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La società americana è googlizzata e senza privacy

07 Marzo 2003

La società americana è googlizzata e senza privacy

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Il fenomeno è prevalentemente a stelle e strisce. La società americana, infatti, ha scelto di specchiarsi nel mondo elettronico e tutto, o quasi, ha un suo omologo informatico. Internet, stando così le cose, diventa naturalmente il luogo virtuale dove esiste l’immagine elettronica di ogni americano, di cosa fa e come si comporta.

Così, succede che gli americani si googlizzano uno con l’altro, andando a cercare notizie anche su perfetti sconosciuti e, ogni tanto, vengono fuori sorprese.

Il fenomeno è talmente esteso che (come ho già usato) è nato un nuovo verbo: googlare.
Quando qualcuno cerca un coinquilino per dividere le spese dell’appartamento, sottopone i candidati al vaglio di Google. “Il candidato che avevo scelto, Alì – spiega una persona intervistata dalla France Presse – l’avevo googlato. Avevo scoperto che aveva avuto un fermo per eccesso di velocità nel Connecticut”.

Internet, come detto, ha penetrato tutti i settori della società americana a tal punto che, con pochi click del mouse, si possono trovare informazioni biografiche, lavori, articoli e anche messaggi elettronici in altro modo difficili o impossibili da trovare con i canali tradizionali e non di libero accesso.

Alcuni Stati americani, come tanti altri organismi pubblici e privati, mettono online una moltitudine di documentazione, anche quella relativa a settori come la Giustizia. Questo, unita alla efficacia di Google nello scovare informazioni sulla rete, rende facile trovare curriculum vitae, la carriera, i gusti, gli hobby o le condanne di qualsiasi sconosciuto.

“All’inizio su Google apparivano solo le personalità celebri – spiega il caporedattore di un sito Internet che ha fatto della privacy la propria bandiera, GlobalPOV – Adesso, chiunque utilizzi un computer appare in qualche parte di Google”.

“Le implicazioni sono immense – continua con preoccupazione – si può supporre che a partire dal momento in cui qualche cosa prende forma elettronica, è per sempre. La natura del Web fa si che questo non possa essere regolamentato”.

Un grosso problema di privacy si apre come un baratro di fronte alla vita dei cittadini americani e (una volta che questo modello prende piede anche da noi) di tutto il mondo industrializzato.

Sui giornali americani appaiono frequentemente le notizie delle disavventure di chi cerca lavoro e che sa che le piccole condanne, magari subite da ragazzini anni prima, possono causargli problemi considerevoli e per molto tempo.

Lo stesso per chi, oggi, decide di affidare al Web le proprie riflessioni giovanili, magari estremizzate o chi pubblica foto compromettenti o chi, per divertimento, pubblica racconti erotici.

Tutto questo è destinato a rimanere, a lasciare una traccia elettronica che il sensibile “naso” di Google scoverà. E allora, tutto questo, potrà essere rinfacciato o usato per negare un lavoro o la pubblicazione di un libro o la candidatura alla presidenza o al senato.

Secondo Jonathan Zittrain, co-direttore del Centro per l’Internet e della Harvard Society, la nascita del verbo “googlare” risale a due o tre anni fa.
“Ormai – spiega – dovete supporre che il vostro datore di lavoro, i vostri amici sono in grado di conoscere su di voi cose che voi pensavate siano private. La gente può, più o meno, scegliere come presentarsi agli altri, perché gli altri possano raccogliere cose grazie al fenomeno che costituisce la migrazione verso l’Internet pubblico di talmente tali informazioni che Google saprà selezionare”.

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