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Mailing list Yahoo in tilt, che fare

25 Marzo 2003

Mailing list Yahoo in tilt, che fare

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Da alcuni giorni le mailing list e newsletter di Yahoo Groups sono interdette agli utenti di Libero, IOL e Inwind e Blu per colpa di un uso brutale e grossolano degli strumenti di controllo del traffico in Rete. Ecco cos'è successo

Utenti e moderatori dei numerosissimi gruppi italiani di Yahoo Groups sono nel panico, perché si sono trovati improvvisamente decurtati di tutti gli iscritti il cui indirizzo termina con @libero.it, @iol.it, @blu.it e @inwind.it, ossia di tutti i provider che fanno capo a Libero.it, scaraventati senza preavviso nella dantesca sezione dei “color che son sospesi permanentemente”, con la giustificazione un po’ enigmatica “Remote host said: 550 mail not accepted from blacklisted IP address”.

Nell’attuale clima tetro di guerra e di paranoia, c’è stato chi ha gridato al complotto, annunciando incautamente che “Yahoo blocca tutte le mailing-list ‘sovversive’… che fanno capo agli anti-guerra ed agli antisionisti”. Addirittura si è teorizzato che gli indirizzi degli utenti delle mailing list anti-guerra siano stati schedati uno per uno, lamentando che è stata “un’ingenuità del “movimento” affidarsi a siti Usa per la loro informazione”.

Don’t Panic!

“Non fatevi prendere dal panico”: il consiglio inciso sul frontespizio della Guida Galattica per Autostoppisti è quanto mai calzante. Infatti dietro questo problema non c’è alcun complotto contro la libertà di espressione, perché sono state bloccate tutte le mailing list di Yahoo Groups, a prescindere dal loro argomento. Anche la mia piccola mailing list è in tilt, e sa il cielo che non sono un sovversivo.

Molto più semplicemente, è successo che Yahoo.com è finita in una “lista nera” (blacklist) di provider che non fanno abbastanza per controllare il traffico di spam rigurgitato dai loro utenti. Libero.it usa queste liste nere, come quella pubblicata da Spews.org, per decidere quali indirizzi IP bloccare come misura antispam.

L’incriminazione di Yahoo.com è annunciata in una segnalazione del newsgroup news.admin.net-abuse.email che cita appunto una lista nera di Spews.org. A quanto pare questo ha provocato l’oscuramento anche di Yahoo Groups, probabilmente per via di una condivisione di indirizzi IP fra server di posta degli utenti Yahoo.com e server per la gestione dei gruppi di Yahoo. In parole povere, tutto quello che fa capo a Yahoo è stato messo alla gogna.

Secondo Spews.org, Yahoo è stato incluso nella lista nera perché il numero di reclami derivanti dall’attività di spammer provenienti dai suoi indirizzi IP è aumentato massicciamente senza che Yahoo.com intervenisse per chiudere gli account degli spammer, come è sua facoltà fare.

Tutto qui. La censura e la propaganda non c’entrano, e Libero.it non ha dichiarato guerra a Yahoo. È tutta colpa di quella feccia della Rete che ci intasa le caselle di posta di offerte per prodotti dalle proprietà intime inconfessabili e di proposte di affari con sedicenti ex principi nigeriani. È solo una questione di spam. Don’t Panic!

Eccesso di zelo

Yahoo ha la propria brava dose di colpa per non aver vigilato adeguatamente sui propri utenti: in effetti gran parte dei messaggi di spam che ricevo provenivano proprio da indirizzi che terminavano con @yahoo.com.

Tuttavia la decisione di Libero.it di adottare la raccomandazione di Spews.org senza pensare alle conseguenze sugli utenti onesti è davvero discutibile. Il suo approccio è stato l’equivalente di radere al suolo San Pietro per impedire ai piccioni di sporcarne i marmi. Oltretutto non è necessario accettare in blocco le segnalazioni dei siti antispam: Libero.it avrebbe potuto affinare i propri filtri in modo da lasciar passare i messaggi delle mailing list e bloccare quelli provenienti dagli spammer residenti presso Yahoo, ma non lo ha fatto.

Comprensibilmente si è levato un coro di proteste digitali: le caselle di posta dell’assistenza tecnica di Libero si sono subito intasate. Libero.it è quindi sicuramente al corrente del problema e delle conseguenze assurde del suo gesto, ma non è chiaro per ora se prenderà provvedimenti in proposito.

In realtà, però, il coro di proteste andrebbe indirizzato anche verso Yahoo, rea di non aver fatto granché per punire chi ha abusato del suo servizio. Protestare con Yahoo, però, è più difficile a causa della barriera linguistica (bisogna scrivere in inglese) e oltretutto molti utenti non conoscono bene il meccanismo delle liste nere e quindi non si rendono conto che anche Yahoo è causa del disservizio.

Ironicamente, la scelta di Libero.it le si sta ritorcendo contro: per poter continuare a partecipare alle mailing list di Yahoo, molti utenti stanno aprendo in fretta e furia altri account presso provider che non hanno messo i gruppi di Yahoo nella propria lista nera, generando un esodo di massa da Libero e dai provider collegati.

Che fare ora?

Certo la soluzione ideale al pasticcio sarebbe che Yahoo si schiodasse dalla propria apatia e bandisse gli spammer dal proprio dominio, ma gli spammer le generano incassi e attirano utenti, per cui c’è una certa innata riluttanza nel perseguirli. Non si tira il collo alla gallina dalle uova d’oro, neanche se puzza e inizia a fare coccodé alle cinque del mattino.

In attesa di questo risveglio di Yahoo, resta il problema di continuare la gestione delle tante mailing list piccole e grandi che passano tramite il contestato provider statunitense. Chiedere a tutti gli iscritti di cambiare provider significa inevitabilmente perderne tanti per strada, per cui è una soluzione ad alto rischio.

Ci sono fondamentalmente due opzioni: una è rivolgersi a provider alternativi a Yahoo che offrono lo stesso servizio gratuito, come Freelists.org, e l’altra è utilizzare i programmi di mass mailing, come per esempio Easy Mass Mailer, che ha un’interfaccia molto intuitiva ma non è gratuito se dovete gestire più di duecento iscritti.

Entrambe hanno pro e contro. Migrare gli iscritti a provider alternativi può essere un lavoro lungo, perché come misura antispam molti provider limitano il numero degli iscritti che si possono aggiungere in un giorno, e spesso comporta che gli iscritti ricevano messaggi di invito o di conferma in inglese (Yahoo gruppi, invece, ha il pregio di parlare italiano).

Per contro, usare un programma di mass mailing rende tutta l’operazione indolore per gli iscritti, ma vi espone al rischio di essere considerati degli spammer, perché mandate in prima persona un elevato numero di e-mail e il vostro provider potrebbe avere da ridire. Questo invio di massa, oltretutto, richiede tempi non indifferenti, per cui vi obbliga a restare collegati a lungo, con i costi del caso se accedete a Internet con una tariffa a tempo.

Dopo la tempesta

In molti casi, tuttavia, la soluzione migliore è adottare la terza via: non fare niente e aspettare che passi la bufera. Finire nella lista nera di Spews.org è un pungolo elettrico molto educativo anche per elefanti come Yahoo, per cui è possibile un atto di contrizione a breve. Se Yahoo fa un po’ di pulizia in casa propria, tutto tornerà come prima. È un peccato che si debba arrivare a questi estremi, ma l’autoregolamentazione della Rete non va per il sottile. Speriamo che la lezione rimanga impressa.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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