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La società del sapere è ignorante secondo l’OCSE

19 Giugno 2000

La società del sapere è ignorante secondo l’OCSE

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Un quarto degli adulti dei 20 paesi industrializzati dell’OCSE non ha le capacità di lettura, scrittura e calcolo per far fronte alla vita moderna. Internet compresa.

Insomma, la “società del sapere” è ignorante.

“I paesi industrializzati hanno un problema che dovrebbe essere trattato in modo urgente”, ha dichiarato John Martin, responsabile del settore educazione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), durante una conferenza stampa.

L’OCSE parla di “literacy” (cioè la capacita di leggere e di scrivere), come “l’attitudine a comprendere e a utilizzare l’informazione scritta nella vita normale, a casa, al lavoro e nella collettività per raggiungere scopi personali e aumentare le proprie conoscenze e capacità”.

In soldoni: saper leggere, scrivere e far di conto nella vita quotidiana.
Il contrario è sovente indicato come “analfabetismo funzionale” (cioè avere difficoltà a decifrare un semplice testo).

Secondo l’OCSE, in 14 dei 20 paesi, tra i quali l’Australia, il Canada, gli Stati Uniti, la Nuova Zelanda e il Regno Unito, “almeno il 15 % degli adulti non possiede le capacità di lettura e scrittura più rudimentali”, e questo spiega “la loro difficoltà a comporre con le esigenze crescenti dell’era dell’informazione”.

La Svezia, seguita da Finlandia, Norvegia e Olanda sono i quattro paesi dove l’alfabetizzazione funzionale (cioè le capacità di leggere e scrivere) degli adulti da 16 a 65 anni è più alto.
Ai livelli più bassi si trovano il Cile, il Portogallo, la Polonia e la Slovenia.

La comprensione di lettura varia secondo i testi utilizzati per l’inchiesta.
Per esempio, se si tiene conto delle conoscenze necessarie per comprendere “testi continui” (poemi, editoriali, articoli e notizie), la Svezia primeggia con gli Stati Uniti al decimo posto.

In pratica, più la capacità di lettura e scrittura di un individuo sono alte, più ha possibilità di lavorare in un mestiere non manuale e di evitare la disoccupazione.
L’OCSE stessa ricorda che nella “economia del sapere” “la disoccupazione è due volte più alta”.

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