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La tecnologia non ha protetto gli Stati Uniti

13 Settembre 2001

La tecnologia non ha protetto gli Stati Uniti

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“Si, ricordo il devastante bombardamento di Berlino, l’inferno a Dresda, Hiroshima e Nagasaki, ma quella era guerra”.

Questo è uno dei tanti messaggi di sconcerto, di dolore degli internauti americani apparsi sui tanti forum, liste di discussione, chat dopo i terribili attentati che hanno sconvolto gli Stati Uniti colpiti a New York e Washington.

La rete è stata testimone partecipe del terrore che si è consumato in due lunghissime ore, senza che si sapesse nulla: né quanti inermi cittadini fossero coinvolti nell’inferno di acciaio e calore dei grattacieli in fiamme, quanti fossero i passeggeri degli aerei dirottati, quanti gli impiegati colpiti nell’attacco al Pentagono, quante, poi, le vittime.

Dopo il dolore, la domanda che tutti si ponevano era chi fosse stata la mente criminale che aveva progettato e scaraventato aerei civili carichi di inermi passeggeri contro le Twins Towers e il Pentagono.

Oggi, anche sulla rete si contano i morti degli attentati. Morti in una guerra che non ha volto e, ancora, responsabili certi.

Avevo scritto, il 14 febbraio, un articolo dal titolo “Gli USA sconfitti da Ben Laden”. Non sapevo, allora, che cosa sarebbe successo così come non lo hanno saputo i servizi informativi americani.

In quell’articolo riportavo le lamentazioni del capo della NSA, l’agenzia americana di controspionaggio che ha il compito di monitorare le comunicazioni e vagliare le informazioni in tutto il mondo. L’agenzia a capo di Echelon, il sistema mondiale di intercettazione delle comunicazioni.

Scrivevo alla fine dell’articolo: “I casi sono due: o Ben Laden, malgrado sia portatore di tradizioni rigide che mal si conciliano con le nuove tecnologie, utilizza strategicamente le novità tecnologiche nel campo delle telecomunicazioni mettendo in ginocchio il più grande e influente paese del mondo, oppure, con l’insediamento di Bush alla Casa Bianca, il capo dell’NSA vede il pericolo di un taglio dei fondi, magari a favore del vecchio progetto di “scudo spaziale”.

Ora, a prescindere dal fatto che il responsabile sia o meno Ben Laden (voce accreditata da fonti parlamentari e governative non ufficiali americane), viene da chiedersi a cosa serva tutta questa tecnologia se non è in grado di prevenire simili episodi.

Scriveva il direttore della NSA: “Le telecomunicazioni dei nostri avversari sono ormai basate sul ciclo di sviluppo di un settore che avanza letteralmente alla velocità della luce – si lamenta – Telefoni cellulari, sistemi di criptaggio, comunicazioni su fibra ottica, digitali ecc. Tutto questo è a disposizione di persone che vogliono prendersela con gli Stati Uniti. Noi siamo indietro”.

“Un ritardo – scrivevo allora nell’articolo – dimostrato dell’agosto del 1998 quando, malgrado fossero intercettate le comunicazioni di Ben Laden, quest’ultimo è riuscito ad organizzare gli attentati alle ambasciate americane di Nairobi e Dar el Salaam”.

Adesso, questo ritardo è costato migliaia di vite umane. Vite di inermi cittadini che come ogni giorno si sono recati al lavoro, dei vigili del fuoco che sono accorsi sul luogo dell’attentato, dei passeggeri dei voli dirottati.

La tecnologia, da sola, non ci può aiutare ad essere tranquilli. Affidarsi solo ad essa non è bastato a prevenire tutto questo orrore.
C’è la certezza, malgrado i sofisticati sistemi di controllo degli aeroporti americani, che uno dei voli è stato dirottato da terroristi armati di coltellino.

Il giorno prima della tragedia era stata diffusa una nota di agenzia dove si riportava la richiesta della NSA per un aumento del budget.
Lo scopo, ammodernare le attrezzature di criptaggio, vecchi di una quindicina d’anni.
Abitualmente, recitava l’agenzia, il budget disposto per l’agenzia è coperto da segreto, ma sembra sia dell’ordine di molti miliardi di dollari.
Dollari e tecnologia risultati insufficienti a svolgere il loro compito, cioè di salvare vite umane vittime di possibili attentati.

Il pensiero va a tutti quelli che sono morti in questa terribile tragedia, alle loro famiglie e alla sensazione che, da adesso, non saremo più sereni e sicuri.

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