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Luci e ombre per il futuro open source

22 Maggio 2003

Luci e ombre per il futuro open source

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Problemi in vista per Microsoft secondo fonti scozzesi, mentre proseguono le polemiche sulle manovre di SCO

I programmi Microsoft diventano sempre più costosi in un mercato informatico in cui i prezzi dell’hardware e del software sono invece in continuo ribasso. Uno scenario davanti agli occhi di tutti, dovuto in buona parte all’avanzare dell’open source e del software libero a livello globale. Motivo per cui utenti e governi di ogni dove si rivolgono a questi ultimi settori, alla ricerca di alternative valide ed economiche. Mentre gli esperti paiono concordare sul fatto che il tutto costringerà Microsoft a sudare parecchio per mantenere l’attuale, enorme fetta di mercato. Opinioni queste esplicitate — non certo per la prima né per l’ultima volta — in una recente analisi di Scotland on Sunday, edizione online del quotidiano scozzese The Scotsman.

L’editoriale parte citando l’analista Richard Windsor, secondo cui “la crescita [di Microsoft] nel mercato del personal computer è storia dello scorso decennio, e l’odierna penetrazione è rallentata”. Il fattore cruciale di un simile declino viene indicato nei prezzi ridotti offerti dai diretti rivali, nei sistemi non-proprietari che vanno creando falle nel “monopolio virtuale” di Microsoft in ambito desktop, attirando al contempo parecchi governi e corporation. Tra questi si segnalano le mosse decise verso l’open source avviate da paesi quali Germania e Cina, con Svezia, Danimarca, Francia e Gran Bretagna pronti a seguirne le orme. In Svezia si è calcolato un risparmio complessivo superiore al miliardo di dollari l’anno, mentre in Danimarca la cifra oscilla tra i 480 e i 730 milioni di dollari. Secondo una stima di Sun Microsystems, i servizi governativi inglesi potrebbero risparmiare fino a tre miliardi di sterline l’anno passando al software aperto.

Altro motivo importante del trend in atto concerne la maggiore sicurezza garantita dai programmi basati su Linux rispetto a Windows. Almeno stando alle considerazioni diffuse dalla Pubblica Amministrazione tedesca, con i quali concordano i responsabili governativi di altre nazioni. In tal senso, si evidenziano i limiti dei programmi proprietari: l’utente, e in questo caso si tratta di grosse strutture amministrative, non ha accesso al codice sorgente né può quindi renderlo adeguato ai propri standard di sicurezza. Situazione che recentemente ha costretto Microsoft a consentire l’accesso ai sorgenti di alcuni programmi, con evidente riluttanza, a simili entità governative — provocando altresì la medesima richiesta da parte di un’altra tradizionale clientela di Microsoft, le grandi corporation. Tra le quali cresce comunque il travaso verso Linux, grazie soprattutto alla forte spinta dell’IBM, come già accaduto per nomi quali Banco de Brasil, Mercury Insurance, VeriSign e il Genome Sequencing Centre presso la Washington University.

L’articolo prosegue citando l’esempio della suite Office, “cash-cow” per antonomasia dell’azienda di Redmond. Pur in mancanza di dati ufficiali, si calcola che le entrate di questo solo programma raggiungano il 30 per cento dei guadagno totale dell’azienda, 28 miliardi di dollari, e con le vendite di altro software per desktop si tocca il 50 per cento. La ragione principale per cui ogni versione aggiornata di Office viene venduta ancora a prezzi elevati (500 dollari) sta proprio nel monopolio pressoché assoluto conquistato da Microsoft nel software per desktop. Ma l’arrivo, ad esempio, di StarOffice (50 dollari) sta provocando guai seri, visto tra l’altro che, oltre al chiaro taglio dei costi gestionali, ciò consente ai dirigenti info-tech di mantenere la compatibilità con i programmi di altre organizzazioni. A ciò va aggiunta la fiumana di copie piratate che in paesi come la Cina fa scendere il prezzo a tre dollari, oltre agli investimenti nella contraffazione del software avviati dal crimine organizzato e dal terrorismo internazionale per riciclare il denaro sporco. Secondo dati Microsoft, tali pratiche provocano mancati ricavi pari a 10 miliardi di dollari l’anno.

Il pezzo sottolinea infine i risultati tutt’altro che brillanti finora registrati dalle incursioni in settori emergenti, tra cui Xbox, telefonia mobile e PDA, azzardando così un futuro problematico per Microsoft: a meno che l’azienda non “riesca a sviluppare nuove strategie per maggiori entrate,” i recenti dividendi elargiti per la prima volta agli azionisti potrebbero rivelarsi nient’altro che “un premio di consolazione.” In definitiva, media ed esperti britannici sembrano scommettere su un futuro a tinte fosche per Microsoft, anche e soprattutto per via delle ricadute a tutto campo della diffusione di programmi non-proprietari.

Diffusione che nel frattempo sembra andare di traverso anche ad un’altra azienda, SCO Group (l’ex Caldera di linuxiana memoria), recentemente balzata agli onori della cronaca per via di quella che appare la più minacciosa azione legale finora lanciata contro l’open source. Com’è noto, SCO ha denunciato IBM e avvisato oltre un migliaio di grandi società informatiche sulla base del fatto che Linux sarebbe un “derivato non autorizzato di Unix” e che perfino utenti aziendali sarebbero passibili di “violazione del proprio copyright su Unix”. Vicenda a dir poco controversa, sulla quale va segnalato uno stimolante commento firmato da Dennis Powell sulla testata elettronica Linux and Main. Una riflessione importante perché tra l’altro viene dall’interno della stessa comunità open source (qualche anno fa Powell aveva curato il volume “Practical KDE”), che parte con sinceri apprezzamenti per il passato di Caldera: “gli utenti amavano davvero l’azienda, la comunità di Caldera era forte, unita e rilassata.” In sostanza, l’articolo si concentra su una domanda vitale: cui prodest? Chi finirà col trarre vantaggio dal comportamento a dir poco bizzarro di SCO?
Come altri, Powell non ha dubbi: “Un’azienda, SCO, commette praticamente suicidio a unico beneficio di un’altra azienda, Microsoft… Pur non avendo alcuna prova, in tutto questo vedo il chiaro zampino di quest’ultima… e comunque vada a finire, il maggiore — unico, credo — beneficiario delle manovre di SCO è Microsoft. Su questo non esiste alcun dubbio”.

Che si sia o meno d’accordo con siffatta conclusione, è doveroso chiudere con una notizia di queste ore: Microsoft ha annunciato l’acquisto dallo stesso SCO Group della licenza per l’uso della sua tecnologia Unix. Ennesima mossa a sorpresa, che alcuni vedono come semplice rafforzamento nell’interoperabilità di Windows con l’ambiente Unix, mentre per altri testimonia l’esistenza di un accordo di più ampie proporzioni tra le due aziende, accordo teso a bloccare clamorosamente Linux e l’open source. Non resta che seguire la prossima puntata…

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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