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Linux avanza nella Pubblica Amministrazione (Windows permettendo)

11 Febbraio 2002

Linux avanza nella Pubblica Amministrazione (Windows permettendo)

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Dal Sud Africa alla Germania, cresce il movimento per l'uso dell'open source negli apparati pubblici. E Microsoft s'arrabbia

Uno dei fronti caldi in cui da tempo è impegnato il fronte Linux a livello globale rimane quello della Pubblica Amministrazione. Proseguono in vari paesi del mondo le iniziative a sostegno dell’introduzione di software open source in quest’ambito. Recentemente ciò ha riguardato il Sud Africa e la Germania, con la diffusione di due articolati documenti sui vantaggi complessivi di una tale iniziativa. Nel secondo caso, l’azione ha provocato perfino la secca replica di Microsoft, chiamata direttamene in causa nel documento relativo all’introduzione del free software nel Bundestag tedesco. Ma se il cammino di queste proposte si conferma in salita, rimane il fatto che attivisti, industria e pubblico sembrano più che decisi ad andare fino in fondo nel sostenere (e praticare) la diffusione dell’open source negli apparati pubblici.

In Germania, fin dallo scorso autunno aveva preso piede un dibattito, dai toni spesso accesi, sulla scelta del sistema operativo più consono all’infrastruttura informatica del parlamento nazionale. Ancora un volta si tratta di scegliere tra il solito Windows e il rampante Linux. Per molti quest’ultimo rappresenta una precisa scelta politica, oltre che finanziaria, vista la pubblica diffusione e manomissione del codice sorgente. Concetto ribadito dalla recente petizione, dove si legge tra l’altro: “…per garantire la competizione economica, promuovere la creatività, assicurare l’open market e in generale porre nuovamente l’enfasi sugli aspetti democratici della società tedesca, il parlamento nazionale farebbe bene a sostenere l’introduzione del software open source come mossa importante verso la ridefinizione della nuova società aperta del nostro secolo.” E più avanti: “L’accesso aperto di tutti i cittadini a materiale di pubblico dominio può essere ottenuto – in maniera pianificata e a costi ridotti – grazie al free software. Al di là delle possibilità finanziarie individuali, tutti dovrebbero poter partecipare concretamente in ogni attività pubblica online.”

Lo stesso documento specifica inoltre che a questo punto il dibattito non riguarda qualcosa di sterile o astratto — nel senso di proporre vuote contrapposizioni tra software open source e proprietario — quanto piuttosto se non sia ora che il parlamento si ponga in termini reali la questione delle alternative rispetto al sistema “blindato” imposto dall’impiego di Windows e affini. Tirando direttamente in ballo l’azienda di Bill Gates, la proposta si è così guadagnata la pronta replica di Kurt Sibold, responsabile di Microsoft Deutschland, la quale detiene ovviamente il monopolio di fatto anche sulle macchine governative in loco. La dichiarazione di Sibold ribatte seccamente alle tesi più esplicite del documento. “Di per sé il software open source non può garantire la libera competizione,” mentre la petizione non costituirebbe altro che una “discriminazione contro i nostri prodotti e i servizi, spacciati come antidemocratici e d’ostacolo alla democrazia.”

I toni del dibattito vanno facendosi dunque ancor più aspri, ed è prematuro azzardare previsioni sugli sviluppi successivi nonché su eventuali decisioni statali. Nel frattempo gli organizzatori dell’iniziativa pro-Linux sostengono che in una manciata di giorni il documento è stato sottoscritto da qualcosa come 11.000 cittadini. Tra questi spiccano firme importanti dell’intero spettro sociale, dai responsabili di aziende informatiche (Sven Guckes per Linux-Entwickler, Lukas Grunwald per open-router.org) provider Internet (Peer Heinlein per JPBerlin) ed esponenti politici (Martina Krogmann, per la CDU/CSU).

Lo scenario sudafricano registra invece la presa di posizione del National Advisory Council on Innovation (NACI). Dedito all’innovazione tecnologica del paese, l’ente svolge un ruolo di consulenza strategica presso il ministero delle Arti, Cultura, Scienza e Tecnologia. “Open Software & Open Standard in Sud Africa: questione critica nell’ambito del digital divide,” questo il titolo del documento diffuso recentemente online (al momento circola la versione 1.0, sotto la open content license). Si tratta di un testo assai dettagliato, suddiviso in 21 sezioni che esaminano da vicino aspetti quali il contesto sudafricano, lo sviluppo dell’open software, i vantaggi per l’apparato pubblico, le questioni legali e così via. In pratica, i ricercatori sottolineano l’importanza di “produrre merci e servizi locali in grado di sostituire gradatamente gravose importazioni e generare al contempo esportazioni a costi relativamente contenuti.” Obiettivo primario del documento è dunque “quello di “concentrarsi su utilizzo e sviluppo del software,” ambito in cui, vista la crisi economica nazionale, “fa senso minimizzare ulteriori rischi evitando, ovunque possibile, il ricorso a licenze di software basate sul dollaro e fornendo vigoroso incoraggiamento e supporto agli sforzi per lo sviluppo di software a livello locale.”

Il testo passa poi ad illustrare come il sistema operativo Linux e ambienti quali KDE siano rappresentativi dei risultati che è possibile ottenere affidandosi al lavoro del movimento open source. Specificando come tale software possa “offrire agli utenti capacità e potenzialità che le tecnologie proprietarie non riescono a garantire.” Morale: il ricorso all’open source va promosso a tutti i livelli della Pubblica Amministrazione, dell’imprenditoria e dell’istruzione. Al contrario della proposta tedesca, il testo del NACI non si pone né in contrapposizione né come atto d’accusa verso le tecnologie proprietarie, quanto piuttosto come una sorta di accoglimento — tanto motivato quanto entusiasta — di sistemi e programmi alternativi.

Infine, il documento rimane un elemento di discussione e lavoro, e va subendo il tipico periodo di discussione pubblica online, prima della presentazione definitiva, con eventuali modifiche, al ministero competente. Vista l’importanza del NACI, è prevedibile che le raccomandazioni offerte produrranno ampie ripercussioni all’interno dell’infrastruttura governativa sudafricana. Inclusi, forse, cambiamenti concreti a favore dell’open source.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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