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Le nuove tecnologie contro i nativi americani

27 Luglio 2000

Le nuove tecnologie contro i nativi americani

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Gli scavi per cablare nuove regioni della California stanno distruggendo i luoghi sacri degli indiani d'America. Che per difendersi hanno dissotterrato l'ascia di guerra

Gli indiani d’America hanno nuovamente dissotterrato l’ascia di guerra e questa volta i nemici sono le nuove tecnologie. Lungo la costa californiana si moltiplicano i conflitti e il motivo del contendere è sempre lo stesso: i pellerossa non vogliono che il loro territorio venga sventrato per far passare i cavi a fibre ottiche che dovrebbero rispondere alla crescente domanda di connessione a larga banda dello stato più tecnologico degli Usa. La loro battaglia non è, però, una nuova forma di luddismo.

Gli abitanti dei villaggi non sono dei nemici della tecnologia e non demonizzano Internet, semplicemente non vogliono che gli scavi distruggano i loro luoghi sacri e chiedono di essere consultati prima che i lavori abbiano inizio.

Il nemico, per loro, ha un nome preciso e si chiama Level 3, una società specializzata nella posa dei cavi, che ha una fretta maledetta di stendere 600 chilometri di fibra ottica nella regione. Gli ultimi ad essersi ribellati sono stati gli abitati di San Juan Bautista, un piccolo villaggio indiano isolato tra montagna e oceano, reso famoso dal film “Vertigo” di Alfred Hitchcok. Level 3 dovrebbe scavare lungo il loro territorio, che secondo gli attivisti che si sono immediatamente mobilitati, ospita non meno di 6.000 luoghi sacri.

Dalla fine dello scorso anno la lotta tra le compagnie telefoniche e gli indiani non ha conosciuto soste. I lavori dei cantieri sono stati bloccati, ritardati o spostati più volte.

Come nel caso di San Juan Bautista, dove i cavi sono stati sì posati, ma a sei chilometri di distanza dal villaggio. Level 3 e Qwest Communications – un secondo operatore del settore finito nel mirino dei pellerossa – si difendono, assicurando che i loro ingegneri conoscono il territorio e sanno riconoscere un sito “culturalmente sensibile”. Le due società hanno anche assoldato delle guide indiane per sorvegliare i siti durante i lavori.

Il conflitto sembra destinato, però, a durare ancora a lungo. In California esistono 300 aziende nel settore dei cavi a fibre ottiche e molte di queste, denunciano gli attivisti indiani, operano senza scrupoli corrompendo le autorità locali per ottenere permessi di scavo senza che le comunità indiane siano state consultate, come la legge prescrive.

Uno dei leader indiani più conosciuti della regione, il capo Sonne, ha un suo sito Web e Russel Imrie, un attivista della zona, gestiste il sito Web del locale museo indiano e aiuta Anne-Marie Sayers, consulente e guida per le compagnie telefoniche, a utilizzare la Rete. Anne-Marie, che vive in una zona isolata dove non arriva l’elettricità, alimenta il suo iMac tramite un gruppo elettrogeno. “Noi siamo favorevoli al progresso – sostiene – fino a quando le compagnie telefoniche rispettano il nostro territorio. Devono capire che questa per loro è una scelta obbligata, gli costerebbe infatti troppo caro dover continuamente sospendere i lavori o essere citati in tribunale per non aver rispettato la legge”.

In California vivono circa 250.000 pellerossa, dei quali solo 50.000 sono nati nella regione. La maggior parte di loro proviene da stati nei quali la repressione degli indiani è stata in passato particolarmente violenta. E proprio loro sono i più attivi militanti del movimento contro le compagnie telefoniche.

Sito del capo Sonne: http://www.hollinet.com/%7Eoeoppv/

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