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Le professioni dell’e-learning

19 Luglio 2001

Le professioni dell’e-learning

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Un'esperienza di formazione online racchiude in sé processi di comunicazione e apprendimento non dissimili da quelli che si realizzano nell'ambito della cosiddetta didattica "tradizionale". Tuttavia, tali processi vivono all'interno di tempi, luoghi, situazioni e linguaggi del tutto specifici, costellazioni di fattori da cui nasce un'economia della relazione formativa altrettanto peculiare.

Amministrare l’insieme dei processi tipici della formazione online è – per comune riconoscimento – un’attività che richiede profili di competenze, ovvero professionalità, costruite “su misura”, in grado di armonizzare gli aspetti relazionali e quelli più strettamente tecnologici, di comprendere ed enfatizzare le potenzialità proprie dello strumento informatico-multimediale e di “sintonizzarlo” sulle esigenze di apprendimento dell’utente.

Ma quali sono queste professionalità?

È importante premettere che le diverse figure – facilmente definibili nell’ambito di uno sguardo teorico – vengono di volta in volta ad acquisire diverso “spessore” in stretta relazione con le scelte organizzative che ne guidano l’attività. In poche parole, le opzioni tecnologiche e le strategie didattiche prescelte determineranno diverse configurazioni di ruoli e diversi livelli di coinvolgimento – variabili che, è bene non dimenticarlo, sono direttamente condizionate dalle risorse investite, ovvero dal budget di progetto. Per portare un esempio immediato di come tecnologia e investimenti vengano ad intrecciarsi strettamente con il piano della qualificazione professionale, è sufficiente pensare a progetti che richiedano l’utilizzo di piattaforme proprietarie (quali ad esempio First Class o Learning Space); tali supporti software presentano infatti un livello di complessità gestionale che può essere padroneggiato solo da operatori specializzati, professionalità che verranno inevitabilmente ad incidere sugli stanziamenti necessari.

Comunicazione, metodologia didattica e tecnologia sono le tre macrovariabili che si trovano a coesistere ed interagire nella fabbrica dell’e-learning; non è possibile in alcun modo presentarle in una disposizione gerarchica, poiché esse risultano saldamente vincolate l’una all’altra e talvolta persino indistinguibili.

A partire da questa triangolazione, possiamo tuttavia cominciare a rispondere alla nostra domanda originale; le professioni dell’e-learning sono in buona parte sovrapponibili a quelle che caratterizzano l’economia del web in senso lato. Dal web designer al grafico, dal Web writer al produttore di materiali multimediali – le figure che vanno via via precisandosi nel mercato della comunicazione editoriale online sono le stesse che sovrintendono alla costruzione del processo formativo inteso come “materiale”; contenuto da organizzare, produrre, revisionare e proporre all’utente finale secondo approcci comunicativi efficaci. In modo analogo, troveremo su questo terreno le stesse professionalità tecniche – sistemisti, programmatori o web architect – operanti nel settore “dot com”, nella produzione di software gestionali o nell’amministrazione di siti istituzionali. Questa apparente “indifferenza” non deve però indurre in errore; tanto la componente editoriale quanto quella tecnologica vengono inevitabilmente a sviluppare una sensibilità (e un profilo di competenze) allineata alle specifiche istanze del processo formativo progettato.

La fase progettuale – ovvero il progettista – diventa quindi la “chiave di volta” dell’intero sistema. In questo soggetto deve trovare spazio una piena comprensione del rapporto metodo/obiettivi e delle corrispondenti strategie da mettere in atto, una vasta esperienza dei problemi e delle dinamiche relazionali di cui è intrisa l’attività didattica e una salda conoscenza dello strumento tecnologico prescelto. Il progettista lavora a stretto contatto, (e per certi versi in piena sovrapposizione) con il capo progetto, il responsabile dell’armonizzazione dei diversi contributi professionali; nel binomio progettazione/coordinamento è dunque possibile rintracciare uno dei fattori critici dell’e-learning.

Da questo punto di vista, va individuata nella “formazione dei formatori” – per dirlo con uno slogan – una delle aree d’intervento decisive per lo sviluppo del mercato formativo italiano. La diffusione crescente della tecnologia informatica ha creato negli ultimi anni un’ampia ristrutturazione del mercato del lavoro e ha di fatto determinato una, spesso affannosa, ricerca di ridefinizione professionale in molti dei comparti produttivi tradizionali; ciò è vero anche e soprattutto nell’ambito a cui ci stiamo riferendo. La didattica informatico-multimediale è nutrita da un flusso di investimenti crescente, numerose realtà “specializzate” si presentano all’utenza con un patrimonio di competenze apparentemente forte, ma molto spesso improvvisato, mentre si moltiplicano le proposte di training per gli aspiranti formatori.

La denunciata carenza di figure tecniche che, stando alle più recenti campagne mediatiche sarebbe il principale freno allo sviluppo della cosiddetta “new economy”, tocca solo marginalmente il mondo dell’e-learning italiano, il quale deve confrontarsi con problematiche assai più complesse e sfumate. In un paradigma formativo che da sempre determina una netta separazione di percorsi e competenze tra l’area scientifico-tecnologica e quella “umanistica”, il problema di fondo rimane quello di creare tra queste istanze la necessaria convergenza.

