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L’Android che verrà

11 Settembre 2013

L’Android che verrà

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Con la quinta edizione ufficiale del sistema operativo, Android punta all'unificazione del software su tutti gli apparecchi. Ci riuscirà?

Si sono dissolti i dubbi sul nome della prossima versione di Android: tra i sospetti Key Lime Pie o Android 5 ha prevalso una sorpresa prevista da nessuno, KitKat (proprio il cioccolato), con il numero di versione 4.4. 

Non si sa esattamente quali saranno le nuove feature, ma molto probabilmente ve ne sarà una di fondamentale importanza: sarà un sistema operativo in grado di essere eseguito in tutti i dispositivi, anche quelli più vecchi. Google lo annuncia ufficialmente:

Il nostro obiettivo con Android KitKat è mettere a punto una esperienza Android fantastica e disponibile per chiunque.

Se la realtà finirà per confermare la mia opinione e gli annunci, si tratterà di un fatto rivoluzionario per due motivi sostanziali. Il primo riguarda la gestione del solito nemico, ovvero la frammentazione dei dispositivi non solo in relazione alle dimensioni del display (non possiamo certo averne di un unico tipo) ma soprattutto in relazione a quella che è la release di sistema disponibile.

Frammentazione schermi Android

Ogni cornice rappresenta un formato di schermo usato in Android. Più scura è la cornice, più è diffuso il formato. Per confronto: iOS ha quattro cornici.

Apple, con iOS, non ha questo problema e confida che tutti o quasi gli utenti abbiano sempre l’ultima versione di sistema operativo. Se KitKat Pie potrà davvero, funzionare su tutti i dispositivi, allora anche Google potrà contare sul fatto di dover gestire una sola (semplificando) release del proprio sistema operativo per dispositivi mobili.

Il secondo punto potrebbe essere ancora più rivoluzionario ed è conseguenza del primo. Se tutti i dispositivi supporteranno l’ultima versione di Android, allora Google potrebbe decidere di apportare modifiche sostanziali alle API. Certo non per buttare tutte le applicazioni già sviluppate, ma l’idea di poter lavorare potenzialmente per qualunque unità già uscita – e sono più di un miliardo – lascia un bello spazio di creatività e innovazione. Ne vediamo già le avvisaglie con il lavoro effettuato sui Google Play Services, dei quali sospetto si parlerà presto più a fondo.

L'autore

  • Massimo Carli
    Massimo Carli, dopo essersi occupato per più di dieci anni di applicazioni enterprise in ambiente Java, nel 2003 ha iniziato a interessarsi alle applicazioni mobile, sviluppando per dispositivi Blackberry, iOS e Android. Ha lavorato come Software Engineer per Yahoo! e Facebook ed è attualmente Lead Mobile Engineer per Lloyds Banking Group.

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