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L’Etna Valley cresce: scatta l’ora delle partnership

15 Ottobre 2002

L’Etna Valley cresce: scatta l’ora delle partnership

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Siamo in presenza di un distretto tecnologico già consolidato oppure dovremo ancora attendere che l'annosa "questione meridionale" trovi una risposta definitiva? La parola a Carmelo Cutuli, responsabile del progetto "Etna Valley Open Community"

Giarre, una bellissima cittadina alle falde dell’Etna al centro di quel comprensorio jonico-etneo che “raccoglie” Taormina e Acitrezza: perché lasciare questo splendido posto per andare a lavorare nel freddo e metropolitano nord, perdendo così anche le proprie radici? È questa la domanda che, probabilmente, Carmelo Cutuli, 33 anni, giovane imprenditore siciliano, si sarà posto più volte e alla quale ha dato risposta nel 1996 fondando, nel suo paese, una piccola azienda, la Global Communication.

È qui che trova alimento la caparbietà grazie alla quale questo imprenditore, seppur non dotato delle necessarie risorse economiche, persegue il “sogno dell’Etna Valley”, sogno che condivide con personaggi ben più importanti e noti di lui, come Pasquale Pistorio. Ma per lui e per gli altri giovani imprenditori siciliani vale veramente la pena di perseguirlo anziché trovare immediatamente uno sbocco altrove?

“La mia risposta – risponde Cutuli – è sicuramente sì. Sei mesi fa, con l’Istituto Siciliano Studi Ricerche e Formazione, abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione in Internet basata sulla promozione dell’Etna Valley, perché pensiamo che in questo momento la Sicilia si trovi in un momento topico per il suo sviluppo. Diverse contingenze hanno fatto sì che si stiano producendo cause favorevoli a un definitivo consolidamento del comprensorio Hi-Tech sul nostro territorio”.

Ma c’è da crederci? La Sicilia, nello specifico l’Etna Valley, è davvero il nuovo fronte degli investimenti tecnologici?

“I problemi – dice Cutuli – sicuramente sono tanti, ma ciò è causato dal punto di osservazione dal quale li si inquadra. In questo momento l’attenzione degli investitori è ancora troppo incentrata sulle realtà più grosse e lo spazio che si dà alle piccole realtà è molto poco: questo punto di vista è in perfetta antitesi con il modello economico nazionale tradizionalmente basato, come sanno bene nel nord-est, sulla piccola e media impresa. La Sicilia costituisce in questo momento la parte d’Italia che può maggiormente contribuire allo sviluppo dell’economia nazionale, il trend che vede il ritorno, soprattutto nelle aziende più grandi, a un approccio manageriale da piccola bottega antica, tanto in auge in questo momento al nord provato dalle speculazioni borsistiche, vede nel sud l’humus più adatto”.

È quindi sempre più conveniente investire al Sud?

“Senza scadere nei soliti discorsi propagandistici del sud meno costoso e munifico di finanziamenti pubblici, possiamo senz’altro riscontrare una maggior motivazione e capacità organizzativa da parte degli imprenditori meridionali, che con pochissimi mezzi a disposizione riescono, tra mille sacrifici, a costruirsi una posizione anche in un territorio molto difficile. Questo modo di fare imprenditoria, che con l’avvento di Internet e dell’ICT, ha visto fiorire un numero incredibile di realtà anche microscopiche, basate sul know-how e sul talento personale che, sognando la Silicon Valley piuttosto che Milano, costituiscono oggi un bacino di risorse da valorizzare e, soprattutto, capitalizzare, al servizio delle grandi imprese in crisi di idee e con meno soldi da investire”.

Consiglierebbe, quindi, alle grandi imprese e agli investitori di fare shopping di microaziende in Sicilia?

“Non proprio. Così facendo si correrebbe il rischio di non capire quale sia il background dell’economia siciliana, si correrebbe anche il rischio di un’ulteriore replica de Il mercante di stelle.
Non proponiamo alle aziende del nord una sorta di vendemmia dell’Hi-Tech in Sicilia, ma crediamo fortemente che debbano essere attuate una serie di partnership che permettano alle aziende siciliane di crescere rapidamente grazie a partner nazionali che gli coprano le spalle.
In quest’ottica, la nostra associazione e la Global Communication, si propongono di costituire un valido punto di riferimento nell’isola, necessario ai fini dell’individuazione delle realtà più interessanti da coltivare”.

Un primo momento d’incontro tra le aziende e gli investitori del nord e le aziende siciliane, sarà certamente Smau Sicilia, che si terrà a Catania dal 14 al 17 novembre. Potrebbe essere questa una buona occasione per attivare collaborazioni produttive ed economiche per entrambi le parti.

Novità e commenti sul progetto Etna Valley sono disponibili quotidianamente su Etna Valley Blog.

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