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La tassa Microsoft si può evadere

08 Febbraio 1999

La tassa Microsoft si può evadere

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Si può chiedere un rimborso per le copie indesiderate e inutilizzate di Windows date in "omaggio" quando si compra un computer? Sì, ecco come fare.

Anche se la pubblicità sembra dichiarare il contrario, la copia di Windows preinstallato che viene fornito da molti rivenditori di PC, non è affatto gratuita per l’acquirente finale (voi ed io). Per ogni copia che viene installata su un computer, il rivenditore, o più precisamente la catena di distribuzione alla quale il rivenditore appartiene, paga a Microsoft un tot, che entra a far parte del costo finale del computer che paghiamo noi utenti.

Quanto costa Windows “in omaggio”

Ma quant’è questo tot? Nel caso dei computer venduti dalla catena Vobis, ad esempio, la preinstallazione di Windows viene scaricata sul cliente a un costo ben preciso: cinquantamila lire (che non è necessariamente quello che paga Vobis a Microsoft).

Questo è quanto mi ha segnalato il signor Tosini, responsabile dell’assistenza tecnica Vobis (telefono 02/66.07.21), precisando che tutti i computer Vobis possono essere acquistati con o senza Windows preinstallato. Se si sceglie la versione senza Windows, il computer costa cinquantamila lire in meno e viene fornito con un DOS 7.0 IBM “nudo e crudo”installato sul disco rigido, senza manuali e senza dischetti di reinstallazione.

È questo importo che alcuni gruppi di consumatori chiamano la “tassa Microsoft”. Grazie al fatto che non viene quasi mai pubblicizzata la possibilità di acquistare un PC senza Windows, gli acquirenti credono di dover comperare per forza (e, come abbiamo visto, pagare) insieme al PC il sistema operativo Microsoft, anche se non lo vogliono utilizzare.

Perché fare a meno di Windows

I motivi per cui uno può non volere Windows sul proprio computer sono tanti. Può capitare, ad esempio, di voler installare Linux, DR-DOS, OS/2 o altri sistemi operativi non-Windows. Il caso più frequente, comunque, è quello dell’utente che sostituisce il proprio PC con un modello più evoluto e vuole continuare a usare la copia di Windows che ha già regolarmente acquistato. Se non fa attenzione alla “tassa Microsoft”, finisce per pagare una copia extra di Windows che non gli serve affatto.

La situazione in Italia sembra essere abbastanza a favore del consumatore, nel senso che è generalmente possibile chiedere il PC senza Windows e avere quindi uno sconto. Ma in alcuni paesi, e specialmente negli Stati Uniti, molte grandi marche di computer (Toshiba, ad esempio) vendono i loro prodotti soltanto insieme a Windows. Prendere o lasciare.

Tuttavia un gruppo di utenti di Linux (raggiungibile presso http://www.thenoodle.com/refund, oppure presso http://www.linuxmall.com/refund/), stufo di pagare per copie indesiderate di Windows, ha studiato l’EULA (End User License Agreement), cioè il contratto di licenza, del sistema operativo Microsoft. In alcune versioni di questo contratto (il cui testo varia da paese a paese e da versione a versione del software), si parla esplicitamente di rimborso anche dopo l’acquisto del PC. Ad esempio, secondo questo gruppo di utenti una versione USA di Windows 98 dice testualmente nell’EULA:

/

By installing, copying, downloading, accessing or otherwise using the SOFTWARE PRODUCT, you agree to be bound by the terms of this EULA. If you do not agree to the terms of this EULA, Manufacturer and Microsoft Licensing, Inc. (“MS”) are unwilling to license the SOFTWARE PRODUCT to you. In such event, you may not use or copy the SOFTWARE PRODUCT, and you should promptly contact Manufacturer for instructions on return of the unused product(s) for a refund.

Riassumendo

Se rifiutate le condizioni di licenza, dovete contattare il fabbricante (del PC) e chiedere come restituire il prodotto e avere un rimborso (refund).
Alcuni utenti dichiarano di aver acquistato computer dalla Dell e di aver ricevuto un congruo rimborso (199 dollari, circa 340.000 lire) per il mancato uso di Windows, dei vari programmi allegati (Works, Money, eccetera) e soprattutto per il mancato utilizzo del servizio di assistenza tecnica, che nelle versioni OEM di Windows (cioè in quelle fornite preinstallate) è a carico del fabbricante del computer e non di Microsoft.

La questione sta facendo parecchio scalpore. A parte il fatto che è un po’ di moda dare addosso a Microsoft (e mi scuso se pubblico due articoli anti-Microsoft in sequenza), l’idea di farsi rimborsare una bella sommetta per prodotti e servizi effettivamente inutilizzati non solo è moralmente sacrosanta, ma fa gola a molti.

Le voci corrono

Della “tassa Microsoft”hanno parlato anche la rivista online Wired (http://www.wired.com/news/news/technology/story/17442.html) e la CNN (http://cnn.com/TECH/computing/9901/22/refunds.idg/index.html), e per il 15 di febbraio è prevista una campagna di richiesta in massa di rimborsi negli USA e in altri paesi.

Va detta subito una cosa: quest’ipotesi di rimborso si applicherebbe soltanto a chi si trova una EULA che prevede una clausola del tipo di quella citata sopra e comunque soltanto se quel Windows non è mai stato utilizzato. In altre parole, al primo avvio dell’installazione dovreste rifiutare subito, perché installare significa (secondo il contratto Microsoft) accettare le condizioni di licenza.

Pertanto, non illudetevi di poter restituire il vostro Windows dopo che l’avete usato. Lo stesso vale per tutti gli altri prodotti “omaggio”offerti insieme al computer: se non li avete installati, è possibile che possiate chiedere un rimborso anche per quelli, altrimenti niente da fare.

Se volete cimentarvi nell’impresa di chiedere un rimborso per gli “omaggi”inutilizzati, leggetevi bene la licenza d’uso su carta prima di installare il software (per Windows preinstallato, non avviate il computer e non fate partire la procedura di autoconfigurazione, oppure avviatela e interrompetela quando vi viene chiesto di accettare le condizioni di licenza). Poi, se ritenete di essere nel giusto, contattate il produttore del vostro computer oppure il Servizio Clienti Microsoft Italia allo 02-70.398.398. E se vi va, raccontatemi come va a finire, scrivendomi a [email protected].

Morale della favola

Una volta tanto, l’Italia tratta i propri consumatori meglio degli Stati Uniti. Il problema della “tassa Microsoft”non è così sentito in Italia come in USA perché qui è facile acquistare un PC senza Windows.

Tuttavia, c’è una sorta di congiura del silenzio intorno alla possibilità di acquisto senza Windows. In una delle catene di negozi che ho visitato, ho dovuto chiedere esplicitamente se offrivano questa possibilità; nessuno me l’ha proposta, né l’ho vista pubblicizzata da nessuna parte. In questo senso credo sia importante far sapere al pubblico che esiste il modo di non pagare un dazio a Microsoft per un prodotto non richiesto e che ci viene surrettiziamente imposto.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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