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Lindows batte Windows e Linux diventa (quasi) mainstream

20 Maggio 2002

Lindows batte Windows e Linux diventa (quasi) mainstream

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La nuova sconfitta legale per Windows e un ampio report di BusinessWeek Online rilanciano il futuro del pinguino

Lindows-Microsoft 2-0. La matricola Linux ha sconfitto anche nella sentenza di ritorno il quotato team di Redmond. Anzi, stavolta il dispositivo del giudice federale di Seattle potrebbe causare seri effetti a catena contro Windows. Come mai? Non solo LindowsOS e Lindows.com hanno pieno diritto ad esistere e operare commercialmente come meglio credono, ma lo stesso trademark Windows non è altro che un termine “generico”. Il ragionamento del giudice distrettuale John Coughenour non fa una grinza. Termini quali ‘windows,’ ‘window’ e ‘windowing’ sono di uso comune, nel dizionario, tra gli utenti e perfino nella documentazione della stessa Microsoft. Parole altrettanto generiche di ‘light’ in ‘light beer’, si legge nel dispositivo, quindi non meritevoli delle protezioni concesse al trademark. Il bello è che queste ulteriori precisazioni potrebbero innescare una valanga di iniziative legali contro i presunti marchi registrati da Microsoft. Come ha spiegato Micheal Robertson, CEO di Lindows e già fondatore di MP3.com: “Stavolta la loro strategia non soltanto ha fallito, ma ha avuto un colossale effetto boomerang. Il tentativo di Microsoft di intimidire Lindows.com tramite attacchi legali fa parte della continua lotta contro ogni concorrente potenziale.”

Una lotta che nello specifico aveva preso avvio lo scorso dicembre, con la denuncia presentata da Microsoft per bloccare l’uso del nome Lindows per violazione del marchio Windows. Richiesta già respinta a marzo e confermata nei giorni scorsi. Incassato il nuovo colpo, Microsoft si è limitata diffondere una nota in cui dice di “essere in rispettoso disaccordo” con il giudice e di voler proseguire ulteriormente l’iter legale a difesa di uno “dei marchi più riconosciuti nel mondo” e dei “anni di duro lavoro necessari alla sua costruzione.” Intanto però Lindows.com potrà continuare ad esistere, a farsi pubblicità e a vendere tranquillamente i propri prodotti della software house. La quale punta parecchio sulla diffusione del nuovo pacchetto LindowsOS, programma che consente di far girare software Microsoft su Linux. Chissà, forse la conferma dei giudici fornirà nuovo slancio, non solo commerciale, per l’avanzata a tutto campo del pinguino.

Un’avanzata che trarrà sicuro giovamento da uno special report appena diffuso da BusinessWeek Online:
Linux Goes Mainstream. Una serie di dettagliati articoli su vari aspetti della questione, soprattutto rispetto alle concrete possibilità, appunto, che il sistema operativo possa entrare alla grande in ogni settore dell’arena high-tech. Rubando innanzitutto consistenti fette di mercato al dominio Microsoft. E se l’importante testata specializzata decide di dedicare adesso tanta attenzione a Linux, vuol dire che le cose cominciano a farsi davvero serie. Lo si deduce in particolare dal pezzo iniziale (“Giant Steps for a Software Upstart”), dove si spiega come-quando-perché Linux vada conquistando spazio e attenzione “quasi in ogni angolo dell’informatica,” con il netto incremento di buoni programmi in grado di girarvi. Quel che mancherebbe per il boom definitivo, al momento, è soltanto un business model efficace e consistente.

L’articolo sostiene tra l’altro che “oggi Linux occupa un ruolo significativo nell’ambito delle corporation.” A sostegno si citano i dati delle vendite di vari giganti dell’hardware. Nel 2001 i server Dell con Linux pre-installato hanno raggiunto l’8-10 per cento del totale; quest’anno ci aspetta almeno un 12 per cento. Peter Blackmore, uno dei vice-presidenti di Compaq, dichiara che il 12 per cento i quanti acquistano un server della serie Proliant richiedono espressamente il sistema open source. E aggiunge: “Credo che questa realtà di mercato oggi esista, e la gente ha deciso di abbracciarla pienamente.” Ancora, alla Boeing hanno deciso di passare al software Linux personalizzato nella gestione di server per compiti prima affidati a un supercomputer. E Dreamworks ha usato i classici cluster di macchine Linux per ottenere e manipolare i complicati disegni animati del film “Shrek.”

Si passa poi ad analizzare le prestazioni dei vari sistemi nonché le prospettive delle varie aziende del giro Linux, inclusi intrecci vari (nel bene e nel male) con giganti tipo Sun e ovviamente Microsoft. Sul tutto, le proiezioni IDC per quest’anno dicono che a rimetterci sarà comunque Unix. I server Windows dovrebbero infatti passare dal 40 al 50 per cento del mercato, mentre sembrano farsi più aggressive le iniziative di Microsoft per bloccare o limitare la crescita di Linux. E tuttavia, il pezzo di BusinessWeek Online si chiude con un’osservazione assai azzeccata, oltre che chiaro monito proprio a Microsoft: “Passare da un culto per pochi a standard comunemente accettato in meno di un decennio non è certo impresa da poco. Chiunque sottovaluti l’esercito del pinguino lo fa a proprio rischio e pericolo.”

Per chi volesse saperne di più, non resta che darsi alla lettura degli altri pezzi, tutti decisamente on topic: “Before Red Hat Sees Blue Skies”, dove si narra delle sfide che aspettano il maggior distributore rispetto alle previsioni per il 2003 e all’andamento del nuovo prodotto high-end Advanced Server; “I Think We’re Up to the Challenge”, con il CEO della stessa Red Hat, Matthew Szulik, che illustra le strategie in atto per trasformare il free software in un business di profitto; “A Bad, Sad Hollywood Ending?”, centrato sulle complesse diatribe legali in tema di copyright e sulle manie repressive di Hollywood soprattutto, manco a dirlo, contro il software open-source; “The Software Counter Culture”, dove si illustrano i successi dell’imprenditoria medio-piccola in tagli alle spese e aumenti di produttività grazie al passaggio su sistemi Linux.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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