Tradotto in termini concreti, questo implica l’individuazione di figure professionali in grado di padroneggiare una costellazione di saperi estremamente estesa e di costruire per essi un collante progettuale sufficientemente solido; si tratta di un profilo nel quale convivono istanze “manageriali” e capacità di manipolazione pragmatica dei contenuti e degli strumenti. Forse proprio il carattere “composito” di questa figura la rende così poco amministrabile dai tradizionali modelli di recruiting: non è insolito infatti trovare tra le offerte di lavoro per “progettisti Fad”, o “project manager” che dir si voglia, una richiesta di competenze che si estende dai linguaggi di programmazione all’esperienza pluriennale in ambito didattico, alla conoscenza di supporti hardware. Richieste sproporzionate, che tuttavia sono preziose per comprendere l’attuale fase di “disorientamento” del mercato.

Se questo è il nodo che stringe le fasi di progettazione e realizzazione del prodotto didattico, non bisogna tuttavia dimenticare che è nella fase di articolazione e svolgimento del percorso che tale materiale riceve la propria caratterizzazione determinante. Il processo di formazione online – che possiamo sintetizzare nella nozione di “corso” – vive di comunicazione e di scambi relazionali (ovvero “ruoli”), cioè di quelle stesse sollecitazioni e risposte che caratterizzano la convenzionale formazione d’aula. Sarà dunque necessario trovare un soggetto-amministratore di tali dinamiche, in grado di riempire lo spazio che separa la mera fruizione di un contenuto – multimediale o testuale che sia – dall’effettiva interattività con esso, di individuare in “tempo reale” spunti e problematiche che emergono nel procedere del discorso formativo, di mediare tra l’apparente unilateralità dei materiali offerti e le richieste di approfondimento e chiarimento presentate di volta in volta dagli utenti-corsisti.

È qui che entra in scena il tutor, la figura professionale più strettamente integrata nel sistema d’apprendimento proprio dell’e-learning, e nel contempo quella soggetta ai più complessi problemi di qualificazione.

Stando alla convincente definizione che ne forniscono Calvani e Rotta (Fare formazione in Internet, Erickson, Trento 2000) il tutor varia il proprio profilo di competenze in stretta correlazione con il modello didattico prescelto in fase di progettazione. Una didattica centrata sul docente-istruttore richiede una piena identificazione con tale figura, mentre una che si focalizzi sul discente (anche e soprattutto come soggetto di processi consapevoli di auto-formazione), richiederà un ruolo di facilitazione e supporto meno “invasivo”. L’adozione di un modello fondato sul collaborative learning, cioè su dinamiche collettive di scambio e conflitto cognitivo, chiederà infine al tutor di realizzare una presenza mediatrice e animatrice della situazione comunicativa.

Una triplice definizione dunque, che necessariamente include anche i relativi requisiti tecnici – e che deve essere integrata da ulteriori elementi. Il tutor non può infatti limitarsi a “guidare un’automobile” costruita da altri, deve conoscerne “il motore” per poterlo riparare o potenziare all’occorrenza; per questo è opportuno che la sua figura venga fattivamente integrata negli ambiti decisionali della progettazione; a questo deve sommarsi la padronanza degli strumenti e dei metodi prescelti per valutare i “progressi” effettivamente conseguiti dagli utenti grazie all’iter didattico, risultati che costituiscono la vera e propria linfa vitale del tutto. Si tratta dunque di una figura complessa – per certi versi decisiva nell’ambito del processo complessivo – che deve (ovvero dovrebbe) usufruire di percorsi di definizione professionale sempre più strutturati e riconosciuti, qualitativamente controllati e verificabili.

Quest’ultima considerazione può essere agevolmente estesa a tutte le professionalità a cui abbiamo fatto riferimento fin qui. Lo sviluppo dell’e-learning nel nostro Paese è attualmente – come già rilevato – oggetto di una espansione “entusiastica” e, sotto certi aspetti, un po’ indiscriminata; ma tale sviluppo sarà verosimilmente sostituito nel medio-lungo periodo da una fase di stabilizzazione e selezione del mercato. In questo frangente si renderà necessario procedere ad una più stringente definizione dei profili professionali e dei training di formazione necessari per costruirli, così come ad una più articolata e rigorosa definizione degli standard qualitativi dell’e-learning tout court.

Ad ispirare questa riflessione non è solo una considerazione di carattere meramente macroeconomico (aspetto tutt’altro che irrilevante se rapportato alle promesse occupazionali nate dalla “febbre tecnologica” degli ultimi anni), ma anche soprattutto il riconoscimento della rilevanza, ormai irreversibile, che l’informatica va assumendo in tutti gli ambiti dell’azione didattico-formativa. Un “prodotto” di e-learning può essere un veicolo di idee e di comprensione, un valore aggiunto per la professionalità dell’utente e un supporto all’acquisizione di categorie cognitive, di atteggiamenti, di saperi; il carattere pervasivo della sua proposta risulta più forte di quello di altri media e ciò ne determina la maggiore influenza. Al di là delle più o meno astratte speculazioni sui miracoli della multimedialità è bene essere consapevoli che questo modello formativo tende a conquistare spazio nelle istituzioni e nelle imprese sociali, nelle professioni e nella didattica scolastica, nell’autoformazione e nei processi di reinserimento lavorativo – è uno strumento maneggevole e potente, che deve essere amministrato con competenza, fantasia e abilità progettuale.

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