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L’APEC si chiude con un piano di sviluppo di Internet e una sorpresa

24 Ottobre 2001

L’APEC si chiude con un piano di sviluppo di Internet e una sorpresa

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L’APEC, l’annuale riunione per la cooperazione economica Asia-Pacifico sembra aver portato a casa un risultato.
Un piano di attacco in tre punti per sviluppare l’accesso a Internet nella regione con l’obiettivo di triplicare il numero degli utenti entro il 2005.

Il documento adottato come allegato alla dichiarazione finale, chiede ai paesi della regione di sopprimere gli ostacoli giuridici e regolamentari per lo sviluppo di Internet, di liberalizzare i mercati delle telecomunicazioni e sostenere la formazione e gli imprenditori del settore (esattamente quello che non accetta il commissario europeo Monti per il Vecchio Continente).

L’eAPEC Strategy, così si chiama il testo “è un programma ambizioso e a lungo termine. Internet è diventato un motore importante dell’economia mondiale e l’APEC deve cogliere l’occasione per promuovere la cooperazione”, come ha dichiarato Chen Yin, responsabile cinese del ministero dell’industria dell’informazione.

Secondo questo alto funzionario cinese, il documento messo a punto da americani, cinesi e australiani (che formavano il gruppo di lavoro su Internet) rappresenta “una tappa importante per l’APEC quest’anno”.

“Il successo nello sviluppo della nuova economia – spiega l’americano Lawrence Greenwood – non dipende solamente dall’espansione delle tecnologie dell’informazione. Bisogna che le politiche fondamentali messe in gioco siano le migliori, in campo economico, finanziario, commerciale e regolamentare”.

L’eAPEC Strategy si pone come obiettivo di coordinare in modo vantaggioso gli sforzi dei 21 paesi dell’Asia e del pacifico nel campo della firma elettronica, della sicurezza delle informazioni, dell’accesso alle informazioni digitali, della stimolazione alla produzione di contenuti.

L’altro pilastro poggia sulla “liberalizzazione dei servizi legati alle tecnologie dell’informazione come le telecomunicazioni, i servizi di spedizione, del trasporto aereo, ecc.”, come sottolinea Greenwood.

Da Pamela Fayle, segretario aggiunto presso il ministero degli Affari Esteri australiano, arrivano le sorprese.
Se da un lato dice che la riduzione di documentazione utilizzata per gli scambi commerciali “potrebbe permettere di ridurre di 60 miliardi di dollari all’anno i costi delle transazioni nella regione”, dall’altro ammette che la Cina, dall’alto dei suoi 26 milioni di utenti Internet, è “più avanti del Canada” nella soppressione della burocrazia commerciale.

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