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L’email si è imborghesita

04 Dicembre 2000

L’email si è imborghesita

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Internet non è più la Rete informale di un tempo e anche i trattini tra le parole sono, ormai, un "segno" dei tempi

Molti di voi si saranno speso chiesti quale fosse l’esatta grafia del termine inglese “e-mail”. Si deve scrivere col trattino o senza? Cioè: “e-mail” o più semplicemente “email”? Alcuni, immagino, avranno risolto piuttosto rapidamente optando per la soluzione che, istintivamente, preferivano, senza dare alla scelta stessa una particolare importanza. E la maggior parte si sarà indirizza verso la grafia più diffusa e cioè “e-mail”, col trattino, senza porsi altri interrogativi.

Come si sa, il termine “email” o “e-mail”, è un neologismo della lingua inglese nato dalla contrazione dei termini “electronic” e “mail” e indica, ovviamente, la posta elettronica. Apparentemente, la differenza tra i due diversi modi di scriverlo è di poco conto e le disquisizioni su questo argomento potrebbero apparire leziose. Eppure, nella redazione della rivista americana online “Wired News”, il dibattito è stato piuttosto acceso e il passaggio dalla grafia adottata in un primo tempo – senza trattino, per la cronaca – a quella attuale, con il trattino, è stata lungamente argomentata dall’attuale redattore capo Tony Long.

“Wired News” è, originariamente, un’emanazione della più nota rivista cartacea “Wired”, fondata nel 1993 da Louis Rossetto, che rispetto al trattino nella parola “e-mail” aveva idee precise. Secondo Rossetto, “Wired” era una delle voci più rappresentative e innovatrici della rivoluzione digitale. E durante ogni rivoluzione, si sa, le regole vengono sovvertite, comprese quelle del linguaggio. Secondo Rossetto era necessario liberarsi delle convenzioni stilistiche oppressive, per favorire l’utilizzo del gergo dei programmatori. In questo quadro, il trattino tra le parole “e” e “mail” altro non è che un retaggio anacronistico, un rimasuglio borghese di un certo modo di concepire il linguaggio, la scrittura.

Oggi, però, secondo Tony Long, le grandi aziende hanno ormai strappato il controllo della Rete dalle mani dei programmatori, dei tecnici informatici, ma, soprattutto, “sono arrivate le masse a imporre i loro gusti borghesi” alla Rete, anche sotto la forma di una certa omologazione del linguaggio. Secondo Long, in breve, la rivoluzione è finita e “Wired News” si piega alla regola imposta, ormai, dalla maggior parte dei siti e dalla maggior parte degli utenti adottando il termine e-mail. Col trattino.

In Italia questo dibattito non si è mai sviluppato. Nel Belpaese l’avvento di Internet non è stato preceduto da alcuna rivoluzione. Tuttalpiù si sono generati diversi ambienti di utilizzatori – più o meno informali – che sostanzialmente hanno mutuato gli atteggiamenti delle comunità d’oltreoceano. Alcuni hanno sempre scritto “e-mail”, altri “email” e altri ancora “mail” senza porsi eccessive domande. La rivoluzione è stata altrove, d’altronde, e gli italiani sono un popolo di esteti, di stilisti mancati; la scelta, se c’è stata, ha avuto soprattutto motivazioni estetiche.

Noi ne suggeriamo una: “posta elettronica”. Éuna parola lunga, ci va più tempo a scriverla, ma ha l’innegabile pregio di essere in italiano e in questo periodo di indigestione di termini inglesi (un’abbuffata spesso inutile e immotivata) potrebbe avere un efficace ruolo decongestionante. E liberatorio.

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