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L’Echelon europeo

13 Marzo 2001

L’Echelon europeo

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La Francia ha sempre cullato sogni di indipendenza militare. Fuori dalla Nato per scelta, sembra adesso essere in possesso di una rete mondiale di ascolto e sorveglianza.

La cautela è d’obbligo, visto che è una teoria di Gerhard Schmid, il relatore della commissione europea incaricata di indagare sul sistema Echelon.
Secondo lui, infatti, la Francia avrebbe tutti gli ingredienti della ricetta per creare una rete di sorveglianza: servono tre stazioni di ascolto (oceano Atlantico, oceano Indiano e oceano Pacifico).

In queste tre zone sono presenti installazioni statunitensi o di paesi che lavorano per loro, come l’Australia e la Nuova Zelanda, citati da Schmid.

Insamma, il parlamentare europeo fa i conti e, tirate le somme, spiega che un paese europeo potrebbe esser dotato di un sistema tipo Echelon, precisando che il paese in questione è la Francia (è noto che ha varie basi sparse negli oceani, come l’isola Reunion, la Guadalupe e la Martinica, che ben si prestano a questo tipo di teoria).

Naturalmente, Schmid non parla di prove accertate, ma di “tecnicamente possibile”.
Come dire, tutti gli uomini sono potenzialmente assassini e quindi tutti abbiamo ucciso qualcuno.

Sul fronte delle cose accertate, Echelon, la relazione finale della commissione sarà pronta a maggio.
Una parte di questa è già stata resa pubblica e la commissione sta già indagando per conoscere quale sia il livello di cooperazione tra Stati Uniti e Gran Bretagna e se questa sia compatibile con una politica europea di difesa e sicurezza.

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