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L’arte contemporanea si spiega online

29 Settembre 2005

L’arte contemporanea si spiega online

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Dal momento in cui Duchamp, nel 1917, espose un orinatoio pubblico rovesciato chiamandolo "fontana" e stabilendo che era un’opera d’arte, l’arte contemporanea ha spesso suscitato più domande che risposte

Come i primi visitatori osservavano perplessi la “fontana” di Duchamp chiedendosi: “ma questa è arte?” così molti di noi si pongono questa e molte altre domande di fronte ad alcune opere esposte nei grandi musei di arte contemporanea.

Uno dei più importanti musei di arte contemporanea del mondo, il San Francisco Museum Of Modern Art, che nel suo imponente edificio disegnato da Mario Botta ospita una collezione di prima grandezza, dalla famosa “fontana” a Matisse, da Frida Kahlo a Andy Warhol, ha deciso di affrontare il problema di petto e ha realizzato un sito che si chiama “Making Sense of Modern Art“. L’obbiettivo del sito è infatti aiutare il visitatore non abituato all’arte contemporanea a cercare di cogliere il senso delle opere presentate, comprendendo innanzitutto le intenzioni dell’autore e in che modo la sua opera ha influenzato la scena culturale generale.

Nel sito ogni opera presentata è circondata da domande: le domande che chiunque di noi si farebbe di fronte a quell’opera, dalle più radicali “ma è arte?” alle semplici curiosità “chi è questa donna?” di fronte alla Dama con Cappello di Matisse o “Come fa a dipingere così?”, domanda che sorge naturale con certi quadri iperrealisti che appaiono uguali a fotografie.

Lanciato nel 2000, il sito si è arricchito negli anni di numerosi contenuti, fino a diventare uno dei progetti di arte contemporanea più ampi e approfonditi della Rete. Numerosi sono ad esempio i contributi video che mostrano gli artisti impegnati nel loro lavoro o a descrivere le loro opere; le opere sono zoomabili ed esplorabili interattivamente.

Un altro aspetto interessante del progetto è costituito dalla tecnologia. Il sito infatti è stato realizzato interamente in Flash, con la generazione di un Content Management System proprietario; nel corso di cinque anni dunque lo staff del SFMOMA ha potuto studiare vantaggi e svantaggi di un sito molto vasto interamente in Flash.

In una recente intervista al sito www.musei-it.net, Peter Samis, responsabile del progetto, ha riportato “Abbiamo scelto Flash come mezzo per assicurare una eleganza coerente di presentazione attraverso le diverse piattaforme (stiamo parlando dell’era pre-Web standard, in cui ogni browser e ogni sistema operativo leggeva l’HTML in modo diverso). Flash ci permetteva di avvicinarci al feeling multimediale di un CD-ROM e pure era completamente Web-compatibile. (…) Gli svantaggi sono che Flash è una “black box”, Google e gli altri motori di ricerca non possono penetrarvi, e così l’incredibile profondità del nostro programma non era di fatto linkata”. La soluzione è stata quella di spezzare il sito in sottosezioni con numerose “entrate laterali” in HTML in modo che i motori potessero arrivare direttamente in profondità nel sistema. Attualmente il SFMOMA sta sviluppando una versione Open Source del proprio Content Management System; l’idea è quello di farne uno strumento gratuito per i musei d’arte per facilitare la pubblicazione di materiale multimediale sulle proprie collezioni.

Chi fosse interessato al tema può approfittare dell’Art Match, un evento in programmazione a Milano il 7 ottobre presso la Scuola Politecnica di Design. Il già citato Peter Samis infatti discuterà il sito, la sua interfaccia e i suoi contenuti con un pubblico di web designer e appassionati d’arte contemporanea, in un “Uno contro tutti” a cui ci si può iscrivere gratuitamente su Webmatch.org.

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