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Miti e fatti in nome del pinguino

28 Ottobre 2003

Miti e fatti in nome del pinguino

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Il Gartner dice che Linux non ce la farà mai nel desktop, mentre Red Hat e SuSE rilanciano nel mercato enterprise

Anche Linux ha i propri miti — soprattutto per il desktop. Giusto, giustissimo, anzi sacrosanto. Come pure il software Microsoft, si potrebbe aggiungere applicando la par condicio. Comunque sia, non è certo il caso (né possibile, pur volendo) nascondere i limiti del sistema operativo alternativo, per cui conviene esaminarli questi “miti”. Seguendo stavolta le indicazioni fornite dal Gartner Group, i cui esperti hanno snocciolato l’elenco in un’apposita presentazione in quel di Barcellona, Spagna, nel corso del System Builder Summit. Ecco dunque la lista del “Mythical Penguicorn”, ovverosia i miti di Linux in ambito desktop.

1- Linux è meno oneroso di Windows perché si può usare StarOffice invece di MS Office.
2- Linux è “free” (nel senso, sembra, di “gratuito”, non di “libero”).
3- Nessun upgrade obbligatorio.
4- Linux richiede meno lavoro nella gestione.
5- Linux ha un costo totale inferiore a quello di Windows grazie alla disponibilità di strumenti gestionali.
6- Con Linux l’hardware dura più a lungo o si può usare quello che già si possiede.
7- Le applicazioni sono poco costose o “free” (di nuovo, nel senso di “gratuite”).
8- Buone capacità di trasferimento.

Perché dunque trattasi di “miti”, di roba fasulla? Sulla base di un sofisticato grafico, gli analisti del Gartner hanno spiegato, ad esempio, che i costi inferiori totali di Linux rispetto a Windows riguardano soltanto i cosiddetti “unmanaged systems”. Le spese effettive, concrete vanno invece calcolate includendo i costi per il passaggio al nuovo sistema, comprensivo dello sviluppo di applicativi ad hoc. In soldoni, l’insieme di spese dirette e indirette porta il totale a quasi 7.000 dollari per ciascuna macchina o impiegato, su un campione di 2.500 utenti misti scelto dal Gartner. Ciò a paragone dei 5,319 dollari calcolati per Windows XP TCO e dei 6.103 per Windows XP/SO. Il tutto starebbe a significare che Linux avrà successo nell’ambiente desktop soltanto se e quando: migliorerà la compatibilità con applicativi Windows; diminuiranno le spese per il “porting” dei programmi; la comunità degli sviluppatori open source si concentrerà maggiormente sugli aspetti commerciali; Microsoft non si curerà di ridurre i propri prezzi o di prestare attenzione alle preoccupazioni degli utenti.

Conclusione? Il Gartner consiglia ai system builders di aiutare la clientela a ignorare il solito “hype” intorno a Linux per il desktop, e ad analizzare invece con attenzione il rapporto costi-benefici. In altri termini, non esistono le condizioni di mercato per il sorpasso del pinguino, almeno nel prossimo futuro. Windows può dormire sonni tranquilli. Nel frattempo, vera o meno che sia l’analisi del Gartner, vediamo cosa combinano invece due grosse distribuzioni Linux — la cui recente attività pare voler colpire proprio Microsoft, seppur nel mercato enterprise.

Le ultime uscite di Red Hat e SuSE mirano infatti ad ampliare l’uso del sistema open source nei data-center e a farsi spazio come software per e-mail e server. Secondo un’analisi di TechNewsWorld, i nuovi pacchetti, rispettivamente Enterprise Linux 3 e OpenExchange Server 4.1, vogliono capitalizzare sul momento favorevole conquistato da Linux nel settore enterprise. Anzi, Juergen Geck, dirigente SuSE, non ha timore a sbilanciarsi: “Sembra che Microsoft stia ancora cercando di capire che non può battere Linux. Se fossero più furbi, lo ingloberebbero per farci girare sopra le proprie applicazioni. Non ci si può difendere contro qualcosa ignorandolo completamente.” Intanto gli analisti dello Yankee Group spiegano come sia Red Hat che SuSE abbiano abbracciato un piano a lunga scadenza per la costruzione di una complessa struttura IT. Vi rientrano la messa a punto di nuovi strumenti di sviluppo e software desktop, in aggiunta a software per server e client.

“Stiamo assistendo all’inizio di una framework Linux, qualcosa che potrebbe competere perfino con le piattaforme Microsoft J2EE o.NET,” spiega gli stessi esperti di Yankee. Rincara la dose Red Hat, il cui portavoce Leigh Cantrell Day chiarisce che Enterprise Linux 3 (basato sul nuovo kernel Linux 2.4.21) non è altro che la prima fase del più vasto progetto chiamato Open Source Architecture, focalizzato su middleware, applicazioni, gestione e virtualizzazione. Non a caso il pacchetto supporta una vasta gamma di piattaforme, grazie anche alla partnership stabilita con nomi quali Fujitsu, Dell, HP, Oracle, Hitachi, NEC e Computer Associates — affermandosi anzi come una “piattaforma unificante” per diverse architetture hardware. Se son rose, fioriranno.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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