale ultra-leggero, basato su nanotecnologie, capace di resistere agli impatti adattandosi a livello molecolare

L’ultima novità nel campo della ricerca militare statunitense si chiama liquid armor, ovvero armatura liquida – tecnicamente shear thickening fluid (STF). Si tratta di una soluzione anti-proiettile realizzata con un composto di silice sapientemente manipolato a livello molecolare con nanotecnologie. Rispetto ai tradizionali giubbetti utilizzati dalle forze armate, che sono fatti di kevlar rinforzato da placche di ceramica speciale, si distinguono per un certo dinamismo strutturale. Il materiale impiegato si mantiene morbido e flessibile, fino a quando non subisce un forte impatto, magari provocato da un proiettile o una granata.

L’esercito statunitense è convinto che la produzione in grande scala avverrà nel 2010. «Non possiamo ancora dire che la STF sia in grado di fermare ogni tipo di proiettile, ma abbiamo già riscontrato la sua capacità di migliorare la protezione a fronte di un minore peso rispetto ai materiali tradizionali», ha dichiarato Eric Wetzel, co-sviluppatore del materiale presso lo US Army Research Laboratory di Natick (Massachusetts).

Le nanoparticelle di silicato del STF si muovo costantemente come un liquido, ma una volta contenute in una struttura di lattice sono capaci di aggregarsi per la durata di un qualsiasi impatto, per poi ritornare allo stato normale. I primi test si sono dimostrati incoraggianti: i giubbetti in STF hanno resistito a fendenti con il coltello, proiettili a bassa velocità e aghi ipodermici. In pratica, un risultato sufficiente per le esigenze della polizia e del personale carcerario.

L’obiettivo è quello di migliorare ulteriormente le capacità di assorbimento, per fronteggiare proiettili ad alta velocità e schegge di bomba.

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